Battaglia a Roma, oltre 70 feriti Devastate San Giovanni e via Merulana

Striscioni e manichini in piazza della Repubblica (foto Alessandro Di Meo - Ansa)
ROMA – Roma in preda al caos dopo gli incidenti scatenati da alcune centinaia di incappucciati nel grande corteo delle decine di migliaia di indignati partito poco prima delle 14 da piazza della Repubblica diretto a San Giovanni. Fino a sera via Cavour, via Labicana, viale Manzoni, San Giovanni, via Merulana, piazza Vittorio e le strade limitrofe sono state teatro di scorribande e scontri durissimi. Le forze dell’ordine sono riusciti a riprendere il controllo solo intorno alle 20. La massa degli indignati ha sostenuto l’azione degli agenti, arrivando anche a bloccare e consegnare alcuni violenti.
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Dopo un inizio pacifico, già alle 14,30 sono entrati in azione gli incappucciati, strappando e bruciando bandiere, assaltando banche e negozi, incendiando auto e un edificio dell’Esercito, il cui tetto è crollato. I gruppi di violenti si sono via via ingrossati, raggiungendo secondo la polizia le 500 unità. Le forze dell’ordine sono intervenute alla fine di un lungo percorso di devastazioni, su via Labicana. Da quel momento è stato per ore un crescendo di scontri, con i violenti che hanno preso di fatto il controllo di piazza San Giovanni, attaccando le forze dell’ordine da tre fronti.

Un blindato dei carabinieri è stato bloccato e dato alle fiamme. I due militari a bordo sono riusciti a fuggire prima che il mezzo venisse incendiato. Solo dopo le 18 le forze dell’ordine hanno ripreso il controllo della piazza, spingendo i violenti verso l’obelisco e via Merulana, dove i teppisti hanno eretto una nuova barricata.

Il gruppo che aveva bruciato il blindato dei carabinieri si è diretto in via Matteo Bonardo, dando alle fiamme auto, motorini e cassonetti. Una grande nuvola di fumo nero ha avvolto la strada, poi presidiata dai reparti delle forze dell’ordine, mentre continuavano a bruciare lamiere e motorini rovesciati e dati alle fiamme.

Via Merulana in fiamme. I teppisti sono arretrati verso via Merulana, costruendo barricate all’incrocio con viale Manzoni. I lacrimogeni vengono tirati indietro verso gli agenti con fionde e mani. Gli incappucciati si sono lasciati dietro una scia di distruzione, dando alle fiamme cassonetti, usati per barricate e il ponteggio di un palazzo.

Le forze dell’ordine hanno caricato i manifestanti asserragliati dietro le barricate. La carica è stata lanciata con dei blindati che hanno sfondato le barricate. Dopo aver divelto le barricate le forze dell’ordine hanno inseguito i manifestanti che sono fuggiti verso piazza Santa Maria Maggiore. Nelle via attorno a via Merulana c’è stato un fuggi fuggi generale.

Alcune centinaia di teppisti hanno tentato di incendiare una pompa di benzina in via Merulana, ma sono stati respinti dal lancio di lacrimogeni e dall’avanzare dei blindati.

Barricate in fiamme anche a piazza Vittorio. Tre cassonetti sono stati ribaltati e incendiati, spazzati via dai blindati. Roghi anche nelle vie limitrofe. Intorno alle 20 è tornata la calma, anche se viene segnalato un gruppo di incappucciati pronti a nuovi blitz.

Almeno settanta i feriti, sia tra gli agenti che tra i manifestanti. Di questi 45 sono stati portati negli ospedali San Giovanni, Umberto I e Fatebenefratelli. Gli altri sono stati medicati sul posto. Tre persone sono state ricoverate in codice rosso: un manifestante di Sinistra e Libertà che ha perso due dita per l’esplosione di un petardo; un poliziotto colpito al torace e una terza persona che ha riportato traumi multipli.

Il corteo era partito in anticipo e pacificamente perchè «piazza della Repubblica non ci conteneva tutti». «People of Europe: rise up», è lo striscione che apre il corteo, al grido di «Noi la crisi non la paghiamo».

I primi a entrare in azione sono stati quattro manifestanti mascherati da Guy Fawkes, saliti sulla tettoia dell’hotel Atlantico, che con un fumogeno hanno dato fuoco a una bandiera italiana e a una europea, lanciando volantini con su scritto «È arrivata la rivoluzione precaria».

Poi un gruppo di incappucciati ha sfondato la vetrata di una banca colpendola più volte con un cartello stradale. Subito dopo è stata sfondata la vetrina di un’altra banca e un supermercato è stato distrutto e saccheggiato, mentre una macchina è stata data alle fiamme. Incendiate pochi minuti dopo altre due auto. A fuoco cassonetti, mentre i violenti attaccano il distributore di benzina in fondo a via Cavour, su largo Corrado Ricci. Danneggiato lo sportello bancomat di un ufficio postale.

