Movimenti nel Mar Mediterraneo

6 gennaio 2013 | Autore | Stampa articolo Stampa articolo

La flotta russa prepara uno sbarco anfibio in Siria per fine gennaio 2013

Fonte: lospecchiodelpensiero.wordpress.com

Nella mattinata di ieri 2 gennaio 2012 l’agenzia di stampa russa Ria Novosti ha annunciato che una grande esercitazione navale russa si terrà entro 20 giorni nelle acque del Mediterraneo orientale. A questa esercitazione prenderanno parte unità di ogni flotta della marina russa. Saranno quindi presenti unità della flotta del Mar Nero, della flotta russa del Baltico, della flotta russa del Nord, della flotta russa del Pacifico.

Mai, nemmeno ai tempi della guerra fredda, un’esercitazione di questa portata è mai stata organizzata nel Mediterraneo, e men che meno con la partecipazione di unità di tutti i comandi navali della marina di Mosca. Il Mediterraneo da sempre è competenza diretta della flotta del Mar Nero supportata in rare occasioni dalla flotta del Baltico.

In queste settimane invece assisteremo all’arrivo nelle acque del Mediterraneo di unità da sbarco, sottomarini, unità lanciamissili, unità antisommergibili di tutti i comandi della flotta russa.

Questo atteggiamento, così come l’annunciata presenza bordo delle navi da sbarco di centinaia di Marines Russi, lascia pensare che questa potrà essere molto più di una semplice esercitazione militare. Le truppe verranno imbarcate dalle rive del Caucaso che si affacciano sul mar nero e probabilmente trasportate nel mediterraneo nella prima fase delle operazioni. Successivamente potremmo assistere invece ad un vero e proprio sbarco anfibio delle truppe russe nell’area costiera della Siria, in quella regione alawita tanto cara sia Mosca che al presidente siriano Assad. Lo sbarco della fanteria di marina, supportata dalla più vasta flotta che la Russia abbia mai organizzato dalla fine della seconda guerra mondiale, potrebbe avere più di uno scopo. Lo sbarco potrebbe infatti essere propedeutico all’evacuazione delle migliaia di cittadini russi residenti nell’area, ma potrebbe avere anche un altro significato, molto più preoccupante. Le truppe di terra russe supportate dall’imponente presenza navale, che potrebbe arricchirsi anche dell’unica portaerei ora in servizio nella flotta di Mosca, potrebbero schierarsi a difesa della base navale di Tartus e quindi entrare attivamente in quel conflitto siriano che, giorno dopo giorno, rischia di estendere la propria influenza negativa alle altre nazioni della regione.

Le truppe speciali russe operano infatti già in Siria da diverse settimane e recentemente sarebbero state protagoniste della messa in sicurezza di un’ingente quantità di armi chimiche depositate presso una base vicina ad Aleppo che stava per cadere nelle mani dei ribelli. L’intervento russo è stato determinante e ha segnato, dai tempi del ritiro dall’Afghanistan, il primo impiego di truppe russe in un teatro di guerra al di fuori dei confini dell’ex Unione Sovietica.
Sarà fondamentale osservare le eventuali mosse delle marine dei paesi Nato così come gli spostamenti di sistemi d’arma strategici nella regione, nonché il dispiegamento delle forze aeree della Federazione Russa. La prima cosa da tenere d’occhio sarà l’eventuale partenza di una o più portaerei americane Norfolk, principale base navale per le missioni nell’Atlantico e nel Mediterraneo.

http://www.geopoliticalcenter.com/2013/01/flotta-russa-sbarco-siria-gennaio/

Tratto da: http://terrarealtime.blogspot.it/

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Forze inglesi a Damasco, non è Assad a massacrare i siriani

inglesi truppe-w300Stanno macellando la Siria, a cannonate: non i presunti “boia” del regime di Assad, ma i brutali miliziani armati dall’Occidente. «Sono loro che ci terrorizzano», dichiara un testimone in una drammatica intervista realizzata a Homs dalla prestigiosa giornalista indipendente Silvia Cattori: «Ci minacciano se solo mettiamo il naso fuori di casa, siamo noi a chiamare l’esercito in nostro aiuto». E la versione dei media, che propongono una rivolta popolare contro l’oppressione della dittatura? Un diluvio di menzogne, senza uno straccio di prova. Per questo, Russia e Cina hanno posto il veto all’Onu contro una risoluzione anti-Assad. Ma c’è di peggio: oltre alla “legione libica” proveniente da Bengasi, in Siria – contro l’esercito di Damasco – sarebbero in azione reparti scelti del Qatar e addirittura forze speciali inglesi.

