Wikileaks sta parlando. In Syria, noi italiani, siamo in prima linea a far la guerra.

di Sergio Di Cori Modigliani

Parliamo oggi di Politica Reale, e cioè di soldi e armi.

Siamo in prima linea. Nel senso di noi, Repubblica Italiana. E’ bene saperlo con chiarezza.
Qui lo sapevamo già da tempo, ma la conferma definitiva ci è stata generosamente fornita da wikileaks in data 20 giugno, 28 giugno, 5 luglio, 17 agosto e il resto arriva la prima settimana di settembre.
Sulla prima linea del fronte bellico, ci siamo tutti noi, infognati fino al collo.
Parlo qui della Siria, dove le operazioni ad alta tecnologia sono gestite da Finmeccanica, alla grande, in prima persona. E’ una guerra tutta nostra. Anzi, è un mercato tutto nostro.
Perché così funziona il mondo reale.
A differenza della Lybia che è stata una guerra tutta francese, da loro voluta, promossa, lanciata e combattuta, dove gli Usa e la Nato sono stati costretti a gettarsi nella mischia all’ultimo minuto, dato che ci si sono ficcati dentro quando il comando militare gallico ha comunicato loro “se voi ci siete, bene; altrimenti noi andiamo lì da soli e voi vi arrangiate”, la guerra civile della Syria è gestita da un anno dalla Repubblica Italiana che, negli ultimi due mesi, ha aumentato la propria presenza ai massimi livelli (alleati con la Russia, patto riconfermato da Monti a Mosca con i loro generali venticinque giorni fa) e in questo momento tiene banco. Noi, lì, siamo le prime donne.
L’hanno anche detto (un pochettino) in Italia, ma naturalmente nessuno ci ha fatto caso. Uno dei gruppi di analisti semantici di wikileaks è rimasto esterrefatto nel rendersi conto della totale narcolessia della cittadinanza italiana, la quale non ha mostrato la benché minima reazione. Nulla. Nada de nada. Qui si dorme alla grande. In data 5 luglio 2012, il management di wikileaks si è riunito in località australiana e ha preselezionato il settimanale italiano “L’espresso” come testata alla quale fornire il materiale informativo, insieme ad altre sette testate internazionali. Julian Assange ha fatto sapere che “i file originali sono stati consegnati al settimanale in lingua italiana “L’Espresso  insieme al quotidiano Al-Akhbar (Libano), Egypt Indipendent (Egitto), Associated Press (Stati Uniti), Ard(Germania), Publico (Spagna), Owni (Francia)”.
Uscirà forse qualche cosetta in più in questi giorni in Italia.
Ma ciò che è importante (dal punto di vista di un discorso “politico sulla comunicazione”) consiste nel fatto che è stata dimostrata “sul campo” la tragica tesi che io ho sostenuto per un anno, poi abbandonata per mancanza di interesse pubblico, ovverossia “l’informazione, la smania di informazioni, la bulimia di informazione, la moda dell’informazione, la ricerca di avere informazioni uniche, originali, immediate, sono un trucco dell’attuale sistema di potere e sono una Grande Trappola. Nell’attuale fase “l’informazione” non conta più. E’ inutile. Ciò che conta è “la formazione”. Senza questa, le informazioni non servono a nulla. Perché manca la capacità di elaborarle. Per poterle elaborare è necessaria una elite intellettuale competente e coraggiosa. Senza di questa, le informazioni sono inutili, non servono a nulla, sono aria fritta. Eliminate la classe intellettuale di una nazione, e a quel punto avrete in pugno “democraticamente” quella nazione, quel paese, quella etnia, potete dare la massima libertà all’informazione, tanto non ci sarà diffusione, dibattito, discussione, analisi, perché nessuno sarà in grado di saper leggere, decodificare, interpretare, nè comprendere, pertanto capire, e quindi Sapere come stanno le cose”.   La prima settimana di luglio per Mario Monti è stato un autentico trionfo. Lì ha capito che aveva vinto (mi auguro solo per il momento) insieme a chi lo sostiene. Gli era andata benissimo il 28 giugno di ritorno da Bruxelles con la bufala dell’accordo baci in bocca tra tutti, e gli italiani se l’erano bevuta. L’aspetto più importante consisteva nel fatto che stava andando di lusso la totale piattezza di notizie, informazioni, date e dati che wikileaks stava diffondendo (in Italia) sulla Siria, su Finmeccanica, sulla presenza del Qatar in Unicredit (gli italioti ancora pensano che sia italiana) , sulla presenza della mafia russa in dieci banche italiane, sulla presenza del Dubai, degli Emirati Arabi che si sarebbero presentati alla fine di luglio (come è avvenuto) a fare shopping in borsa a Milano, soprattutto Mediaset, De Benedetti, Finmeccanica, Eni. Per far passare tutto ciò in silenzio era prima necessario imbrigliare per bene la Rai mettendoci alla presidenza un funzionario fedele di Banca d’Italia (come è avvenuto) in modo tale da poter controllare il tutto nel nome del business e fare in modo che non se ne parlasse. Un trionfo.
