Non piangere per me, Argentina!

30 aprile 2012 | Autore  | Stampa articolo Stampa articolo

Cara Mucca, non essere così ingenua! Nessuno, in Argentina, verserà mai una lacrima per te, né prima, né durante, né dopo averti assassinato. L’unico liquido corporeo che gli argentini sapranno versare sarà quello delle ghiandole salivari e non di quelle lacrimali. Tutti, tranne gli animalisti, vedranno in te del cibo su quattro gambe anziché una persona dotata di sensibilità, individualità e diritti. Vedono in te bistecche e hamburger esattamente comeGiacomone, in preda ad una fame accecante, durante la corsa all’oro del Klondike vedeva Charlie Chaplin come un grosso pollo e non come l’abituale compagno di baracca.

Vi sono dei momenti topici nella vita degli animalisti occidentali e uno di questi è la traversata di un mese che i cavalli argentini vengono obbligati a fare, nel chiuso di buie e puzzolenti stive di navi mercantili, per essere importati in Francia e Italia, paesi notoriamente equinofagi. Gli altri incubi spinosi sono gli agnelli trasportati dall’Ungheria all’Emilia Romagna, i cavalli dalla Russia alla Puglia e le mucche dalla Germania alla Tunisia, i primi due casi solo su camion e il terzo sia su ruota che per nave.

Quando il consumatore italiano di carne equina mangia la fettina sanguinolenta suggeritagli dal medico in funzione antianemica, dovrebbe considerare che quella povera carne ha affrontato un viaggio terribile in fondo alla stiva di una nave. Come gli africani che morivano o si ribellavano durante le traversate in direzione delle Americhe venivano gettati in mare, così anche i cavalli che non ce la fanno vengono gettati nello stesso oceano, anche se le direzioni di marcia sono opposte.

Tuttavia, sembra che tali questioni etiche interessino pochi lettori e allora mi adeguo spostando l’argomento su temi di economia sociale. Per la durezza dei vostri cuori, direbbe la Bibbia. Eccovi allora un’intervista a distanza fatta ad un argentino che vive in Italia da dodici anni.

Il trentaseienne Martin Alvarez vive in Trentino e si trova bene. Gli ho fatto alcune domande.

Cosa ha spinto un ragazzo ventiquattrenne a lasciare il suo contesto sociale per trasferirsi in Italia?

Il motivo per il quale sono partito è molto semplice. Quando arrivi ad un punto nel quale hai provato tutto per poter sopravvivere nella tua terra, senza riuscirci, prendi le tue cose e parti. Venivo dalla realtà di un padre disoccupato che non riusciva più a sostenere la sua famiglia, così io e i miei fratelli ci siamo dati da fare e ci siamo divisi, un po’ in giro per l’Argentina stessa, un po’ altrove.

Non ti racconto tutte le esperienze. Ho cominciato a lavoricchiare in nero qua e là a 17 anni, provando a studiare all’università e a lavorare allo stesso tempo, ma non ci sono riuscito. Ho conosciuto persone bene informate che mi hanno detto: “Fra un po’ crolla tutto. Il paese andrà a puttane. Se hai soldi in banca tirali fuori perché si prenderanno tutto, oppure portali fuori dal paese!”

Io, non avendo neanche un conto corrente, ho preso due stracci e uno zaino ed a portare fuori dal paese fu la mia pelle ed ecco che sono andato prima in Spagna, per una questione di lingua, dove sono stato “clandestino” per nove mesi, ma poi, quando hanno preso dei ragazzi peruviani che conoscevo e li avevano deportati, mi sono detto che era ora di andarsene anche da lì.

Con i risparmi di quell’epoca mi sono preso un biglietto aereo e sono finito in India. Per me era un sogno poter conoscere quel paese e la situazione calzava bene. Sono stato là per parecchi mesi. Poi sono partito per l’Italia e sono arrivato a Roma, dove ho conosciuto due ragazzi napoletani che stavano partendo per il nord.