 

«Truppe speciali di Londra – insieme a quelle dell’onnipresente Qatar – starebbero già combattendo ad Homs contro l’esercito siriano», scrive Marco Santopadre su “Contropiano”. A rendere noto ciò che tutti i più attenti analisti sapevano da mesi è stata l’8 febbraio la Cnn: «Gli Stati Uniti – scrive “NenaNews” – avevano parlato di invio di aiuti umanitari alla popolazione siriana e invece fanno sapere di “aver preso in esame” l’ipotesi di un intervento militare contro la Siria», escluso fino a ieri. Lo hanno detto a Barbara Starr, corrispondente della Cnn al Pentagono, due alti funzionari dell’amministrazione Obama, confermando l’irritazione della Casa Bianca nei confronti del veto opposto dalla Cina e dalla Russia la scorsa settimana alla risoluzione dell’Onu contro Damasco.

 

Washington in ogni caso non tiene in alcun conto l’esito dell’incontro dell’8 febbraio a Damasco tra il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov e Bashar Assad, al termine del quale il presidente siriano ha affermato che «coopererà con qualunque sforzo per risolvere la crisi». Lavrov, accolto a Damasco da decine di migliaia di siriani, ha affermato che è stato recepito «il segnale» mandato da Mosca di «andare avanti in modo più attivo su tutte le linee». Il presidente siriano, ha aggiunto il ministro degli esteri russo, si è impegnato ad aprire un dialogo con tutte le forze politiche in campo e a scrivere in tempi brevi una nuova Costituzione da approvare con un referendum popolare, oltre ad accettare un’estensione e un ampliamento della missione della delegazione di osservatori della Lega Araba.

 

Assicurazioni che però non scuotono le monarchie del Golfo, storiche avversarie di Damasco, che hanno espulso i rappresentanti diplomatici siriani mentre Italia, Francia, Spagna, Olanda, Germania e Tunisia hanno allontanato diplomatici siriani o richiamato i propri ambasciatori “per consultazioni”. Per contro, le cancellerie dell’Unione Europea continuano a ribadire che nessun tipo di intervento militare contro la Siria è in discussione, neanche sotto forma di una “No Fly Zone”: l’Unione Europea non ha nulla da guadagnare nella destabilizzazione violenta e incontrollata di una regione che potrebbe deflagrare se le pressioni militari indirette finora adottate dall’Occidente e dalle petromonarchie arabe dovessero trasformarsi in guerra aperta. Inoltre, aggiunge sempre “Contropiano”, dopo il veto di Russia e Cina all’Onu e l’impegno diretto del governo di Mosca nel tentativo di mediazione tra Assad e le opposizioni, un sostegno europeo alla guerra potrebbe incrinare rapporti economici e commerciali vitali.

 

Eppure, le notizie di un possibile intervento sul campo di truppe straniere si moltiplicano. Il “Sole 24 Ore” rivela che secondo “Debka File”, il sito web israeliano di intelligence, «unità delle forze speciali di Gran Bretagna e Qatar si sono infiltrate a Homs e, pur non partecipando direttamente ai combattimenti, stanno fornendo assistenza tecnica e militare ai ribelli». La notizia è accreditata da altri servizi occidentali, anche se in casi come questi è arduo individuare il confine tra informazione e disinformazione. «E’ molto difficile districarsi fra le notizie provenienti dalla Siria», scrive “Megachip” in una nota: «C’è un forte “fumo di guerra” che proviene dall’Impero, che va a grandi tappe verso la guerra contro Damasco, mobilitando da mesi enormi risorse sui media, da “Al-Jazeera” (a lungo in mano a un asset della Cia) fino a Facebook e ad altre reti, da saturare di propaganda e manipolazioni».

