Catturati gli assassini di Arrigoni: salafiti ma ancora nei ranghi di Hamas

I due arrestati confessano. La salma tornerà in Italia attraverso l’Egitto. Veglia a Bulciago con comunità musulmana

Vittorio Arrigoni in una recente immagine

ROMA – Il ministero dell’Interno di Gaza ha annunciato l’arresto di «due esecutori» dell’omicidio del volontario italiano, Vittorio Arrigoni, ucciso ieri da un gruppo ultra estremista salafita a Gaza City. Lo riferisce il sito Palestine.info, vicino ad Hamas. Subito dopo l’annuncio della morte di Arrigoni, Hamas aveva annunciato l’arresto di due persone, senza precisare che fossero gli esecutori materiali dell’omicidio.

I due arrestati hanno confessato. Lo riferiscono fonti investigative locali, precisando che uno dei due è ritenuto il killer di Arrigoni, mentre l’altro ha ammesso di avere svolto un ruolo di fiancheggiatore nella logistica del sequestro. In totale resta fermo a tre il numero delle persone arrestate perché accusate di una qualche forma di coinvolgimento diretto nel crimine: i due di cui si era saputo già ieri, più un terzo di cui si è avuta notizia nelle prime ore di oggi. Il terzo uomo, sospettato di complicità nella preparazione del rapimento, non risulta al momento essere reo confesso a differenza del presunto assassino – l’uomo che avrebbe strangolato Arrigoni con la sue mani, con un cavo metallico o qualcosa di simile – e dell’altro fiancheggiatore.

I due arrestati proverrebbero però dall’ala militare di Hamas e sarebbero tuttora in organico nei ranghi della sicurezza. Si chiamano Farid Bahar e Tamer al-Alhasasnah e sono originari del campo profughi di Shati, a ovest di Gaza City, uno dei luoghi della disperazione palestinese che fanno da incubatrice al radicalismo violento. Farebbero parte di una cellula coperta di cinque persone ritenuta responsabile del rapimento, delle sevizie e della morte di Arrigoni. Una cellula approdata al jihadismo filo-al Qaida di uno dei gruppuscoli salafiti di Gaza dalle file dello zoccolo più duro di Hamas, ma almeno in alcuni suoi elementi rimasta ancora agganciata alla casa madre.

Salafiti: è stata cellula impazzita. Fonti di uno dei gruppi ultraintegralisti salafiti della Striscia di Gaza hanno ammesso la responsabilità di una loro cellula «fuori controllo» nel rapimento e nella feroce uccisione di Arrigoni. Le fonti, che parlavano a nome di “al-Tawhid wal-Jihad” – una della fazioni salafite più note di Gaza, ispirate agli slogan di Al Qaida -, hanno negato che l’azione sia stata ordinata dai vertici del gruppo. «È stata una iniziativa incomprensibile, compiuta da una cellula impazzita, fuori controllo, e che contrasta con l’insegnamento dell’Islam e i nostri interessi», hanno detto le fonti, confermando che le milizie di Hamas hanno arrestato finora «almeno tre militanti» salafiti nell’ambito delle indagini sull’assassinio di Arrigoni. E che stanno continuando a eseguire controlli e retate a tappeto.

Fatwa per condannare il crimine. Un comitato di teologi islamici ha emesso oggi a Gaza una fatwa (decreto religioso islamico) in cui afferma che l’assassinio dell’attivista italiano Vittorio Arrigoni è «un crimine contro l’ Islam» e per di più «fa il gioco del nemico sionista (Israele)». Il decreto, il cui contenuto è stato trasmesso alla stampa, è stato firmato dal Comitato dei teologi islamici, organo che, secondo fonti informate a Gaza, non è formalmente legato al governo di fatto di Hamas a Gaza ma i cui membri, al fianco di altri considerati indipendenti, sono in maggioranza legati a questo movimento islamico.

La salma di Arrigoni tornerà attarverso l’Egitto. «Dalla Farnesina mi hanno assicurato che stanno facendo il possibile per far rientrare Vittorio attraverso il confine con l’Egitto, ma non sono ancora in grado di darmi nè date nè modalità». Lo ha detto all’Ansa Egidia Beretta, la madre di Vittorio Arrigoni. Ieri i familiari avevano espresso il desiderio che il rientro della salma non avvenisse attraverso Israele. «Mi hanno detto che la nostra richiesta è una ipotesi praticabile – ha aggiunto la donna, che è anche il sindaco del paese -. Ci farebbe piacere se venisse garantita, ma comunque per il nostro dolore cambia poco».

Parroco: veglia insieme alla comunità musulmana. «Ci sono stati momenti molto toccanti, la veglia era stata organizzata dal Comune ma poi ci sono state anche le preghiere, e hanno pregato con noi pure alcuni musulmani». Lo ha detto il parroco di Bulciago, Don Fabrizio, che ieri sera ha preso parte ad una veglia in ricordo di Vittorio Arrigoni, l’attivista ucciso a Gaza.

Una sobria fiaccolata in memoria di Vittorio Arrigoni, si è svolta ieri sera a Gaza City per iniziativa di gruppi di tutela dei diritti umani, associazioni professionali palestinesi e organizzazioni non governative. In testa al corteo sono state esposte, una accanto all’altra, una bandiera italiana e una palestinese. Si attende ora il trasferimento della salma del giovane che potrebbe avvenire oggi o, al più tardi, domenica.

Intanto il premier di Hamas Ismail Hanyeh ha telefonato alla famiglia di Vittorio Arrigoni, strangolato ieri da una banda di estremisti salafiti, e ha promesso che «sarà fatta giustizia». «Non ci sono parole per esprimere la condanna di un crimine così efferato, che non rappresenta il popolo palestinese. Abbiamo fatto tutto il possibile per cercare di ritrovarlo prima di quel drammatico epilogo. Vittorio è un nostro martire», ha annunciato lo stesso premier in una intervista a La Repubblica. Quanto alle indagini, Haniyeh fa sapere che «abbiamo arrestato diverse persone, tre di queste sono direttamente coinvolte con il sequestro, ma la caccia continua. E voglio dire a tutto il popolo italiano che non si fermerà fintanto che tutti i responsabili non saranno portati davanti al giudice per subire la condanna che si meritano. L’ho promesso a sua madre». Il premier Hanyek ha fatto inoltre sapere che una strada della Striscia avrà presto il nome di Arrigoni.

Il blog di Arrigoni, Guerrilla Radio, è fermo al 13 aprile, ma il profilo Facebook del volontario italiano(che aveva anche una pagina personale ora inattiva) da ieri sera ha ripreso a pubblicare notizie su Gaza. «Vittorio ha lasciato in mani fidate l’accesso a questa pagina. D’accordo con la famiglia abbiamo deciso di continuare a pubblicare», si legge in un post, che si conclude con il monito di Vittorio, ‘Stay Human’. Sulla pagina sono stati quindi postati alcuni video con protagonista Arrigoni, tra cui uno girato il 9 aprile scorso, intitolato ‘a narghile under the bombs’, dove l’attivista dialoga con un altro pacifista. L’ultimo messaggio, che accompagna la foto di braccia palestinesi con la scritta Vittorio, dice che «Il coraggio e la compassione del popolo Palestinese sono di ispirazione per il mondo». Centinaia da tutto il mondo, arabo e occidentale in ugual misura, i messaggi dolenti in ricordo di Vittorio “Utopia” Arrigoni, cui è anche stata dedicata una pagina Facebook che lo propone come prossimo premio Nobel per la pace.

FONTE:

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