In Trentino, è lì che c’è lavoro, mi hanno detto. Se vuoi lavorare in Italia non andare al sud, vai al nord! Cavolo, ho pensato, anche nel nord del mondo il sud è sfigato e così ho preso un treno per Trento, la città che mi ha ricevuto, mi ha dato un’opportunità ed una dignità che la mia cara Argentina non mi aveva dato.

Come sei stato accolto all’inizio in Italia? Hai avuto difficoltà con la lingua?

L’inizio fu un po’ difficile con la lingua per il fatto d’essere capitato in paesi di montagna dove il dialetto predomina sulla lingua “ufficiale” e così fra tedesco, trentino ed italiano, ero un po’ confuso, ma quando sei solo al mondo tiri fuori tutte le tue capacità di sopravvivenza ed i sensi si “aprono”, così ho imparato in fretta il dialetto, l’italiano ed un po’ anche il tedesco.

Il Friuli e il Veneto hanno uno stretto rapporto di parentela, a causa dei nostri emigranti, con l’Argentina. Come si sono inseriti nel tuo paese, si sono fatti rispettare e quanto hanno contribuito alla sua crescita?

Praticamente un terzo degli argentini sono di origini italiane. In quanto ai friulani, furono fra i primi arrivati già nel 1877. Le prime famiglie di friulani vendettero le loro terre e con il dolore tipico dell’abbandonare le loro radici partirono alla ricerca di un benessere ed un futuro che allora in Friuli gli era negato. Esiste una cittadina a Cordoba, vicino a dove abitavo io, che si chiama Colonia Caroya ed è uno dei posti dove si sono stabiliti un gran numero di friulani; viene chiamato il secondo Friuli ed è interessante vedere come ancora oggi (forse di più che nello stesso Friuli) vi si conservano usi e costumi!

Comunque è interessantissimo sentire i vecchi raccontare le loro esperienze, sia di chi ha “fatto l’America”, sia di chi non l’ha fatta, di come già a quel tempo esisteva un “traffico” di immigrati, di come per alcuni queste onde di immigrati creavano preoccupazione, vedendo famiglie intere (e le famiglie dell’epoca erano composte di una media di 7 figli) che girovagavano per le strade delle città sperando di trovare un posto dove andare. Ci sono racconti dei giornali argentini dell’epoca che descrivono alcune situazioni di questo tipo. Qualcosa che sembra così vicina alla realtà di oggi, no?

Parliamo della dittatura. Come mai nei paesi del Sud America i golpe sono sempre stati molto praticati? E’ solo colpa della CIA o c’entra anche il temperamento latino? Qual è la situazione attuale in Argentina, dopo tanti anni? I colpevoli sono stati processati e puniti?

E’ vero che la CIA c’entrò con quasi tutti i colpi di Stato in Sudamerica, ed in Argentina particolarmente, per le ricchezze del paese che gli yankee volevano accaparrarsi, ma subentra secondo me anche un po’ di idiosincrasia della società che in maggior o minor misura ha permesso che ciò accadesse. Il sentimento di destra è molto forte a mio avviso per le stesse sue origini, perché la conquista di queste terre fu fatta sempre con violenza; ai nativi si strappò la terra con il  sangue!

Grazie a quello strappo, con lo sconvolgimento del tessuto sociale preesistente attraverso la violenza, non fu così strano né nuovo che si generassero le dittature. Forse il fatto di associare il governo militare all’ordine e alla sicurezza è quello che provoca in tanti un desiderio di dittatura. Poi ovviamente c’è chi l’oppressione non la tollera e lotta contro gli abusi e i soprusi anche lasciandoci la pelle.

Diciamo che è così complessa la storia che riassumerla in due righe è molto difficile. I cugini del nord (yankees) hanno sempre stimolato la paura del mostro comunista e combatterlo era una priorità. I sovietici stavano infiltrandosi in diversi paesi sudamericani, ma l’importanza di un Salvador o di un Nicaragua in confronto con l’Argentina non era paragonabile ( per motivi strategici e di ricchezza) che non potevano lasciar cadere in mani russe la mia terra. Così, approfittando della barbarie con la programmata “educazione” nella famosa Scuola delle Americhe negli USA, inserivano il tiranno di turno e questo adempiva come bravo soldatino al mandato degli Stati Uniti.