 

Lo schema proposto è quello classico dello scontro fra tiranno e dimostranti pacifici, mentre quella siriana è una partita «in cui si confrontano strategie militari complesse, con molte armi in mano a milizie spietate, spalleggiate da chi non vuole vedere spiragli di dialogo e vuole il “regime change” costi quel che costi: soffia non solo un vento di guerra, ma un vento di guerra totale». E’ il contesto ad avvalorare i peggiori sospetti, aggiunge Marco Santopadre: com’è noto, la Turchia ospita ai suoi confini il Free Syrian Army (l’Esercito Siriano Libero) e a Iskenderun, nella provincia di Hatay, l’antica Antiochia, si è insediato da diversi mesi un comando multinazionale ristretto composto da ufficiali americani, inglesi, francesi, canadesi e arabi degli Emirati, del Qatar e dell’Arabia Saudita. Inoltre la provincia di Hatay, nel sud della Turchia, ospita una consistente comunità di origine siriana, eredità dei tempi dell’Impero Ottomano, e costituisce il retroterra migliore per un possibile intervento contro Damasco. Infatti il leader turco Erdogan preme per una “conferenza internazionale sulla Siria” per contendere a Mosca l’egemonia sulla regione.

 

Il livello di pericolosità della situazione è confermato da un servizio di Guido Olimpio sul “Corriere della Sera” il 10 febbraio: la stampa di Bengasi, racconta Olimpio, ha celebrato la missione in Siria da parte della “legione libica”, forse 600 uomini inviati a Damasco per contribuire a destabilizzare il regime di Assad. «Non stupisce – scrive il “Corriere” – che la missione di sostegno alla rivolta sia coordinata dall’ex qaedista Abdelhakim Belhaj, figura di spicco della nuova Libia, e dal suo vice Mahdi Al Harati», noto come agente della Cia “nonostante” la sua militanza nell’organizzazione di Osama Bin Laden. Harati è in Siria dalla fine di dicembre, scrive Olimpio, citando la testimonianza del reporter francese con il quale l’ex dirigente di Al Qaeda si muove nei villaggi al confine con la Turchia.

 

Di nuovo, aggiunge il “Corriere”, i libici mostrano di essere ben preparati per la guerra: visori notturni, telefoni satellitari Thuraya e molti kalashnikov. Fonti arabe sostengono che i “volontari” hanno raggiunto la Siria attraverso Cipro, il Libano, la base di Iskenderun in Turchia e forse anche la Giordania. «Nuclei che avrebbero l’appoggio di piccoli gruppi di forze speciali del Qatar, saudite e occidentali, in particolare britanniche», scrive Olimpio. I due paesi arabi, oltre ai consiglieri, ci mettono anche i soldi: «Denaro con il quale verrebbe acquistato materiale trasferito con aerei cargo proprio a Iskenderun», dove sarebbe stato installato un “ufficio avanzato” gestito da 007 incaricati di assistere i gruppi di disertori siriani. «I movimenti di combattenti “stranieri” non sono sfuggiti all’occhio attento dei russi», annota il “Corriere”: l’ex Kgb ha uomini ovunque, nella realtà siriana, e il 10 febbraio Mosca ha espresso il proprio allarme.

 

Lo avevano inutilmente annunciato, da subito, diversi osservatori indipendenti: attenzione, non è stato il regime di Assad ad aprire il fuoco sui dimostranti. I primi a sparare sono stati misteriosi “miliziani”, forse sauditi, che hanno ucciso agenti di polizia. Solo allora le forze di sicurezza hanno cominciato a rispondere al fuoco, fino all’attuale caos, vicino alla guerra civile. Ormai da mesi è in campo direttamente l’esercito, ma non è l’unico a ricorrere all’artiglieria: i “ribelli” sparano sui soldati con lanciagranate e mortai. Drammatica la testimonianza raccolta a Homs da Silvia Cattori e ripresa da “Clarissa”: a parlare, sotto le cannonate che scuotono il quartiere dove l’11 gennaio è stato ucciso dai “ribelli” il giornalista francese Gilles Jacquier, è un uomo terrorizzato: «Hanno armi pesanti, distruggono, uccidono, feriscono. Stanno bombardando, proprio ora. Sono loro, i gruppi islamisti armati, che fanno esplodere i palazzi, che minacciano le persone, ovunque, non solo nel nostro quartiere. Gli abitanti chiamano l’esercito in aiuto».

 

Sono gli oppositori armati che assediano, rapiscono, uccidono e torturano i bambini di cui poi vediamo le foto su “Al Jazeera”, continua il testimone: «Attribuiscono i loro crimini all’armata siriana. Le distruzioni, i morti, i feriti… la responsabilità è degli oppositori armati». L’uomo racconta come tutto è cominciato: «Sono entrati nei quartieri, si sono installati con il terrore; tengono la popolazione sotto minaccia, li obbligano a collaborare se vogliono protezione, li obbligano a chiudere i loro negozi, le scuole». Neppure lui sfugge al regime di terrore: «Non posso andare a lavorare, fuori ci sono continui bombardamenti. Ci ammazzano non appena mettiamo la testa fuori; la casa del mio vicino è stata distrutta».