Monti, Draghi & co. hanno capito che in Italia e con l’Italia potevano fare ciò che volevano, come lo volevano e quando lo volevano. Non a caso hanno cominciato a esibire un furioso ottimismo. Mentre in Sudamerica quando parlano di noi si dice “dormono”, a Washington la musica è diversa. Se andate al Pentagono e chiedete “ma che cosa accade in Italia? Che fanno gli italiani?” la risposta dei generali americani sarà “Stanno in Syria a vendere il made in Italy e corrono tutti lì a fare shopping, noi stiamo a guardare per il momento”.
Che cosa vendiamo al mondo?
Vendiamo sistemi informatici di sicurezza (i migliori al mondo).
Vendiamo “controllo operativo ad alta tecnologia informativa di flusso di informazioni su piattaforme anche complesse multi-.dimensionali”.
Vendiamo “dispositivi tecnologici di immissione e alterazione di dati ad ogni frequenza possibile”.
Vendiamo “ottimizzazione dei servizi segreti di sicurezza informatici sulle applicazioni sensibili dei social netoworks”.
Oltre a questo vendiamo “sistemi tattici analogici e dispositivi digitali di sistema di punteria missilistica pre-selezionata”.
Vendiamo anche “plafond operativi di controllo ottico dei sistemi di lancio plurimi su target diversi e distanti”.
Ma soprattutto vendiamo il più avanzato e sofisticato sistema, ad alta tecnologia, di “controllo capillare del flusso informatico operativo standard a copertura satellitare”.
La Selex ha venduto i  Radio Puma T3, sistemi criptati di comunicazione radio al criminale Assad, ne ha inviate (come ci spiega wikileaks attraverso L’Espresso) 11.170 unità in tre anni. Poi a maggio di quest’anno, la Selex ha inviato degli ingegneri specializzati a Damasco per montare i sistemi operativi sugli elicotteri e consentire sia agli elicotteri che a truppe specializzate siriane di poter sparare sui ribelli a colpo sicuro.
Voi pensate che in giro per il pianeta quando si dice “Italia” si pensa a pizza e mandolino o bunga bunga e idiozie varie? Neanche per sogno: quelli sono stereotipi per gonzi. Negli ambienti informati, quando si dice Italia si dice controllo informatico e armi di precisione; siamo il secondo paese d’Europa che vende armi, il sesto al mondo. Tant’è vero che il Los Angeles Times, in uno splendido reportage sportivo da Londra, spiegava ai lettori californiani che “la vittoria di Jessica Rossi sorprende per la sua potenza, ma non stupisce proprio perché lei è italiana; gli italiani sono i veri leader mondiali nel campo dei pistoleros”.
