LIBIA ORE ZERO: uno sguardo dentro e intorno

ottobre 31, 2011
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di mcc43

Alle 23.59  la Unified Protector  scioglie i ranghi e ogni paese potrà  correre da solo, qualora non sia già in cantiere una missione Blu Helmet. Quei caschi blu che  vengono inseriti fra due parti per evitare che si scannino  e intanto fanno  affari  sporchissimi, secondo le inchieste della stessa organizzazione delle Nazioni Unite.
La storia è vecchia, qui un articolo del 2005 del Corriere della Sera , e una  notizia più fresca, quasi in tempo reale: dalla  Costa d’Avorio , o questa dal titolo esplicito dell’anno scorso UN peacekeepers  complicit in sex trade

FUORI DELLA LIBIA

La Nato se ne va…..via Twitter

“A mezzanotte metteremo fine alle operazioni per proteggere il popolo libico, chiudendo una delle missioni Nato di maggior successo”, è quanto scrive oggi il Segretario generale della Nato Rasmussen su Twitter prima di partire per una visita a Tripoli definita storica.

L’informazione africana ha voci più varie di quella “ Nord-Ovest” allineata alla Nato.  Per inciso, iniziando  a  inglobare i media africani fra le proprie fonti di informazione non si torna più indietro, si avrebbe, infatti, la sensazione di tornare a una visione monca del mondo, perfino un pò provinciale, avvitata sugli stessi  punti vista e interessi e paranoie.

Dal Sunday Indipendent ,  Edwin Mast-Ingle

Gli  Stati Uniti e gli alleati europei hanno vinto un’altra battaglia nella Guerra con la Cina,  per il cuore, l’anima e le ricchezze, con la caduta di Gheddafi, della Libia – che  lascia il paese completamente vulnerabile allo sfruttamento per tutto il tempo in cui dureranno le sue riserve.

Gli esperti  nei commenti hanno tenuto nascosto il triplo scopo  perseguito in Libia: accedere ai fondi esteri stimati oltre 200 miliardi di $; controllare il piu’ ricco giacimento petrolifero dell’Africa, facilmente accessibile dall’Europa per il 2% del fabbisogno mondiale; infine per assicurare una latente guerra fra 41 tribu’ , che provvedera’ un consistente mercato per i produttori di armi della lunga lista già visti fare affari in Iraq

 

Mast-Ingle continua riprendendo da un Reuters  del 24 novembre 2010 l’elenco di tutti gli investimenti che il Governo libico aveva in corso in Africa. Eccone alcuni:  la copertura cellulare per  Chad, Sierra Leone, Togo  e Sud Sudan;  collegamenti aerei per paesi non serviti  dalle grandi compagnie,  con destinazioni  quali Ouagadougou in Burkina Faso, Bangui in Central African Republic and Douala in Cameroon; l’autostrada transahariana nel nord del Niger ; ospedali e scuole in Mauritania. Vari paesi africani, poi, sono esposti con debiti verso la Libia, per la politica di aiuti svolta dal governo.

Ora ,  il futuro  della Libia è nelle mani degli Usa e dell’Europa . Resta da vedere se onoreranno gli investimenti libici in Africa o semplicemente faranno bottino per sé. 

 

DENTRO LA LIBIA, sotto il CNT

Che cosa faccia di concreto il CNT non è dato sapere, all’infuori dei viaggi di Jibril e del progetto di un viaggio in comitiva in Algeria, dove però  monta la protesta   “Siamo pronti a prendere d’assalto l’aeroporto di Algeri” ha dichiarato un gruppo  “Non vogliamo ciminali nel nostro paese”

A Misurata i ribelli si sono riuniti in Assemblea: sono  concordi contro il CNT, discordi sul da farsi: marciare su Tripoli e prendere il controllo oppure dichiarare l’indipendenza.

Nei negozietti della vecchia Bengasi sono in vendita oggetti d’arte antica e gioielli, rubati dai caveau delle banche nei primi giorni della ribellione, a conferma di quant’era  mirata alla “libertà” quell’insurrezione.

In tutto il paese (un po’ meno a Bengasi  dove il CNT  può spendere grazie ai finanziamenti stranieri)   chi aveva soldi sul conto corrente ora lo scopre vuoto.  Prima della caduta di Tripoli, era stata fissata una soglia massima per i prelievi, a causa del  blocco delle entrate dall’’estero, dopo   nessuno ha più pagato gli stipendi o versato le pensioni.

Ultimissime: ore 20

Abdelrahim al-Keib è stato eletto capo del nuovo esecutivo del Consiglio Nazionale di Transizione (Cnt) libico, il primo dopo la caduta del deposto leader Muammar Gheddafi. Lo ha riferito l’emittente ‘al-Jazeera’, precisando che al-Keib ha ottenuto la maggioranza dei voti dei membri del Cnt.
Al-Keib ha ricoperto finora l’incarico di vice presidente della commissione suprema per la sicurezza a Tripoli. Sostituisce Mahmoud Jibril, che aveva ripetutamente affermato che avrebbe lasciato l’incarico di primo ministro ad interim una volta che la Libia sarebbe stata completamente sotto il controllo delle forze armate del Cnt.

Tutto in famiglia, si potrebbe dire ed in modo ineffabile: ecco un brandello di biografia: “Negli anni successivi si è trasferito negli Stati Uniti, dove ha ottenuto una cattedra all’Università del North Carolina e poi all’Università dell’Alabama. Nel biennio 1999-2001 ha insegnato all’Università americana di Sharjah. Di recente era stato nominato diretto del Petroleum Institute di Abu Dhabi.”
Tutti coloro che assumono cariche importanti nel dopo Gheddafi vengono dagli Stati Uniti. Non è una coincidenza.

E anche l’annuncio choc, che piacerà molto ai tg : Abbiamo trovato le armi nucleari di Gheddafi

puntuale per riportare all’ovile tutti coloro che da supporter della missione erano diventati ostili, via via che non tutte le notizie di massacri potevano essere nascoste. Non importa se sia vero o no: importa dirlo, e far smettere per qualche ora di parlare delle bandiere di AlQaeda che sventolano su Bengasi, dell’islamismo, della sharia, del genocidio di Tawarga, dei soldi dello stato libico svaniti, e dei prestiti che stanno chiedendo all’occidente, ecc ecc.

DENTRO LA LIBIA, contro il  CNT

Comunicato-video del consiglio tribale Tuareg.  http://youtu.be/-7KbJmRq7Qo

…Fratelli  delle tribù Tuareg della Libia e dell’Africa, avete eletto Muhammar Gheddafi come vostro leader e sappiamo che I Tuareg quando il leader viene ucciso, si mobilitano contro I colpevoli. Oggi deve  suonare la tromba e iniziare un fiera resistenza per fargli  bruciare la terra sotto i piedi

L a notizia che Saif al Islam intendeva consegnarsi al tribunale internazionale è stata smentita, anche dal portavoce del la stessa Corte; vi sono stati contatti solo con i suoi legali, come è ovvio che sia avendo un mandato di cattura che gli pende sulla testa.

e aspettando  l’ora zero

in questi giorni a Doha, capitale del Qatar, si è parlato lungamente, tra i capi di stato maggiore dei paesi coinvolti nei raid aerei, delle prossime mosse. Gran Bretagna, Marocco, Svezia e Giordania sono solo alcuni dei Paesi disposti a partecipare a una futura missione. La stessa Italia, come hanno ammesso i ministri Frattini e La Russa, stanno valutando le modalità di intervento.

Non ha dubbi l’Italia, tornerà in Libia come un secolo fa, ma ora sarà “missione umanitaria”

fonte:

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