TRATTO DA: TERRA CAVA.

Se consideriamo il nucleare “civile”, si deve sapere che all’interno di un reattore il combustibile dev’essere rimosso alla fine della sua funzione prima di essere completamente esaurito. Queste scorie nucleari possono subire un riprocessamento che consiste nel recupero dell’uranio e del plutonio, mandando tutto il resto nei depositi. Un altro sistema è quello di inviare tutto il combustibile nei depositi, dopo un eventuale condizionamento che ne diminuisce la pericolosità ma che non ne permette il riutilizzo. Si stima che entro il 2010 nel mondo ci saranno come minimo 300.000 tonnellate di rifiuti nucleari civili da smaltire, senza contare quelli di provenienza militare. È stata però trovata una terza via: perché non utilizzare il combustibile nucleare esaurito per creare micidiali armi perforanti? Detto, fatto! Nel 1991, durante gli scontri nella Guerra del Golfo, le forze della coalizione hanno riversato sull’Iraq oltre 95.000 tonnellate di bombe tra cui 940.000 proiettili all’uranio impoverito. Secondo fonti ufficiali americane ogni proiettile da 25 mm contiene 148 grammi di uranio impoverito. Con semplici calcoli deduciamo che sono state sparse in quel territorio almeno 290 tonnellate di questo uranio. Lo stesso discorso lo possiamo ripetere con la Guerra del Kosovo (ex Jugoslavia), anche se con cifre leggermente diverse. Ebbene, lo stesso rap-porto della difesa americana ci ha informato in maniera soft, dopo richieste pressanti dei cittadini, che questi ordigni bellici di qualità possono essere fonti d’innumerevoli problemi postumi e anche gravissimi per la popolazione. Il rapporto fra l’altro dice: «L’ossidazione in superficie dei frammenti dei penetranti all’uranio impoverito è un processo significativo poiché le forme ossidate dell’uranio sono più solubili a contatto con l’acqua e quindi potenzialmente più disponibili per l’assunzione umana e animale». È chiaro che i danni ci sono e ci saranno poiché sono di natura irreversibile per la salute umana.
Si è saputo, inoltre, che oltre 200.000 reduci della Guerra del Golfo sono attualmente contaminati con patologie per la maggior parte incurabili. Molti di questi militari hanno procreato figli nati con gravi malformazioni. In Iraq del sud, per fare un altro esempio, si è registrato un aumento, che arriva fino al 350% annuo, dei casi di leucemia e di cancro tra la popolazione di alcuni villaggi. Su tutto il territorio iracheno, poi, migliaia di bambini sono stati colpiti da gravi forme di infezioni e deficienze immunitarie quale diretta conseguenza della contaminazione delle acque e dell’ambiente. Gli studi del professor Siegwart Gunter, presidente della Croce Gialla Internazionale, hanno confermato che le malformazioni dei bimbi iracheni e america-ni si somigliano! Come se tutto ciò non bastasse, il Dipartimento dell’Energia americano ha annunciato da alcuni anni che nel Poligono Nucleare del Nevada sono state realizzate una serie di esplosioni nucleari “subcritiche”. Come si dice su questo pianeta: “Fatta la legge, trovato l’inganno”. Nonostante i vari trattati di non proliferazione nucleare, s’insiste sulla ripresa di esperimenti, sostenendo la tesi che questi non si possono considerare veri e propri test nucleari sotterranei. La spiegazione ufficiale che è stata data per tali test è quella che si è cercato di verificare il processo d’invecchiamento delle armi nucleari americane, per non pregiudicarne l’affidabilità e la sicurezza. Sembra incredibile, ma è così. La cosa più grave è che questo modo di fare costituirà un esempio e un messaggio negativo per altri paesi che vedono nel nucleare il fine più ambito.

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