L’Italia è in prima fila da 500 anni nella ricerca ottica (scienza portata alla sua massima perfezione evolutiva da Galileo Galilei nel XVII secolo) e i nostri militari sono gli unici ai quali non sono mai mancati né soldi, né investimenti, né santi in paradiso. L’Italia è sempre stata leader nella ricerca scientifica a scopi militari. Basterebbe leggere l’interessante lettera che nel 1938, il conte Ciano (uomo intelligente) scrisse di suo pugno a suo suocero, Benito Mussolini, allertandolo “sull’errore tragico di varare le leggi razziali in Italia, semplicemente per andare dietro alle farneticazioni di quell’imbecille di Berlino; correremo il rischio di perdere la crema dei nostri scienziati, per un accidente del destino, in maggioranza ebrei”. Mussolini lo mise a tacere. E così, il 20 novembre del 1938, la prestigiosa e selezionata scuola di matematica e di fisica teorica a Via Panisperna viene chiusa e il suo capo, Enrico Fermi, spedito con i suoi discepoli e colleghi in esilio. Quando Fermi e gli altri tre scienziati ebrei italiani arrivano in Usa, gli chiedono “che cosa facevate lì?”. E lui “abbiamo inventato la bomba atomica”. Il che è vero.
Da allora è sempre andata più o meno così.
Essendo la nostra una democritura di stampo medioevale, chi gestisce il potere fa ciò che vuole, tanto non esiste né una classe politica né tantomeno una classe intellettuale che spieghi alla gente ciò che accade.
Se fermate 100 persone per strada e chiedete loro che cos’è accaduto in Lybia, il 99% non sarà in grado di fornire una risposta. Se lo chiedete rispetto alla Syria il 100% vi dirà “boh!”.
Solo che c’è un problema, anzi: due.
Uno è la concorrenza, l’altro il nostro maledetto vizietto etnico.
Il concorrente è la Germania, altra nazione che nell’ottica avanzata ha sempre detto la propria (dai tempi di Goethe in poi) si è proprio stufata all’idea che i suoi laboratori Zeiss di Jena (Prussia) arrivino sempre secondi e gli ruba il mercato, così vuole prendersi le aziende di Finmeccanica: “Volete risolvere la vostra stupida quisquilia dello spread? Vi diamo lo scudo, ci date la Selex e ci date le funzioni operative del sistema Tetra, tanto noi siamo un paese Nato e gli americani e inglesi accetteranno giocoforza”. Evogliono spuntarla contro gli iraniani, arabo-sauditi, qatarini, yemeniti, duabitiani, omaniti. E così gli italiani mostrano in Syria come funziona il tutto, dato che la Selex guida e gestisce tutti i sistemi di controllo militare di Assad, fornisce i target da bombardare, sono in grado di fornire ai servizi segreti siriani anche il numero del condominio dove si trova Pinco Pallino ad Aleppo, così quelli vanno lì a colpo sicuro. Noi stiamo lì a mostrare la nostra mercanzia, tutto qui. Nelle ultime due settimane, sono arrivati altri concorrenti, e allora l’Italia ha tirato fuori il meglio, così Finmeccanica è salita del 35% in borsa (apparentemente senza alcun motivo razionale valido) perché se funziona l’operazione Monti, non sarà costretto a tagliare le tredicesime ai dipendenti pubblici il 20 settembre. Bisogna essere realisti. La situazione è questa. Il punto è che se ne vanno via la aziende strategiche militari e gli enti petroliferi; potrebbero anche finire in mani di nazioni o privati che un mattino si svegliano e scoprono che, dopotutto, a loro gli italiani non sono poi tanto simpatici. A quel punto sarebbe un pochino troppo tardi.
A parte i problemi etici e morali della faccenda, già contiamo poco nel mondo, così come stiamo; senza la punta di diamante della ricerca militare avanzata che ci consente, se non altro, di non farci squartare dal primo che passa, che futuro ci attende a breve termine? Voi non pensate che di tutto ciò ne dovrebbe discutere il parlamento, in diretta televisiva, per spiegare agli italiani ciò che succede?
Non pensate che gli italiani dovrebbero essere informati che siamo in prima linea su un fronte bellico alle porte di casa?
Non pensate che noi avremmo il diritto di sapere chi vende a chi, come, quando, per quanto?
A tutto ciò, ad aggravare lo sconcerto si aggiunge la bufala del Grande Evasore Fiscale Corrado Passera.
Dieci giorni fa, subito dopo il ritorno da Mosca di Monti, consapevole di star parlando a un popolo di rimbecilliti addormentati, ci ha spiegato che siamo pieni di petrolio, in Lucania, nel piacentino, nel canale di Sicilia e che adesso lo tiriamo fuori subito, in due orette, così risparmiamo il 25% del nostro fabbisogno energetico.