 

Eppure, ribatte Silvia Cattori, i giornalisti dei media tradizionali parlano di manifestazioni pacifiche, una rivoluzione che promette democrazia. «No, non ci sono manifestazioni pacifiche da parte loro», risponde l’uomo di Homs: «Tutte le manifestazioni sono violente, sono incitamento alla violenza». Il siriano ringrazia la Russia e la Cina per il veto posto all’Onu: «Se anche loro lasciassero fare quello che vogliono agli altri paesi, ciò che è accaduto in Libia arriverebbe anche qui, ma molto peggio». Il testimone conclude la sua drammatica deposizione con un appello: «Vorrei dire ai giornalisti e ai responsabili politici che con le loro menzogne e le loro parzialità a favore degli oppositori armati che ci terrorizzano, distruggono lo spirito e soprattutto l’anima dei nostri giovani».

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Chi o cosa sono le “Pussy Riot?”

Accuratamente descritte come bigotte e teppiste, i tre membri della band musicale conosciuta come “Pussy Riot” sono ora sotto processo per “atti di teppismo motivato da odio religioso”. Ciò dopo aver fatto irruzione in una chiesa a Mosca, disturbando la quiete pubblica, mentre deridevano le credenze dei presenti nel tentativo di protestare contro il presidente russo Vladimir Putin. Se degli skinhead avessero fatto qualcosa di simile in una sinagoga in occidente, sicuramente avrebbero già da tempo pagato multe salate e cominciato un lungo periodo di carcerazione per “insulti in pubblico sulla base dell’origine, appartenenza religiosa, razza o origine etnica” (e qui).
L’articolo del Guardian intitolato “Pussy Riot trial ‘worse than Soviet era“, si svela subito una palese propaganda, descrivendo il tribunale e la bandiera russa come “squallidi” e un cane poliziotto come “in cerca di sangue.” Il giornale britannico tenta di ritrarre la Russia stessa come “fortemente divisa” tra conservatori e liberali, con questi ultimi che combattono contro lo Stato “con ogni mezzo possibile“.
Già il Guardian si mette nei guai – ritraendo la Russia come “divisa”, cosa respinta dalle recenti elezioni che hanno concesso a Vladimir Putin e al suo partito Russia Unita il mandato per la guida del Paese. E se è vero che in realtà, tra l’affluenza alle urne e Putin che raccoglie il sostegno del 63% di quelli che hanno votato (in una elezione con 5 partecipanti), solo il 40% degli elettori totali della Russia registrati ha effettivamente votato per Putin, il suo mandato è ancora più solido di quello del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, con il suo 32% in una corsa a due, o la vittoria dello scorso anno, qui in Thailandia, di Yingluck Shinawatra con un tenue 35%, una vittoria salutata dai media occidentali come “travolgente” .


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Screenshot tratto dal sito del National Endowment for Democracy sui finanziamenti statunitensi per la ONGGolosGolos” presumibilmente era alla ricerca di “irregolarità elettorali” nelle recenti elezioni russe. Golos e altre ONG e partiti di opposizione appoggiati dagli USA, stanno ora cercando di attivare una “primavera araba” in Russia.

Va inoltre sottolineato che le recenti elezioni in Russia sono state funestate dal monitoraggio dell’ONG “Golos“, nel tentativo di screditare i risultati come fraudolenti. Si sarebbe in seguito rivelato che questa ONG, definita“indipendente” dalla stampa occidentale, era in realtà finanziata e diretta dal Dipartimento di Stato USA tramite ilNational Endowment for Democracy (NED).  Tentativi da parte di Wall Street e di Londra d’inquadrare le elezioni fraudolente, sono volte a porre le basi per una più ampia campagna di destabilizzazione politica, e la campagna per le “Pussy Riot” ne è ormai un elemento chiave.