I gruppetti dei violenti erano vestiti completamente di nero, con il volto travisato. Inizialmente erano trenta-quaranta, poi le loro fila si sono ingrossate. La loro sembra una divisa studiata: felpe nere, caschi neri, occhiali da sole o bandane ma comunque volto coperto. Al passaggio su via Cavour hanno sollevato un grosso striscione «Vendetta precaria» attaccandolo ai cavi della luce. Tra i teppisti anche un uomo con un bambino di circa 10 anni, presumibilmente padre e figlio. Anche il bambino aveva il volto travisato con una kefiah. I due si spostavano all’interno dello spezzone in nero. Tra i manifestanti in nero le bandiere dei No Tav, Autonomia Contropotere e in testa al blocco una bandiera rossa e nera.

Pietre contro i vigili del fuoco. A via Cavour sono arrivati i vigili del fuoco per spegnere i roghi facendosi spazio tra i manifestanti, molti dei quali impauriti per le esplosioni dei serbatoi delle auto e per le colonne di fumo nero che si innalzavano. I pompieri sono stati bersagliati con lancio di oggetti dai teppisti.

Una parte dei manifestanti ha tentato di bloccare il gruppo di violenti, lanciando bottiglie contro il gruppetto in nero che però non ha desistito. «Siete dei vigliacchi, tiratevi su i caschi. Questo è il nostro corteo», è la voce che si è levata dallo spezzone dei Cobas, di fronte al Colosseo, contro i manifestanti autori dei danneggiamenti. «Andate via! Andate via! non vogliamo la vostra violenza»: così un gruppo di manifestanti ha allontanato dal corteo, all’incrocio tra via Cavour e via dei Fori Imperiali, un gruppo di giovani manifestanti con caschi e cappucci che volevano andare verso piazza Venezia. Anche lungo via Cavour c’era stato un battibecco tra manifestanti pacifici e i neri, con in mano bottiglie, bastoni e anche martelli.

In via Cavour un uomo di circa sessant’anni, militante dei Cobas, è stato aggredito dai teppisti e colpito con una bottiglia al volto, riportando una ferita a un orecchio. Aveva tentato di fermare un lancio di bottiglie verso i vigili del fuoco intervenuti per domare le fiamme di un’auto.

Militante Sel aggredito perde due dita. Ha perso due dita di una mano per l’esplosione di un petardo all’angolo tra via Labicana e via Merulana, dove ci sono stati violenti scontri sia tra forze di polizia e manifestanti, sia tra gli stessi partecipanti al corteo. E’ un militante di Sel «aggredito da un gruppo di incappucciati» mentre stava sfilando «pacificamente in via Cavour e protestava contro i violenti», dice Massimo Cervellini, coordinatore romano di Sinistra Ecologia e Libertà.

Tre incappucciati sono stati bloccati dai manifestanti in via Cavour. I tre sono stati presi e portati alle forze dell’ordine.

«Questo non è giusto, siamo cittadini come voi», è stato il grido della proprietaria della seconda auto data alle fiamme in via Cavour. Mentre i vigili del fuoco domavano le fiamme la signora romana, una disoccupata, non tratteneva la propria rabbia per l’episodio di cui è vittima. «L’auto è di mio marito – spiega – questo non è giusto. Come è stato possibile. Chi sono questi?».

Due troupe di Sky Tg24 sono state aggredite durante la manifestazione, ha riferito la stessa emittente televisiva.

Il caos in via Labicana. Un gruppo di teppisti ha sfondato le vetrine ed è entrato in una sede dell’agenzia di lavoro interinale Manpower. Dopo averla devastata ed avere acceso fumogeni, i teppisti se ne sono andati. Un fumogeno e una bomba carta sono stati lanciati contro la ex sede Agenzia delle entrate. Alcuni manifestanti hanno urlato «buffoni» contro i teppisti ma questi non hanno desistito e ad un certo punto i manifestanti sono fuggiti per paura di «vendette» e ritorsioni da parte dei violenti.

Cinque bomba carta contro una sede dell’Esercito in via Labicana insieme a fumogeni. I gruppi in nero hanno sfondato un portone e tirato le bombe carta. Sono andati a fuoco due piani. È anche crollato il tetto dell’edificio. L’edificio ospita il Centro Rifornimento di Commissariato dell’Esercito e due appartamenti abitati da militari in pensione. All’interno di uno dei due alloggi erano presenti gli inquilini che sono riusciti a scappare. Nell’altro appartamento, al momento non agibile, fortunatamente non c’era nessuno. Sono intervenuti i vigili del fuoco per le operazioni di spegnimento e soccorso. Incendiate diverse auto. In una manciata di metri i neri hanno distrutto vetrine, forzato portoni e lanciato fumogeni contro una banca. Fumogeni e bomba carta anche contro l’assessorato delle politiche sociali. Il gruppo si aiutava con pali della segnaletica stradale usati come ariete.

