Pensioni, il sistema previdenziale regge ma i giovani non sanno cosa li attende.

I conti economici della previdenza pubblica reggono ma le pensioni di domani non avranno nulla a che vedere con le attuali. E i molti giovani ancora non lo sanno. Ecco le soluzioni possibili:

Ci sono luoghi comuni che non è facile scalfire. Sull’Inps e in genere sul sistema previdenziale pubblico, ad esempio: per molti sono un pachiderma mangiasoldi e inefficiente, sempre sull’orlo del collasso finanziario. Non è così, o almeno non sarà più così, anche se questo non significa che i futuri pensionati possano esultare. Anzi.

L’aspetto paradossale della questione è proprio questo: il futuro del sistema pensionistico italiano non è preoccupante dal punto di vista finanziario ma da quello sociale. I conti economici saranno messi in salvo dal progressivo aumento di “peso” del sistema contributivo, che commisura la pensione a quanto effettivamente versato in contributi e non più all’ultimo stipendio percepito come accadeva fino agli anni ’90 (sistema retributivo).

Non solo. Le uscite delle casse previdenziali andranno via via diminuendo per effetto di una serie di riforme che tendono a innalzare l’età della pensione: dal sistema delle “quote” (somma di età e contributi) fino all’ultima riforma “Sacconi” del 2010, che aumenta la soglia-pensione in rapporto all’allungamento della vita media.

Insomma, si andrà in pensione più tardi e con meno, molto meno di adesso. I conti pubblici sono salvi (anche se il rapporto tra spesa pensionisticaPil si aggira al momento sul 15%, un livello molto più alto della media europea) ma quelli sociali saranno sempre più in crisi.

Un “allarme” necessario

E’ uno dei temi che fanno da sfondo alla Giornata Nazionale della Previdenza, organizzata presso la Borsa di Milano il prossimo 4-5 maggio, un evento dedicato al mondo delle pensioni pubbliche e private, al welfare integrativo e al risparmio previdenziale. L’obiettivo è quello di sensibilizzare i lavoratori sulla necessità di soluzioni pensionistiche “miste”, che non si basino solo sulla pensione pubblica. Soprattutto igiovani che andranno in pensione col calcolo contributivo “puro” e vedranno un taglio drastico del loro reddito.

Le pensioni alternative

Il supporto alla previdenza obbligatoria (Inps o altri enti previdenziali) è dato principalmente dai fondi pensione, ancora poco diffusi in Italia, che sono di due tipi:

•  chiusi (o negoziali), cioè quelli di categoria, istituiti sulla base di accordi tra organizzazioni sindacali e imprenditoriali, a cui possono aderire solo i lavoratori appartenenti a quella categoria (il più ampio è il Cometa, fondo dei metalmeccanici);

•  aperti, cioè creati e gestiti da banche, assicurazioni, Sgr e Sim e poi collocati presso il pubblico, ai quali si aderisce di norma in forma collettiva (ma possono prevedere anche adesioni individuali).

Simili a questi ultimi ci sono anche i piani pensionistici individuali. Si tratta di strumenti previdenziali privati la cui sottoscrizione, a differenza dei fondi pensione, è strettamente a carattere individuale. Hanno il vantaggio di essere più flessibili (possibilità di interrompere e riprendere il versamento). (A.D.M.)

FONTE: http://lavoro.economia.virgilio.it/editoriali/pensioni-sistema-previdenziale-regge-ma-i-giovani-non-sanno-cosa-li-attende.html

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