La realtà è che quei pozzi sono stati scoperti da Enrico Mattei, sessant’anni fa.
I colossi petroliferi spiegarono all’Italia “scordatevelo, voi non sarete mai autonomi” e lo fecero fuori perché lui era un nazionalista italiano. Adesso, invece, ci sono gli arabo-sauditi, gli emiri del Qatar e del Dubai che si sono già messi d’accordo per prendersi l’Eni “dando il permesso” agli italiani di estrarre il proprio petrolio perché a gestirlo saranno loro, noi finiamo commissariati da businessmen arabi che provengono da nazioni medioevali dittatoriali. In cambio, si prendono l’industria del calcio decotta e piena di debiti, Mediaset, un pezzetto di Fininvest e gli applausi di Banca d’Italia (cioè la Rai) perché il tutto è considerato strategico. Così finiamo in quel settore.
Non pensate che tutto ciò meriterebbe attenzione, dibattiti, confronti, discussioni?
Vi rendete conto che cosa vuol dire avere simili padroni?
Sapere che, magari tra quattro mesi, la e-mail che scrivete a un amico viene letta da un funzionario delle guardie di sicurezza di una efferata dittatura medioevale dislocata, magari, nel deserto dei Tartari?
A voi, tutto ciò, sembra normale?
E’ normale che nessuno dica nulla in proposito?
Che di tutto ciò non se ne parli?
Il secondo problema è che al comando ci sono sempre gli italiani, e noi siamo ciò che siamo. Ricordate quei due ingegneri italiani rapiti a Damasco e poi rilasciati dopo 48 ore? Ebbene, facevano parte della squadra della Selex. Il fatto è che, qualcuno dei nostri, lì in Syria, ha avuto la geniale idea di cominciare a vendere un po’ di roba anche ai ribelli, ma non ci dicono a quali ribelli; non ci spiegano chi sono i ribelli. I siriani al potere si sono irritati e la faccenda, per noi, là si sta complicando molto.
Come mai non si è fatta nessuna interrogazione parlamentare?
Come mai nessun media mainstream, nessuna televisione, tantomeno la Rai ci ha parlato di tutto ciò?
Ecco la mia personale interpretazione:
perché la decisione la vogliono prendere in camera caritatis.
Intorno al 15/20 settembre, Monti chiamerà Bersani, Alfano e Casini e dirà loro: “ragazzi, domani taglio le tredicesime a tutti perché mancano circa 50 miliardi”. Panico dei partiti perché sanno che si finisce tutti in piazza inviperiti e loro rischiano l’osso del collo. “C’è una alternativa, però” aggiungerà Monti “così siamo tutti contenti, noi, voi e il popolo bue: voi mi date il via in commissione, vendiamo queste aziende a questi tizi qui e lo stato incassa i 50 miliardi che ci servono, e naturalmente c’è una bella fettina anche per ciascuna componente vostra. Potete andare dai vostri a dare la bella notizia”.  E così Monti si presenta come salvatore della patria, buono da morire perché non taglia le tredicesime e farà passare il natale felice a tutti. Il PD dirà ai propri “lo abbiamo convinto, è merito nostro” idem farà il PDL e l’UDC e gli italiani riprendono a discutere se è il caso no di far dimettere la Minetti, se è vero che la Tommasi non porta le mutande e se è vero che il Berlusca ritorna alla grande oppure no.
Intanto svendono il paese e NESSUNO NE SA NULLA perché non ce lo stanno dicendo.
Wikileaks ha fatto il suo egregio lavoro, grazie per le informazioni.
Il resto lo dobbiamo fare noi.
Assange fa informazione e basta.
Poi, ogni nazione, ogni etnia, ogni popolo, su quelle informazioni, deve far valere la propria formazione interiore, individuale e collettiva, e saper usare quelle informazioni ai fini di un bene comune e di una responsabilità nazionale di tutti, trasversale e compatta.
Ecco perché Assange è pericoloso: lui fornisce strumenti.