Cariche a via Labicana e viale Manzoni. Un gruppo di manifestanti ha eretto una barricata e lanciato petardi, bombe carta e bottiglie contro le forze di polizia. Altre bombe carta e bottiglie sono state lanciate all’indirizzo di reporter e cittadini. Il corteo si è spaccato. La polizia ha caricato i teppisti a viale Manzoni. Dopo un lancio di lacrnmogeni i contingenti hanno caricato i teppisti, spingendoli verso viale Emanuele Filiberto.

Le forze dell’ordine hanno inseguito i teppisti fino a San Giovanni, dove si era concentrato il grosso pacifico del corteo, scatenando il caos. L’odore acre dei lacrimogeni ha appestato l’area che fino a dieci minuti prima era festosa e pacifica. Migliaia di Indignati si sono assiepati dietro le transenne della basilica di San Giovanni. Un mezzo delle forze dell’ordine è finito contro un chiosco. Il gruppo di violenti è tornato indietro verso la barricata di viale Emanuele Filiberto.

La battaglia di San Giovanni. Alcune centinaia di teppisti si sono asserragliati nei giardini, mentre le forze dell’ordine cercavano di spingerli lontano dalla piazza e dalle migliaia di manifestanti pacifici. Le cariche sono state violentissime, con un nutrito lancio di lacrimogeni. Tanti i blindati e gli idranti sul posto. Circa 200 manifestanti pacifici si sono arroccati sotto la statua di San Francesco urlando «no violenza» all’indirizzo dei teppisti. In molti applaudivano quando i violenti vengono fermati.

Piazza San Giovanni spaccata in due. I teppisti dalla parte di via Emanuele Filiberto dietro barricate di fuoco, poi l’anima vera del corteo che si trova verso la basilica e sotto la statua di San Francesco. Al centro i blindati delle forze dell’ordine e i contingenti.

I cancelli del vicariato sono stati aperti per permettere ai manifestanti pacifici di trovare riparo. Sono centinaia le persone che in un primo momento avevano trovato riparo dietro le transenne che cingevano la basilica. Visto che la guerriglia sta invadendo quasi l’intera piazza famiglie, giovani, bambini, anziani hanno trovato rifugio nei cancelli adiacenti all’ingresso principale della basilica. Un gruppo di sacerdoti e novizi sta distribuendo acqua alle persone che via via entrano per trovare riparo dentro l’Università pontificia.

Nei pressi del Colosseo i partecipanti al corteo rimasti in coda, sono stati dirottati dalle forze dell’ordine verso piazza Vittorio. Una parte è stata dirottata anche verso il Circo Massimo.

Attacchi e contrattacchi. Nuovo lancio di bombe carta contro le forze dell’ordine in piazza San Giovanni. I blindati, schierati alla fine di via Emanuele Filiberto, sono stati costretti a indietreggiare. Gli incappucciati hanno formato alcune barricate e un’auto è stata incendiata. I blindati sono intervenuti poi per spazzare via le barricate di auto in fiamme e cassonetti costruite dai teppisti. Questo per agevolare le cariche delle forze dell’ordine. Il gruppo di violenti, attestato all’estremità della piazza rispetto alla basilica, lanciava oggetti e sanpietrini contro gli agenti. Un mezzo delle forze dell’ordine che aveva forzato le barricate è stato assaltato dai teppisti. Il mezzo è stato preso a calci e colpito con mazze, e poi è riuscito ad andare via. Un cordone delle forze dell’ordine avanza al centro di Piazza San Giovanni. I teppisti si sono ritirati verso via dell’Amba Aradam costruendo barricate ma i blindati avanzavano spazzandole via. I blindati, una decina, venivano regolarmente assaltati e costretti ad indietreggiare. I violenti attaccano le forze dell’ordine da tre lati: da via Carlo Felice, da piazzale Appio e da viale San Giovanni. I teppisti lanciavano pietre e petardi contro gli agenti, ritirandosi e avanzando. Le forze dell’ordine rispondevano con lacrimogeni e cariche di alleggerimento.

I manifestanti pacifici urlano “Vergogna” alle forze di polizia perchè non caricavano i violenti che stanno attaccando all’incrocio tra via Emanuele Filiberto e San Giovanni. Le forze dell’ordine, per ora, si stanno limitando a cariche di alleggerimento.

Un minorenne è stato fermato dagli agenti in via Emanuele Filiberto. Il ragazzo in lacrime urlava «Vi prego, vi prego non ditelo ai genitori». Il ragazzo è stato portato verso una camionetta.