Parliamo delle Malvinas. Quando e perché l’Argentina perse quelle isole? Come mai ad un certo punto ha voluto riprendersele? Quanti morti ha prodotto quella piccola guerra? Come venivate coinvolti voi studenti?

Agli inizi degli anni 80 la società ormai era allo stremo con la “guerra sporca”, come viene chiamata la guerra dichiarata dallo stato (militare) ai sovversivi, composti in maggioranza da ragazzi che volevano solo un po’ di libertà. Questa situazione è interessante per capire meglio alcuni film come “La notte delle matite spezzate” o “Garage Olimpo”, che si trovano anche in italiano e sono basati su casi veri.

In quegli anni anche l’economia cadeva a pezzi, al potere era subentrato Galtieri, un ubriacone con le stelline sulle maniche che per distogliere l’attenzione dai fatti interni decise niente meno che di “riprendersi” le Malvinas, creando nella gente una coesione nazionale e innalzando l’orgoglio del paese.

Così, con ragazzini diciottenni di leva, vestiti con uniformi adatte al clima continentale argentino e non alle gelide temperature malvinesi (n.d.A. Anche gli alpini furono mandati in Russia in inverno con gli scarponi di cartone), armati con fucili della seconda guerra mondiale, il governo decise di invadere le Falkland.

Ovviamente, i kelpers (cittadini britannici delle isole) non potevano credere ai loro occhi e nemmeno i 10 soldati inglesi che “proteggevano” quelle terre. Il risultato è già conosciuto. Alla Tatcher, a sua volta, con i suoi problemi interni con i minatori, venne comodo rispondere a questi soldatini che avevano osato riprendersi un pezzo di terra che, anche se apparteneva geograficamente all’Argentina, lei non era disposta a cedere. Così, inviò i suoi soldati professionisti della guerra, insieme ai gurkas (che furono quelli che fecero più stragi e provocarono più terrore negli argentini), con l’appoggio degli yankees e del Cile, senza il quale sarebbe stato difficile anche per un esercito così forte riprendersi quelle terre australi.

Totale dei morti argentini 700; inglesi 200, ma non si contano i suicidi e gli invalidi argentini. Ricordo ancora oggi i cioccolatini che portavamo a scuola per essere spediti ai soldati al fronte, con tanto di letterine; avevo 8 anni e ricordo anche come tanta gente inviava oggetti di valore come gioielli d’oro, che dovevano servire alla “causa”, ma che non sono mai arrivati ai destinatari e sono andati ad ingrossare le ricchezze dei generali, quelli che nemmeno si sono sporcati gli stivali col fango delle Malvinas. (n.d.A. Anche in Italia, durante il Ventennio fascista, le donne regalarono gli anelli nuziali alla patria).

Fu una disgrazia nazionale, un colpo tremendo per il popolo argentino e fatale per la giunta militare. Il popolo argentino, grazie alla manipolazione dell’informazione e alla censura, credette quasi fino alla fine della guerra che stavamo vincendo. Solo qualche radioamatore che prendeva i segnali dell’Uruguay sapeva qual era invece la realtà.

E così il paese si ritrovò indebitato fino al collo da un regime militare, con un’industria distrutta ed il ritorno di una debole democrazia che non fu capace di mandare in galera neanche uno di questi assassini con gli stivali. Il loro potere era ancora forte.

Per tale motivo, quando in questi giorni sento la First Lady Kirchner tirare fuori il tema della “sovranità” e del diritto su quelle isole, mi vengono i brividi. Certo che è giusto pretendere che siano ritornate ma non col populismo, non per nascondere il disastro che combina col suo governo. Se una cosa accomuna così tanto Argentina ed Italia è la loro incapacità nella politica estera ed il ridicolo e l’imbarazzo che creano con le loro uscite.

Inoltre, pochi tengono in considerazione che gli isolani odiano gli argentini e non ne vogliono sapere di lasciare il britannismo per l’argentinismo! Lo sbandierare oggi queste questioni insieme alla ristatalizzazione delle risorse petrolifere è una dimostrazione di populismo e demagogia (oltre che d’ipocrisia) di chi vuole rimbambire ancora una volta la massa, che diventa “argentina”in queste occasioni come quando l’Italia diventa unita con il gioco della nazionale ai mondiali di calcio.