Ci offre un martello pneumatico, ma se io non ho la squadra di operai, di geometri, di ingegneri edili, e il materiale grezzo di bitume per fare il pavimento stradale, con il martello pneumatico non ci faccio nulla. Non so proprio a che cosa mi possa servire. Questa è la squadra che spetta a noi mettere in piedi.
Siamo sotto una dittatura mediatica, bisogna tirar via la cappa.
Se io fossi stato un analista della Cia che lavora in ufficio e il mio superiore mi avesse affidato un lavoro mediatico di disinformazione del genere ”fare a fette Assange e squalificarlo”, dopo un po’ sarei ritornato da lui e avrei detto “capo, basta farlo accusare di stupro; la violenza carnale su femmina come vittima lo annichilisce, non dovremo fare nulla”. Mi avrebbero dato anche la medaglia.
Veniamo dunque ai fatti nudi e crudi relativi alle accuse contro di lui per stupro.
In data 11 agosto 2010 Julian Assange arriva in Svezia, invitato da un gruppo di esperti in comunicazione del partito socialdemocratico scandinavo per aprire un “centro permanente di contro-.informazione planetaria con base fissa in Europa”; la Svezia è stata selezionata come la nazione più libera e tranquilla. Assange va in albergo. Il 12 agosto si tiene la conferenza stampa che lancia l’iniziativa globale. Alla fine, si avvicinano due ragazze, sembra davvero splendide, una delle quali definita una vera e propria bomba erotica. La sua identità legale è ufficialmente “Signorina A” la quale invita Assange ad andare a stare per quei giorni a casa sua perché lei è da sola, così si fanno compagnia. Lui accetta, lei è una militante socialdemocratica. La notte del 13 agosto fanno sesso insieme. Lui infila sul suo pene un profilattico e la penetra. Finiscono l’atto, mangiano insieme qualcosa, lei riceve una telefonata, dice che deve andare via, deve partire. Così lui se ne ritorna in albergo. Lei sparisce nel nulla. Due giorni dopo, il 15 agosto, nel corso del seminario sulla comunicazione in rete incontra l’altra donna, chiamata “Signorina W”, che si presenta come amica dell’altra: Assange va a casa sua e fanno sesso insieme. Anche lei, il giorno dopo sparisce nel nulla. Il 17 agosto, dato l’enorme successo dell’evento (circa 20 milioni di contatti visivi nel mondo su youtube) lo convincono a rimanere a vivere in Svezia e lanciare una campagna di mobilitazione “per la consapevolezza collettiva in Europa”.Il 18 agosto Assange fa domanda per avere un permesso di soggiorno in Svezia e risiedere a Stoccolma “al fine di lavorare per costruire un network informativo con cittadini svedesi” perché i server di base di wikileaks si trovavano dislocati in Svezia. IL 20 agosto viene chiamato dalla polizia che gli comunica di avergli negato il permesso di soggiorno, di considerarlo persona non grata e viene formulata a suo carico l’accusa di stupro presentata da entrambe le donne. Ecco la testimonianza ufficiale rilasciata –agli atti- dalla “signorina A” che descrive gli eventi. “Lui si infilò il preservativo e mi penetrò, in quel momento io ero consenziente. Mentre stavamo facendo sesso, a un certo punto il profilattico si ruppe. Lui se ne accorse e me lo disse subito; allora io lo pregai di tirarsi su immediatamente e interrompere. Lui si rifiutò. Con il suo corpo sopra il mio mi impedì ogni movimento. Io non mi potevo muovere, fui costretta a soccombere”.
Fine della testimonianza.
Secondo la signorina A, quindi, le cose sarebbero andate così: mentre stavano facendo sesso, Assange (che non deve appartenere alla specie umana maschile)  invece di essere preso dalla sua attività in quel momento, era concentratissimo solo sulla tenuta del profilattico, che –quando si è rotto- ha fatto un rumore talmente forte da farsi sentire dalle sue orecchie. A quel punto lui lo ha detto a lei chiedendole “che si fa?” e lei ha detto “basta così”. Lui, allora, ha detto “no” e ha proseguito con la violenza  impedendole di muoversi.