Gli indignati hanno preso di mira una parrocchia nei pressi di San Giovanni, San Marcellino e Pietro, tra via Labicana e via Merulana, tentando di sfondare la porta della chiesa e distruggendo alcuni arredi sacri. In parrocchia, nel momento dell’assalto, non c’erano fedeli, ma il parroco, don Pino Ciucci e diversi sacerdoti. «Sono sconcertato – afferma Walter Insero, portavoce del vicariato – abbiamo visto scoppiare la protesta dalle finestre della parrocchia. Dei giovani incappucciati hanno divelto la porta della sala utilizzata per il catechismo, sono entrati, hanno affisso un manifesto e hanno distrutto quello che c’era dentro. Poi hanno preso una statua della Madonna di Lourdes e un crocefisso, li hanno portati in strada e li hanno frantumati. Un gesto blasfemo di profanazione che non ha alcun senso. Hanno tentato anche di sfondare la porta d’ingresso della chiesa, ma non ci sono riusciti fortunatamente. Poi si sono spostati verso San Giovanni. Non ci aspettavamo atti così violenti contro simboli religiosi nè ci aspettavamo una situazione così grave, anche se erano scattate misure preventive e la basilica di San Giovanni e l’area attigua sono state chiuse».

A Roma erano arrivati 750 pullman da 80 province italiane. Le rappresentanze più folte da Milano, Genova, dall’Emilia Romagna e dalla Toscana. Gli organizzatori stimavano tra le 100 mila e le 200 mila persone. Piazza della Repubblica si è riempita man mano. Migliaia i manifestanti giunti con treni e pullman. Tra gli striscioni esposti uno recita: «Quando l’ingiustizia diventa legge ribellarsi è un dovere». «Una sola soluzione: la rivoluzione», campeggiava su uno striscione firmato Red Block. Mentre un altro promette: «15 ottobre: scenderemo in piazza a milioni».

Alle 12 era scattata la chiusura delle strade del centro e di quattro stazioni della metropolitana (barberini, Spagna, Cavour e Colosseo). Erano 500 i vigili urbani in servizio mentre per garantire la sicurezza c’erano in campo 1500 uomini delle forze dell’ordine. L’Atac ha annunciato la deviazione di 39 linee bus. Off limits i siti archeologici centrali come Colosseo, Fori Imperiali, Foro Romano, Mercati Traianei e Colle Oppio.

Alcuni manifestanti hanno devastato due carrozze di un treno regionale proveniente da Caserta, all’altezza di Cassino, nel Frusinate. Una persona è stata arrestata e 4 sono state denunciate per danneggiamento dalla Polfer. Sono tutti residenti in provincia di Caserta, tra i 20 e i 22 anni. I cinque si sono accaniti sui due vagoni frantumando i vetri, strappando le tappezzerie, scardinando i sedili, attivando gli estintori e rompendo le luci. I due vagoni hanno riportato danni per migliaia di euro e sono stati fermati perché non più agibili.

fonte:

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2 thoughts on “Battaglia a Roma, oltre 70 feriti Devastate San Giovanni e via Merulana

  1. ho pubblicato qualcosa di questo evento anche sul mio blog in quanto, era d’obbligo. ma si è verificato tutto quello che avevo affermato e ribadito su pagine, blog, siti, e nei commenti di pagine che invitavano a questo evento.

  2. Matrix… Oppure siamo presi da un incantesimo. Non c’è persona che non sapesse cosa sarebbe successo aRoma, anche solo per i mille dejavu, oppure analizzando un pò il momento politico. Eppure tutto succede lo stesso, ognuno fa la sua parte ed è come nei sogni in cui si sa ,,, ma non si può fare niente di diverso.
    A Milano si era in un centinaio di gatti per una manifestazione che non ha avuto il permesso di avvenire davanti al consolato americano. Se non fosse stato per le bandiere, davanti alla stazione potevamo anche sembrare un gruppo in attesa degli autobus granturismo per il giro della città. Un pò di siriani, forse nessun libico, un pò di “sinistra” impegnata (noiosissima come smpre). Ma anche qualcuno con tanta passione.
    Abbiamo fatto il ns dovere, questa è la sensazione che avevo, ma in fondo un pò di scelta individuale lì c’era, proprio perchè nessun giornalista, nessuna divisa., niente che ci costringesse nei ruoli
    Lascia il tempo che trova una cosa del genere, però c’è anche la possibilità di parlare con quelli che chiedono “cosa succede, cos’è questa manifestazione?” Così gli dici che in Libia sono sotto le bombe,. NON tutti lo sanno. Ed è triste che capiti di informare un senegalese che in Libia il suo colore sarebbe un rischio per la vita.
    Quanti mondi ci sono, stretti o larghi a seconda di quello che facciamo entrare nella testa. E purtroppo, l’Immaginazione, quella che anche tu dici è l’unica cosa reale, manca sempre di più . Allora….Matrix!

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