In parlamento la Cristina nazionale ha ottenuto il consenso per questo anche da Menem, il bastardo che vendette il paese e privatizzò ogni pezzo dello stato. Capisci perché mi arrabbio quando parlo di questa schifezza che governa e muove le redini di questo benedetto paese?

In questi giorni, sui siti di controinformazione, come si può leggere QUI e QUI, si porta l’Argentina come esempio da seguire, in relazione prima al suo esproprio delle risorse petrolifere e poi per essersi sganciata dal FMI.

Addirittura, Come Don Chisciotte riporta le parole di un giornale che fino a un anno e mezzo fa era di opposizione, ma che ora si è schierato dalla parte della Kirchner. Una frase che mi ha colpito è questa: “In Europa si suicidano. Da noi si va a ballare il tango esaltati dal senso ritrovato di una identità nazionale”. Qual è la tua opinione?

Come avrai capito, seguo molto da vicino le faccende argentine, sia attraverso giornali on line, che tramite famigliari e amici. Credimi, tutto questo è DEMAGOGIA da parte di questa presidentessa che si crede la reincarnazione di Evita (ti rendi conto che se così fosse il demone è rinato?!).

So che tutti i siti “anti-sistema” cantano vittoria ed elogiano questi fatti, ma anche l’Argentina è in una crisi nera, con un’iperinflazione ed una speculazione allucinanti. Il populismo ha fatto sì che la Kirchner non solo abbia dato questo colpo di coda, ma anche che stia tirando fuori ancora una volta il tema Malvinas. In Argentina negli ultimi giorni è diventato un argomento scottante. Spero solo che quella pazza non commetta un’altra follia. Quindi io chiederei, per favore, a tutti quelli che prendono in considerazione un “caso” unico e radicale, di non perdersi nei miraggi! Sarebbe come aver festeggiato la dittatura solo perché ha fatto la guerra agli inglesi! Ma ti rendi conto?!

Quindi, la notizia sulla rinazionalizzazione di YPF, siccome è una cosa che succede così lontano e per non perdere l’obiettività, non dovrebbe essere estrapolata, ma approfondita e contestualizzata.

In tanti s’illudono e credono ad un ritorno della sovranità, che vede in questi giochi un esempio per gli altri paesi nella lotta contro l’imperialismo, ma non si accorgono così di cadere nella faciloneria e nell’ignoranza di tutto ciò che sta dietro. Non si può estrapolare un fatto proveniente dall’estremo sud del mondo, con una realtà così particolare, e mostrarlo come esempio.

L’Argentina recupererà la propria sovranità quando recupererà l’educazione e la cultura e quando finiremo di vedere le partite dellaNBA, quando i ragazzi smetteranno di rimbambirsi con Cristina Agullera e Brad Pitt, quando la presidentessa invece di correre dietro a mister president, l’Obama di turno, riprenderà il dialogo con i vicini, l’Uruguay, il Brasile, il Cile, la Bolivia, quando i nostri ministri dell’economia finiranno di fare “master” ad Harvard, quando noi argentini smetteremmo di sentirci l’Europa in Sudamerica.

Grazie Martin per la tua appassionata e illuminante testimonianza. Come sito di controinformazione, dobbiamo stare attenti a non cadere nei luoghi comuni. Ma io aggiungerei che forse la ferocia dei militari verso i giovani dissidenti fu l’applicazione della ferocia della gente normale verso le mucche e il bestiame in genere. Se non è un luogo comune ciò che sto dicendo – e tu me lo potrai smentire – da un popolo che mangia carne a colazione, a pranzo e a cena, oltre ad avere alte incidenze di malattie degenerative, non ci si può aspettare niente di diverso da guerre, rivoluzioni violente e altrettanto violente repressioni. La regola vale per tutta l’umanità, ma in certi paesi dove si macellano milioni di mucche, vale in modo particolare.

Un saluto simbolico dal Friuli all’Argentina, anche se ora sei felicemente accasato in Trentino.

fonte:

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