A Caracalla continua la protesta degli indignati (nonostante il freddo)

Il freddo e le festività non fermano gli indignati capitolini. A due passi dalle Terme di Caracalla resistono ancora una ventina di tende, allestite da ormai oltre un mese accanto a una strada di grande scorrimento, tra alberi e spezzoni di colonne antiche. Con la violenza dei black loro non c’entrano nulla. Qui ci sono ragazzi, persone di mezza età, immigrati, disabili e senzatetto. Un centinaio di militanti in tutto, ma solo una ventina dormono fissi negli igloo e nelle canadesi, raccontano. Il freddo arrivato alla fine anche a Roma ha fatto la selezione. Ma oggi c’è un sole caldo e si mangia all’aperto, lungo una tavolata che incuriosisce chi passa. Pizzoccheri con i broccoli e salsicce nel menù. I broccoli vengono dall’orto impiantato ai margini del campo. Molti erano davanti alla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, dove gli Indignati si attendarono dopo il 15 ottobre, giorno della manifestazione sfociata negli scontri innescati dai black bloc. Come Irene, 21 anni, romana, iscritta a Giurisprudenza. “Prima studiavo in tenda, poi ho iniziato a tornare per la notte a casa, qui vicino – racconta -. Vengo qui quando ci sono delle riunioni”. Gli abitanti della tendopoli si sono divisi in commissioni: sull’ecologia, sull’economia e il debito, sui rom ed altre. La notte l’area è sorvegliata dal ‘servizio serenita”, ma grandi problemi non ce ne sono stati finora. “Stiamo simpatici a tutti – assicura Giulio, 19 anni, studente, figlio di un giornalista -. La gente viene a portarci generi di conforto, abbiamo una rete di case a supporto. Anche con la polizia c’è dialogo. Il Comune ha fatto chiudere i bagni alle 17 e non possiamo più fare le docce allo Stadio di Caracalla del Coni, ma vabbè”. “Stiamo tutti insieme – aggiunge -, giovani e meno giovani, italiani e stranieri, poveri e benestanti perchè vogliamo dimostrare che il mondo si può cambiare anche tra categorie diverse”. “I diritti sociali sono uguali per tutti – dice Lorenzo, 46 anni, architetto con l’aria di chi movimenti ne ha visti tanti -. Noi pratichiamo la non violenza, ma c’è molta rabbia sociale in giro ed è difficile ricondurla nell’alveo del dialogo. Questa è una realtà aperta, cerca di essere sostenibile e democratica. Nessuno comanda”. Francesco, 33 anni, disabile con le stampelle, sta un pò qui e un pò a casa. Ha incrociato gli indignati durante una manifestazione sull’handicap il 17 novembre al Colosseo, racconta. “Sto qui fino a Capodanno, poi tornerò per la marcia”, dice. Una marcia degli Indignati prevista per metà gennaio a Roma. Jerome invece è francese, sulla ventina: “Qua vengono anche solo perchè c’è da mangiare e da dormire, non tutti sono interessati a quel che facciamo”. ‘Indignati dalla violenza!’: grida il cartello al limitare dell’accampamento. Il movimento fa i conti con l’effetto 15 ottobre. Per poter esistere, non si muovono.

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