Caccia, cani e gatti nel mirino della Lega

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Inviato da Andrea Canfora il Gio, 14/07/2011 – 20:01
Diego Carmignani

IL CASO. Proposta shock dei consiglieri regionali del Carroccio in Friuli Venezia Giulia: inserire la fauna domestica inselvatichita nella lista degli animali cacciabili. Insorgono Lav e Lipu.

L’estate è un periodo particolarmente delicato per gli animali domestici. Basta pensare a fenomeni come l’abbandono dei cani, per cui la sensibilizzazione è da anni un appuntamento fisso, o al gran caldo che miete vittime tra gli amici a quattro zampe, nei casi in cui il padrone non è poi così amico. Eppure, queste evenienze sono evidentemente da derubricare per chi associa alla fauna solo la proprietà di selvaggina. Pochi giorni fa destava scandalo in tutto il mondo la presenza di bistecche di orso sui tavoli di una festa leghista. Adesso è all’ordine del giorno un’altra iniziativa della stessa parte politica, che prende di mira cani e gatti.

La scioccante proposta viene stavolta dalla regione Friuli Venezia Giulia, dove la Lega Nord sarebbe intenzionata a presentare una modifica dell’attuale Legge regionale sulla caccia con una molteplicità di obiettivi: l’addestramento dei falchi da predazione con l’utilizzo di fauna selvatica, l’inserimento di due nuove specie, columba livia (piccione selvatico occidentale) e streptopelia decaocto (tortora dal collare) tra quelle cacciabili, ma soprattutto l’inclusione nella lista nera anche della fauna domestica inselvatichita. Insomma, se un cane randagio è sorpreso a girovagare per cercarsi un osso, tanto vale utilizzarlo come barsaglio: così da avere una bestia impagliata in più sul camino e uno scocciatore in meno tra i prati.

Un’idea piuttosto azzardata, che difficilmente sarà mai approvata, ma che mette in luce una certa tracotanza politica, oltre che la comprovata crudeltà gratuita tipica dei cacciatori, forse contagiosa tra i banchi degli amministratori locali. è bene dunque dare l’allarme e le associazioni animaliste nazionali si sono immediatamente mobilitate a suon di dichiarazioni, ma anche di azioni concrete, come la diffida presentata dalla Lega antivivisezione (Lav) nei confronti del gruppo regionale della Lega Nord e del Consiglio regionale. Esprimendo il suo orrore per l’ultima trovata leghista per far propri i voti del mondo venatorio, la Lav ha voluto evidenziare tutti i limiti legali dell’iniziativa: «Se con fauna domestica inselvatichita si vogliono intendere cani e gatti, è bene ricordare che questi animali sono protetti sia dalla legislazione nazionale che da quella regionale sul randagismo ed è assolutamente vietato ucciderli o maltrattarli.

L’articolo 544-bis del Codice penale punisce con il carcere fino a 2 anni chiunque uccida un animale per crudeltà o senza necessità». Anche l’estensione della cacciabilità alle due specie di volatili è inattuabile, poiché, spiega la Lav, «il piccione selvatico e la tortora dal collare sono protetti dalla Legge quadro nazionale sulla fauna selvatica. Se il Consiglio regionale del Friuli approvasse le proposte, consentirebbe pratiche di vero e proprio bracconaggio. Non diversa la situazione per l’addestramento dei falchi su fauna selvatica: anche questa pratica, se approvata, trasformerebbe l’addestratore in un bracconiere penalmente perseguibile».

Un passo indietro sulla caccia agli animali protetti e a quelli domestici, è quello che chiede la Lipu-Birdlife Italia, o saranno denunce. «Sparare a tortore dal collare e piccioni domestici è fuorilegge, ma cacciare a cani e gatti è semplicemente aberrante», ha affermatp il presidente dell’associazione animalista Fulvio Mamone Capria, che ritiene le proposte dei consiglieri leghisti delle vere provocazioni e ribadisce come tali specie di volatili siano assenti dall’articolo 18 della legge 157/92 che elenca gli animali potenzialmente cacciabili nelle regioni italiane. Una novità dunque incostituzionale come la norma pro-falconeria.

«La ciliegina sulla torta è la norma aberrante che consentirebbe di sparare a cani e gatti inselvatichiti. Idea che giunge proprio nei giorni in cui in Parlamento si discute di come riaffrontare, finalmente in modo serio, la questione del randagismo», osserva Mamone Capria, che in conclusione denuncia: «un certo estremismo venatorio, associativo ma anche, ci spiace dirlo, amministrativo, sta perdendo il controllo di se stesso».

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