Un’insipida campagna pubblicitaria per conto del Dipartimento di Stato USA
The Guardian è comunque assolutamente corretto quando chiama il processo alle “Pussy Riot” un “processo show”. Tuttavia, sostiene a torto che la spettacolarità sia opera della Federazione russa. Invece, è una messinscena dei media occidentali e della vasta rete di false ONG del Dipartimento di Stato USA. L’Intero articolo del Guardian è propaganda scritta con tono letterario, piuttosto che giornalismo. Lo stesso articolo cita l’avvocato delle convenute, i cui commenti costituiscono il fondamento stesso del titolo dell’articolo. E mentre il Guardian può depredare con successo le emozioni dei lettori male informati, ignari, ma ben intenzionati, non si lascia sfuggire alcuni indizi che ci dicono chi ci sia realmente dietro lo spettacolo. Secondo il Guardian, la difesa “ha cercato di chiamare 13 testimoni, tra cui il leader dell’opposizione Alexey Navalny.” Navalny, naturalmente, è un vecchio agente che riceve sostegno politico e finanziario dall’occidente, nel tentativo di minare il governo della Russia e riportarla ai tempi in cui Wall Street e Londra la saccheggiavano senza ostacoli, come è successo negli anni ’90.
Alexey Navalny è stato Yale World Fellow, e nel suo profilo si legge: “Navalny è la punta di diamante delle sfide legali per conto dei soci di minoranza nelle grandi società russe, tra cui Gazprom, VTB Bank, Sberbank, Rosneft, Transneft e Surgutneftegaz, attraverso l’Unione degli azionisti di minoranza. Ha costretto con successo le imprese a fornire informazioni ai propri azionisti e ha citato in giudizio singoli manager di diverse grandi aziende, per presunte pratiche di corruzione. Navalny è anche co-fondatore del movimento democratico alternativo ed è stato vice-presidente della sezione moscovita del partito politico Jabloko. Nel 2010, ha lanciato RosPil, un progetto sovvenzionato con una raccolta di fondi pubblici senza precedenti, in Russia. Nel 2011, ha avviato RosYama, che combatte le frodi nel settore delle costruzioni stradali.”
Alternativa democratica, anche scritta DA!, è invece destinataria dei fondi del National Endowment for Democracy, il che significa che Alexey Navalny è un agente della sedizione finanziata dagli USA. E nonostante posi da campione della “trasparenza”, Navalny nasconde volontariamente tutto questo ai suoi seguaci. Lo stesso Dipartimento di Stato USA lo indica come operativo dei “movimenti giovanili” in Russia: “DA!: Marija Gajdar, figlia dell’ex primo ministro Egor Gajdar, guida DA! (Alternativa Democratica) Lei è un’ardente promotrice della democrazia, ma realista, per gli ostacoli che incontra. Gajdar ha detto che DA! è focalizzata sull’attività non-partigiana volta a sensibilizzare il mondo politico. Ha ricevuto finanziamenti dal National Endowment for Democracy, un fatto che non pubblicizza per timore di apparire compromessa con una connessione statunitense”.
Navalny è coinvolto direttamente nella fondazione del movimento finanziato dal governo degli Stati Uniti, e ad oggi sono le stesse persone che finanziano DA! che lo difendono su tutti i media occidentali. La menzione della co-fondatrice Marija Gajdar rivela anche come lei abbia collaborato a lungo e, occasionalmente, sia stata arrestata con Ilija Jashin, un altro leader di un gruppo “attivista” d’opposizione russo finanziato dal NED.
Se la difesa delle “Pussy Riot” chiama un noto agente degli interessi occidentali come “testimone”, ci si chiede in quale contesto e in che misura Navalny, e di conseguenza, la National Endowment for Democracy, sia impegnato con le imputate. Navalny ammette che “conosce” una dei membri della band, ma non è in realtà un “testimone”, ma piuttosto avrebbe testimoniato al fine di “difendere la legge e la giustizia.” Appare quindi chiaro che i tentativi della difesa di includerlo nel processo siano politicamente motivati, non avendo nulla a che fare con la legge o la giustizia, e servendo semplicemente come mezzo per collegare le “Pussy Riot” all’opposizione sovversiva del Dipartimento di Stato USA, molti dei cui leader sono stati colti entrare nell’ambasciata statunitense a Mosca, all’inizio di quest’anno.
Inoltre, Oksana Chelysheva, membro del consiglio del Forum Civico russo-finlandese e membro del comitato direttivo del NED, il FIDH finanziato dall’Open Society del criminale riconosciuto George Soros, l’Open Society, laFord Foundation, la Defenders Front Line finanziata dal Sigrid Rausing Trust e il Forum della società civile UE-Russia affiliato ad Amnesty International, a sua volta diretta dal Dipartimento di Stato USA, dirigono la campagna di sostegno alle “Pussy Riot“.

