ROMA: IL TRIONFO E LA CADUTA – GUIDA AGLI EPISODI | The History Channel Italia

ROMA: IL TRIONFO E LA CADUTA - GUIDA AGLI EPISODI

roma, il trionfo e la caduta: episodio 1

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L’ESERCITO INVINCIBILE

È il 113 a.C. Roma è una repubblica, un piccolo impero aggrappato alle sponde del Mediterraneo. Pur trattandosi di uno stato democratico, nella forma e nello spirito, gli uomini che detengono le più alte cariche politiche e militari provengono dalle classi ricche e dalla nobiltà. Per tre secoli il meccanismo ha funzionato bene. Ma ora un’orda di barbari chiamati Cimbri irrompe dal confine settentrionale. Una serie di umilianti sconfitte, che vedono cadere centinaia di migliaia di legionari romani, semina il terrore a Roma, spingendola tra le braccia del generale Mario. Pur non essendo di estrazione nobile, Mario possiede un brillante intuito militare. Per sconfiggere i Cimbri Mario mette in atto un processo di profonda trasformazione dell’esercito romano e delle basi della repubblica. Lo stato è a un punto di svolta. Di fronte alla minaccia dei barbari Cimbri, Roma dovrà scegliere tra la dittatura e l’annientamento.

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SPARTACO, IL GLADIATORE RIBELLE

Alla testa delle loro legioni in marcia verso le terre confinanti con l’Italia, i generali romani Pompeo e Crasso non immaginano neanche lontanamente il subbuglio che sta per scoppiare in patria ad opera di un audace mercenario: Spartaco. Originario della Tracia, Spartaco era stato soldato dell’esercito romano ma, accusato di diserzione, era stato ridotto in schiavitù e avviato ai giochi gladiatori. Nel 73 a.C. l’indomabile barbaro capeggia la guerra servile che per qualche mese vede 70.000 gladiatori tenere in scacco la Repubblica Romana. La rivolta viene infine sedata brutalmente dall’abile generale Marco Licinio Crasso. Tuttavia è il suo rivale Pompeo ad arrogarsi tutto il merito dell’impresa, innescando in tal modo la prima scintilla di una divisione interna che, alla fine, condurrà alla morte della Repubblica.

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GIULIO CESARE

È il 60 a.C. La Repubblica Romana è in pred_romaa a una corruzione dilagante. Per le strade della città imperversano delitti e violenze, e nel paese ribolliscono i fermenti della guerra civile. Assetato di fama e di onori, il generale Giulio Cesare si imbarca in una lunga e violenta campagna per la conquista della Gallia, deciso a costruirsi una solida reputazione. I patrizi suoi rivali cercano di ostacolarlo, ma il generale è un esperto manipolatore. Sfruttando la propaganda riesce a infiammare il pubblico con l’eco delle sue roboanti vittorie contro i barbari. Nel 49 a.C., deciso a rivendicare contro le pretese di Pompeo il suo ruolo di uomo più importante di Roma, Cesare attraversa il Rubicone, scatenando una guerra per la conquista del potere che segnerà la fine della Repubblica e l’inizio dell’Impero.

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LA FORESTA DELLA MORTE

L’Impero Romano concentra le sue mire espansionistiche verso l’attuale Germania, dove le sue legioni si troveranno ad affrontare i feroci uomini delle tribù germaniche. Nel 9 d.C. un loro condottiero, Arminio, allevato a Roma come ostaggio di pace, sfrutta la fiducia accordatagli dal generale Publio Quintilio Varo, governatore della Germania, e l’addestramento militare ricevuto dai romani per annientare a tradimento l’esercito di Varo presso la Foresta di Teutoburgo. Questa epocale battaglia ridisegnerà il confine tra l’Impero e i paesi barbarici, che per i secoli successivi rimarrà attestato sul Fiume Reno. Quando, sei anni dopo, il generale Germanico attraversa il Reno in cerca di vendetta, trova sul suo cammino cumuli di ossa e crani inchiodati agli alberi, un macabro ricordo della vittoria barbarica. Una volta raggiunto Arminio, Germanico lo affronta nella Battaglia del fiume Weser, infliggendogli una sconfitta schiacciante. Germanico riesce a catturare Thusnelda, la moglie di Arminio che si trova in stato interessante, e trattala con sé a Roma la fa sfilare per le vie della città come un trofeo della sua vittoria.

