Mykonos, confessa uno degli assassini Imprenditore napoletano decisivo nella cattura degli aggressori di Stefano

MYKONOS – Ha preso parte alla caccia all’uomo scatenatasi ieri a Mykonos per trovare i responsabili dell’assassinio di Stefano Raimondi, il 21enne italiano ucciso durante una lite scoppiata al Cavo Paradiso, locale rinomato dell’isola greca. Forte della sua esperienza da corrispondente consiliare a Mykonos dell’ambasciata italiana in Grecia dal 1997 al 2004, Massimo Cirillo, imprenditore di Torre del Greco (Napoli) che da oltre venti anni gestisce attività di ristorazione e bar sull’isola, è stato contattato dall’ex capo della polizia di Mykonos, Costas Skismenos (promosso a ruolo di vertice nella polizia centrale delle Cicladi con sede nella vicina Syros) che viene chiamato sull’isola ogni qualvolta ci sono episodi criminosi di rilievo.

«Costas mi ha esposto i fatti – racconta Cirillo, raggiunto telefonicamente dall’Ansa – e mi ha chiesto se avessi mai visto dei ragazzi greco svizzeri nella zona. Parlando di quanto era accaduto, gli ho semplicemente consigliato di contattare il proprietario del locale e chiedere se tra i numeri chiamati per prenotare un tavolo ve ne fosse qualcuno con prefisso svizzero. Dopo circa mezz’ora sono stato raggiunto da un’ulteriore telefonata dove mi veniva comunicato che avevano trovato il numero di uno dei ragazzi, ma nessuno rispondeva. Ho pensato che l’utente, vedendo sul display del telefonino un prefisso diverso da quello greco, avrebbe risposto, ma anche con i nostri telefonini italiani la scena non è cambiata».

Il quadro è mutato poco dopo: «Mi sono ricordato di un amico greco svizzero, mio cliente, che ho personalmente contattato. Dopo avergli spiegato l’accaduto, l’ho raggiungo al locale commissariato di polizia. Con Costas Skismenos siamo riusciti, grazie a questo amico, a contattare un’agenzia di viaggi svizzera che ci ha fornito i pochi alberghi dove solitamente vengono indirizzati i clienti provenienti da quella nazione». Da quel momento, indirizzi e riferimenti telefonici alla mano, è scattata la ricerca dell’albergo dove poteva soggiornare gli autori del delitto, identificati grazie anche alle testimonianze raccolte dagli agenti.

«Al terzo hotel contattato – spiega ancora Massimo Cirillo – abbiamo appreso che tre persone avevano chiesto il conto e stavano per lasciare l’isola. Tre volanti sono riuscite giusto in tempo a prendere i ricercati fuori dall’albergo con valigie e taxi pronti per andare via con un volo diretto ad Atene. Erano circa le 10.30». Poi, racconta ancora Cirillo, «per me è cominciato un momento molto triste: quello, cioè, di raccogliere, fungendo da interprete per la polizia fino alle 19, le testimonianze di undici ragazzi giovanissimi, tra i 18 e 22 anni, tutti amici del giovane ucciso al Cavo Paradiso».

Gli sviluppi investigativi. È stato confermato l’arresto di uno dei tre giovani stranieri fermati ieri a Mykonos in seguito alla morte del giovane connazionale Stefano Raimondi, 21 anni, durante una rissa scoppiata nel locale ‘Cavo Paradiso’ dell’isola greca. Lo riferiscono fonti della Farnesina, mentre il capo dell’ufficio consolare di Atene, Francesco Latronico, si è recato ieri sul posto. Gli altri due giovani che erano stati fermati insieme al sospetto che ha confessato di aver colpito l’italiano sono invece stati rilasciati e gli inquirenti avrebbero terminato di raccogliere le diverse testimonianze sulla dinamica dei fatti. Non si conoscono ancora i risultati dell’autopsia sul corpo di Raimondi che doveva essere effettuata oggi e il gruppo di amici del giovane ucciso si appresterebbe a rientrare in Italia.
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