IL NAUFRAGIO DEI MEDIA ITALIANI.

“Inchino” ai faraglioni di Capri.

“Guido , i’ vorrei che tu e Lapo ed io
fossimo presi per incantamento
e messi in un vasel, ch’ad ogni vento
per mare andasse al voler vostro e mio;”

Dante Alighieri, Rime, LII

Da qualche giorno assistiamo ad un massacro mediatico disgustoso ed opprimente del comandante Schettino, come se gli avvoltoi della stampa nostrana volessero farci dimenticare d’un colpo gli scellerati provvedimenti del governo attuale, messi in ombra dall’evento del naufragio. Dal punto di vista psicologico, la ricerca di un capro espiatorio quando accade un evento tragico ha lo scopo di esorcizzare le paure del popolino, ma i giornalisti della carta stampata, e soprattutto quelli televisivi, prendono troppo <http> a cuore il loro ruolo, e sicuramente non lo fanno per il nostro bene, ma perché lo scandalo “fa audience”. Creano inoltre l’eroe positivo e l’eroe negativo, in uno spettacolo disdicevole, che vuole “comprare” a basso costo ed in maniera volgare l’attenzione e le emozioni dello spettatore o del lettore.

Intendiamoci, il comandante ha sbagliato ad avvicinarsi così pericolosamente alle coste del Giglio, dove nemmeno un gommone oserebbe tanto,  ha successivamente sbagliato a ritardare il May Day,  a non ordinare immediatamente il rilascio delle scialuppe e l’evacuazione della nave, e ha sbagliato a scendere prima che l’ultimo passeggero fosse sbarcato.

Ma c’è un’indagine in corso della Magistratura, c’è la scatola nera della nave che sarà analizzata dagli esperti, e possibilmente mi piacerebbe che il comandante fosse considerato innocente fino al terzo grado di giudizio. Oppure il garantismo vale solo per i puttanieri, i mafiosi, i corrotti, i corruttori, i tangentari del parlamento, quelli che ricevevano in regalo appartamenti e vacanze extra-lusso “a loro insaputa”?

I due pesi e due misure mi hanno sempre indignato, e comunque, quando tutti sparano addosso ad una sola persona, mi sento automaticamente dalla sua parte, non ho neppure bisogno di rifletterci.

Soprattutto i giornalisti (sic!) televisivi hanno brillato per la loro ferocia e per la loro incompetenza.

Se devo scrivere un articolo sulla coltivazione delle zucchine, mi documento presso un contadino od un amico che ha l’orto…

Perché invece il signor Bruno Vespa non sente il dovere di farlo, trattando un argomento così delicato e grave come un naufragio, in cui si sono perse delle vite umane, ma aggredisce con tono inquisitorio il medico di bordo, che ha partecipato all’emergenza ed ha soccorso diversi naufraghi imbarcandoli su una lancia di salvataggio? Ho assistito ad uno spettacolo indecente, in cui l’Insetto Televisivo, pagato milioni ogni anno coi  nostri soldi, inquisiva il povero dottore, fra l’altro un giovane medico al suo primo imbarco, con domande accusatorie, evidenziando che il suo comportamento era stato quello di un fuggiasco, di uno che si era messo in salvo, mentre (parole dell’Insetto), “Mi sarei aspettato da un medico che restasse a bordo ad occuparsi dei feriti…”, insinuando nel telespettatore non informato il sospetto di un atto di viltà. 

Ignora, l’Insetto, che esiste un Codice della Navigazione, che esistono procedure di emergenza codificate, secondo le quali ogni membro dell’equipaggio deve, e sottolineo deve, prendere posto su una lancia di salvataggio con i superstiti ed accompagnarli, ed il povero dottore che cercava di spiegarglielo restava inascoltato, vittima in quel momento della furia entomologa.

Negli anni quest’uomo di spettacolo, più che di giornalismo, ha subito una mutazione genetica, trasformandosi da giornalista a corifeo dei potenti, lecchino del potere e ciambellano di corte. E se non ha un potente da adulare con domandine insignificanti e compiacenti, si accanisce sul malcapitato di turno con tenacia da incompetente. Sempre a spese nostre. Divenendo il leader della disinformazione. La sua agilità nel saltare dal plastico delle villette di Cogne e di Avetrana al modellino in scala della Costa Concordia è sorprendente, fortuna che ci ha evitato la ricostruzione in studio del bosco in cui venne pugnalata Melania Rea. I passeggeri superstiti hanno detto un sacco di imprecisioni, che sulla lancia c’era il cuoco, il cameriere, ad esempio. Ma è normale che non siano informati, sono anche sotto choc, escono da un naufragio. Un giornalista, invece, dovrebbe avere più a cuore il suo mestiere, e dovrebbe informarsi sul fatto che, in caso di emergenza, ogni persona dell’equipaggio partecipa alle operazioni di salvataggio, anche i cuochi ed i camerieri, perché tutti sono (o dovrebbero essere) addestrati a farlo. Anche perché gli ufficiali ed i sottufficiali non sono in numero tale da potersi distribuire su tutte le lance. Semmai, si potrebbe discutere se l’addestramento del personale sia stato adeguato ed efficace, se la compagnia curi questo aspetto della sicurezza, o se risparmi sui costi con un addestramento superficiale. Tutte ipotesi che manco sfiorano il Nostro.