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LA TERRA DEI DRUIDI

Corre l’anno 47 d.C. Nonostante la sua assennatezza politica, il nuovo imperatore Claudio gode di una scarsa considerazione, forse anche a causa delle infermità che lo affliggono sin dalla gioventù. Per consolidare la sua posizione l’Imperatore decide di ricorrere a una spettacolare campagna di conquista, e come obiettivo sceglie la Britannia, terra leggendaria che affascina e intimorisce i Romani. Ma i fieri e battaglieri Britanni sfruttano i terreni insidiosi e le buie foreste dell’isola per tendere rovinosi agguati agli eserciti romani. Sotto la guida dei Druidi e di un guerriero carismatico di nome Carataco, i Britanni riescono così a resistere alla più grande macchina da guerra del mondo antico.

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L’IMPERO PIU’ GRANDE DELLA STORIA

A dispetto delle sue grandi fortune, l’Impero inizia a risentire gli effetti finanziari delle imponenti campagne militari avviate dai Romani. Sotto la pressione delle incursioni dacie in territorio romano, l’impopolare imperatore Domiziano si vede costretto ad aumentare le tasse. L’imperatore non ha mai combattuto personalmente sul fronte, ma un suo giovane generale, di nome Traiano, impegnato sul Reno contro le tribù germaniche, si dimostra ben presto un condottiero valoroso. Quando l’imperatore viene assassinato Traiano viene proclamato suo ered_romae. Il nuovo imperatore si mette all’opera per ricostruire l’Impero in dissesto. Attacca Decebalo, capo dei Daci, e riesce ad impadronirsi del suo tesoro aureo, nascosto in un fiume, che usa per risolvere i problemi finanziari di Roma. Nel 106 d.C. Decebalo fugge inseguito dagli uomini di Traiano, e si suicida prima di essere raggiunto, per evitare l’umiliazione della sconfitta. La vittoria contro i Daci è immortalata nella Colonna Traiana, ancora oggi visibile a Roma. Sotto Traiano l’Impero raggiunge l’apice della sua potenza.

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LA PACE E’ FINITA

È il 162 d.C. L’anno precedente Marco Aurelio ha ered_romaitato un impero all’apice della potenza, in cui per un centinaio di anni hanno regnato la pace e la prosperità. Ora i confini imperiali si estendono dal Mare d’Irlanda ai deserti della Siria. Ma la continua espansione di Roma ne ha accresciuto anche la vulnerabilità. La guerra esplode su due fronti – ad oriente e a nord – e a peggiorare ulteriormente la situazione, nell’impero scoppia un’epidemia di peste. Marco Aurelio sarebbe ben felice di rimanersene in pace a occuparsi di filosofia, ma il dovere gli impone di salvare l’impero. Le guerre germaniche sono impantanate in una lunga e sanguinosa serie di scontri che sembra protrarsi senza fine. Il suo sogno di conquistare la Germania termina ingloriosamente alla sua morte: alla dura e rischiosa vita del soldato suo figlio Comodo preferisce infatti il lusso e le agiatezze della metropoli.

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LA MINACCIA DEL CRISTIANESIMO

All’inizio del III secolo Roma è in piena crisi. Sconvolta dalla guerra civile e dalle invasioni barbariche, ora si trova a dover fronteggiare una nuova sfida, ancora più difficile, la nuova religione del Cristianesimo. Quando i Goti attaccano i confini e le milizie ribelli insorgono contro l’imperatore Filippo, il suo fido generale Decio biasima la sua indulgenza nei confronti dei cristiani. Ma ben presto lo stesso Decio lo tradisce. I due si fronteggiano in battaglia nei pressi di Verona, dove Filippo viene sconfitto, e Decio viene acclamato imperatore. Deciso a riconquistare il favore degli dei pagani, Decio inizia una persecuzione contro i cristiani. Questo tuttavia non basta a scongiurare una nuova epidemia di peste e una nuova campagna di invasioni gote. Decio e suo figlio Erennio sono costretti a scontrarsi con il re dei Goti Cniva in una durissima battaglia in cui, per la prima volta nella storia, l’imperatore muore per mano di un barbaro. Purtroppo per l’Impero, non sarà l’ultima.

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IL SOLDATO IMPERATORE

Verso la fine del III secolo l’impero è dilaniato dalle guerre intestine, che sguarniscono i confini lasciandoli vulnerabili alle invasioni barbariche. Lontani dall’Urbe, i cittadini romani delle province orientali e occidentali sono abbandonati a se stessi e per difendersi iniziano a creare degli eserciti e degli imperatori autonomi. Mentre l’impero si spacca, dai ranghi delle milizie romane emerge un uomo straordinario, che arriverà a essere incoronato imperatore di Roma. Con la sua fede incrollabile nel dio sole, Aureliano riesce a ricacciare indietro i barbari, che ora minacciano la città stessa. Dopo aver provveduto alla sicurezza di Roma, Aureliano si preoccupa di restaurare l’impero dando battaglia ai sovrani delle due “schegge” separatiste: Zenobia, regina guerriera d’oriente, e Tetrico, prode condottiero d’occidente. Sconfittili entrambi, nel giro di soli cinque anni riunisce l’impero, guadagnandosi l’appellativo di “Restitutor Orbis”. Segue un breve periodo di pace. Ma nel 275 d.C. Aureliano viene assassinato. La sua morte viene pianta da tutti i cittadini dell’impero, che sanno fin troppo bene quanto siano divenuti rari i sovrani della sua caratura.