La testimonianza della signorina W invece è la seguente “Lui è venuto da me, abbiamo iniziato degli approcci sessuali e ci siamo distesi sul letto, nudi. Io allora gli ho chiesto se lui sarebbe stato disposto a sottoporsi a specifico test HIV prima, da effettuare subito in un consultorio che si trovava nelle vicinanze. Lui si è rifiutato. A quel punto ha iniziato a sottopormi a delle pressioni psicologiche talmente forti che io mi sono riempita di paura e pur di sottrarmi al suo potere ho fatto finta di accettare quel rapporto. L’ho implorato di usare il profilattico ma lui si è rifiutato categoricamente. Così lui mi ha violentata”.
Fine della testimonianza.
Il 31 agosto Assange viene interrogato dalla polizia svedese. L’ufficiale rubrica la sua dichiarazione ma non ritiene che ci siano gli estremi del reato. Il mattino dopo Assange se ne va a Londra dove sceglie di prendere la residenza. Ma il primo settembre 2010, Marianne NY, responsabile capo del dipartimento per crimini sessuali, la persona  gerarchicamente di più alto grado dell’Åklagarmyndigheten, ( l’organo che presiede la pubblica accusa in Svezia)  riapre il caso e lo denuncia per “stupro e coercizione illegittima” senza chiedere l’arresto.  Il 18 novembre (tre giorni dopo la pubblicazione dei file relativi alla guerra di Lybia) viene emesso l’ordine di arresto della procura svedese..
Questo è quanto.
Negli attuali “Syria files” si trovano le e-mail private dei rappresentanti del governo siriano tra di loro e c’è l’elenco di tutte le transazioni finanziarie tra il governo siriano e conti correnti statali di uffici militari di diverse nazioni europee. In tutto si tratta di 2 milioni e mezzo di e-mail che appartengono a 684 domini diversi. In quei “Syria files” sono contenute tutte le documentazioni ufficiali bancarie delle transazioni finanziarie tra la Syria e le nazioni europee.
Julian Assange ha dichiarato che questi files verranno resi pubblici a partire da lunedì 20 agosto 2012.
Ha inoltre aggiunto, attraverso i microfoni di Radio Ecuador Libre, diramato dall’interno dell’ambasciata sudamericana a Londra, alle ore 17 del 18 agosto 2012 “Il materiale che verrà diffuso è imbarazzante per la Siria ma anche per i suoi oppositori. Non ci aiuta tanto a fare delle critiche a uno o all’altro gruppo, ma a farci comprendere i loro interessi, azioni e pensieri. Soltanto capendo questo conflitto possiamo sperare di risolverlo. Interessa tutto il globo”.
Fine del post.
P.S. Ah, dimenticavo. Il giudice Garzòn, legale di Assange, pur rispettando l’accordo con le autorità svedesi che prevede di non divulgare né il nome né le immagini delle due ragazze, ci ha tenuto però a precisare che “la signorina A” (23 anni di età) all’età di 18 anni ha vinto una borsa di studio all’ambasciata americana in Svezia. Ha lavorato come stagista a Langley, Virginia, nella sede centrale della Cia, dove si è specializzata nel corso di “comunicazione e analisi di fenomeni complessi multi mediatici”.
Buona domenica a tutti.
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2 thoughts on “Wikileaks sta parlando. In Syria, noi italiani, siamo in prima linea a far la guerra.

  1. Credevo di essere un ragazzo che si informava sufficientemente riguardo ciò che accade nel mondo,ma questo articolo mi ha aperto gli occhi per quanto riguardo il nostro paese. Sapevo che siamo una nazione addormentata in tutti i sensi,ci stiamo facendo governare da imbecilli,avvoltoi,ma anche da esseri ben spregevoli detti massoni. Io sono fiducioso per le sorti del nostro paese,se vogliamo sappiamo essere i migliori,lo abbiamo sempre dimostrato,anche in quest’articolo vi sono prove di ciò che dico. Si, credo che il popolo italiano(almeno una parte) a breve si sveglierà,partendo dagli studenti,loro(noi) sono quelli che possono far maturare una consapevolezza collettiva che ci permetta di riprendere parte dei nostri poteri,dei poteri dell’Italia. Io ci credo.

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