Comunque, se avesse approfondito un pochino le sue conoscenze sui fatti, avrebbe scoperto che fra il comandante e l’unità di crisi della Costa Crociere erano intercorse tre lunghe telefonate dopo l’impatto con lo scoglio. Forse gli sarebbe potuto venire in mente che il comandante abbia subito pressioni dall’armatore, per non danneggiare l’immagine della compagnia, affinché non desse l’allarme e non iniziasse l’evacuazione della nave, anche perché attivare le procedure di emergenza e salvataggio ha costi molto elevati. Gli armatori lo fanno, tanto la responsabilità rimane sempre del comandante. E qui, se le cose fossero andate così, si registrerebbe l’ ultimo, fatale errore del comandante Schettino. Perché la compagnia che peraltro non è più italiana, ma in possesso della Carnival americana, si è affrettata a scaricarlo, a sospenderlo dal servizio ( che significa toglierli lo stipendio), a negargli l’assistenza legale dovuta. Come ringraziamento per aver seguito i loro probabili, nefasti suggerimenti. Le responsabilità non sono mai di un uomo solo, ma esiste una catena di comando, ed esistono le pressioni.

Inoltre, la Costa Crociere ha affermato che non era a conoscenza del rituale dell’Inchino all’isola, mentre dalle immagini pubblicate risulta che l’avvicinamento di navi così grosse a scogli considerevoli (i Faraglion, davanti a Piazza San Marco), è prassi consolidata.

Comunque l’Insettone televisivo non è l’unico che partecipi alla disinformazione delle folle. Oggi i principali giornali si sono gettati a corpo morto sulla presenza in plancia, al momento dell’impatto, di una ex-ballerina ed ex-hostess moldava, bionda, giovane ed avvenente, lasciando scatenare le fantasie malate del pubblico, ed insinuando sospetti su un’eventuale relazione extraconiugale  del comandante, la cui vita ormai è fatta a pezzi dal tritacarne mediatico. Invece pare che la signora moldava fosse una passeggera che si era comprata un biglietto, era a cena con il comandante con altre dieci persone, ed era in plancia perché, parlando quattro lingue, doveva tradurre in russo un annuncio per i passeggeri di quella nazionalità. Gli sciacalli nostrani ignorano che a volte si stabilisce una familiarità fra persone che si conoscono, che hanno viaggiato e lavorato insieme, anche in assenza di relazioni sentimentali. Voglio dire, se Lilli Gruber incontra a Parigi Giulietto Chiesa e ci va a cena insieme, dovremmo gridare allo scandalo?

Dopo aver assistito al linciaggio messo in atto con informazioni false e pretestuose, da un grande quotidiano nazionale, nei confronti di una mia amica insegnante,  non compro più quel giornale, non leggo più la stampa nazionale, do un’occhiata ai giornali on line per sapere se c’è stato un terremoto alle Samoa, e faccio una grande tara a tutto ciò che leggo. Per il resto m’informo sul web, ed anche lì occorre un grande buon senso, perché anche la Rete è piena di spazzatura.

A proposito del naufragio, qualche bello spirito leggermente affetto da paranoia galoppante, ha addirittura ipotizzato che sia stata la massoneria a pagare il comandante per fiondarsi sullo scoglio, perché il fatto è avvenuto di venerdì tredici, numero caro ai massoni, e perché la nave si chiama Concordia ed i suoi ponti hanno il nome delle tredici (!) nazioni  fondatrici dell’Unione Europea.

Sarebbe un messaggio degli USA sull’affondamento dell’Euro e dell’Europa.

Che volete che vi dica? Spero che i Maya abbiano ragione, e che in quest’anno 2012 finisca il mondo…della stupidità!

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=43660

Fonte: www.cloroalclero.com
Link: http://www.cloroalclero.com/?p=9098
21.01.2012

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2 thoughts on “IL NAUFRAGIO DEI MEDIA ITALIANI.

  1. dacci oggi il nostro veleno quotidiano…
    il pubblico è dipendente dalla malignità. La dichiarazione di un competente sui fatti non attizza quanto un “si dice”.
    E poi, se di mezzo c’è una donna bionda graziosa e, oh cielo! , ballerina si arriva all’ebbrezza della malignità.
    Noi siamo serviti male dai media che ci danno quello che vogliono quando lo vogliono e montato in modo da suggerirci le conclusioni che loro vogliono, ma chi viene puntato dal loro mirino ha la morte civile.

    Non si senta sicuro chi viene osannato, può cambiare il vento e dalle stelle precipitare a terra … abbattuto da un titolo.

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