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COSTANTINO IL GRANDE

Dopo aver combattuto in diverse guerre contro i barbari nemici di Roma, Costantino, imperatore della Spagna, della Gallia e della Britannia, si trova di fronte alle nuove guerre civili scatenate dal sistema tetrarchico, in base al quale il potere era stato suddiviso tra quattro augusti. Costantino decide di mettere fine a queste rivalità e affronta i quattro imperatori sconfiggendoli l’uno dopo l’altro. In questo modo riunifica il controllo dell’intero impero romano, e fonda una nuova capitale in posizione strategica, Costantinopoli. Leggenda vuole che prima della battaglia di Ponte Milvio, in cui sconfisse l’augusto Massenzio, Costantino abbia avuto una visione della croce con l’indicazione di sceglierla quale sua insegna di battaglia: un evento che cambierà per sempre il corso della storia. Decidendo di combattere sotto la croce dei cristiani Costantino non solo legittima la nuova religione, ma la utilizza come uno strumento di unificazione dell’impero.

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ROMA, A FERRO E FUOCO

Alla fine del quarto secolo la convivenza tra romani e barbari si fa sempre più difficile. Una situazione che spesso dà luogo a scoppi di violenza. Quando l’imperatore Teodosio arruola i Goti tra i suoi mercenari, per garantirsi la loro lealtà fa affidamento sul suo generale Stilicone, un valoroso militare di padre vandalo e madre romana. Ma poiché Teodosio usa i soldati goti come carne da macello per sedare una guerra civile, questi sotto la guida del loro capo Alarico, si ribellano. Poco tempo dopo Teodosio muore, lasciando l’impero ai suoi due giovani figli, dopo aver nominato Stilicone reggente di Occidente. Poiché Alarico continua a combattere per assicurare una patria al suo popolo, e Stilicone per proteggere l’impero da nuovi nemici, il cammino dei due uomini si incrocia diverse volte, facendoli incontrare a volte come alleati, a volte come nemici. Tuttavia entrambi alla fine rimarranno vittime dei pregiudizi romani contro i barbari. E i Goti, compreso che i Romani non vogliono avere niente a che fare con loro, torneranno a rivoltarsi attaccando e saccheggiando la stessa Roma. Per la città e per l’Impero è l’inizio dello sfacelo.

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IL BURATTINAIO SPIETATO

Nel 450 di Roma non rimane che un’ombra dell’antica grandezza. La splendida civiltà con il suo dominio sconfinato sono un ricordo del passato. Gli uomini che si alternano al governo sono in balia degli invasori barbari, ai quali offrono potere e territori in cambio della pace. In questa situazione di lento e inesorabile declino dai ranghi delle milizie romane emergono tre personaggi, che cercheranno di accentrare il controllo dell’impero: Maggioriano, che viene nominato imperatore, Egidio, il suo fido generale, e Ricimero, un soldato di origine barbara, che si rivelerà ben presto come il vero burattinaio della situazione: ogni uomo che minacci la sua autorità, compresi i suoi stessi amici, andrà inevitabilmente incontro a un destino di morte.

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L’ULTIMO IMPERATORE

Alla metà del V secolo, mentre l’Impero combatte senza speranza contro le incessanti invasioni dei barbari, il romano Oreste trova impiego presso la corte di Attila, re degli Unni. Formato alle strategie dei nemici, Oreste tempo dopo torna in Italia deciso a far rinascere Roma. Dopo aver nominato imperatore il suo giovane figlio Romolo Augusto, Oreste cerca di purificare Roma dagli influssi barbarici. Tuttavia è costretto a rendersi conto della triste verità: senza barbari Roma non esiste più. Per secoli i romani hanno usato gli invasori stranieri come soldati mercenari, e questi ormai superano di gran lunga i romani dal punto di vista numerico. L’impero non può più permettersi di fare a meno di loro. Poco tempo dopo i mercenari barbari si ribellano nuovamente. Oreste combatte valorosamente ma viene sconfitto e ucciso da Odoacre, il loro capo. L’ultimo imperatore, che è solo un ragazzo, viene risparmiato e mandato in esilio. Corre l’anno 476 d.C. e un lunghissimo capitolo della storia si chiude: Odoacre proclama che non c’è bisogno di un nuovo imperatore, poiché l’Impero Romano non esiste più.

FONTE: HISTORY CHANNEL

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