Foto: la campagna di supporto alle “Pussy Riot” è guidata da Oksana Chelysheva della “Russian-Chechen Friendship Society“, una stanza di compensazione per la propaganda terroristica cecena, finanziata dal Dipartimento di Stato USA. Insieme ad Alexey Navalny, sovvenzionato dal Dipartimento di Stato USA, e appoggiate dai media occidentali, le teppiste anti-establishment “punk rockers” ora sotto processo a Mosca, dispongono di un supporto decisamente “di regime“. (Cliccare sulle immagini per ingrandire).

Chelysheva era anche “Vicedirettore esecutivo” della Società per l’amicizia russo-cecena, interamente finanziata dal Dipartimento di Stato USA tramite il National Endowment for Democracy. La “Società per l’amicizia” era essenzialmente una facciata per le pubbliche relazioni dei terroristi ceceni filo al-Qaida che devastano la regione caucasica della Russia, offrendo un nuovo esempio rilevante di come gli Stati Uniti, la NATO e gli Stati del Golfo sostengono apertamente gruppi di terroristi simili a quelli che ora devastano la Siria. La “Società per l’amicizia” svolge una funzione simile a quella dell’ormai screditato “Osservatorio siriano per i diritti umani“.
Mentre non si sa, finora, se i membri delle “Pussy Riot” siano stati contattati da uno di questi gruppi, o dal Dipartimento di Stato o da sue controllate, per svolgere il loro vandalismo, è chiaro che questi gruppi e lo stesso Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, hanno trasformato un’altrimenti stupida violazione della quiete pubblica e dei diritti dei praticanti una fede ad andare in Chiesa senza subire le molestie, in un punto di leva politica contro la Russia.
Aiutando ad abbassare la leva politica, arnesi della propaganda come il Guardian raffigurano il processo come il caso di un gruppo di opposizione liberale russo che lotta contro il ritorno al sistema giudiziario dell’Unione Sovietica. In realtà, è un altra produzione Wall Street-Londra, in linea con il movimento Otpor finanziato dagli USA, alla frode Kony 2012 e alla “primavera araba” ideata dagli USA.

Tony Cartalucci Land Destroyer

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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La Cina lancia una valuta globale Gold Standard


Mark Brander, Domenica, 12 Agosto 2012 17:14

Non ci può essere alcun dubbio che il dollaro USA sarà presto storia.

La Cina sta rifondendo tutte le sue riserve auree in piccole barre di un chilo al fine di emettere una nuova valuta globale basata su oro.

Questo è sicuramente un elemento strategico della loro recente spinta a firmare nuovi accordi commerciali con la Russia, Giappone, Cile, Brasile, India e Iran.

Il gatto è ormai fuori del sacco, gli Stati Uniti saranno additati come ‘barboni’ dalle nazioni più commerciali del mondo e il dollaro andrà in fiamme. GATA ora stima che l’80% dell’oro che gli investitori credono di avere nei conti assegnati se ne è andato da lungo tempo, la maggior parte probabilmente finita in Cina.

Ecco, un estratto da Jim Willie ‘Hat Trick Letter’ articolo Jims recente inizia con “… Molti sono gli eventi, segnali e indizi rivelatori di un vero e proprio fallimento effettivo sistemico in corso.”

Fino agli ultimi mesi, tale battuta è stata respinta dai soldati nell’arena finanziaria.

Ma ultimamente, non possono respingere l’assalto di elementi di prova, una autentica pletora di sintomi orribili di condizioni andate terribilmente storte e soluzioni nel migliore dei casi andati male e nel peggiore dei casi mai capite, in primo luogo.

La Cina rimaneggia LINGOTTI D’ORO

La Cina ha lungo un piano ambizioso per rifusione su larga scala di lingotti d’oro di grandi dimensioni in più piccole barre da 1 kg .

Un grande evento che si sta preparando a perturbare il commercio mondiale e sicuramente il sistema bancario globale. Il grande progetto cinese di rifusione dell’oro punta alla preparazione dell’insediamento di un nuovo sistema commerciale.

Nel processo devono essere costruite le basi per un eventuale nuovo sistema monetario basato sull’oro che supporti i pagamenti commerciali. Inizialmente utilizzato per il commercio, e che verrà successivamente utilizzato nel settore bancario. I Bond degli Stati Uniti saranno accantonati. Considerate il progetto cinese come preliminare ad un collasso del debito basato su sistema del dollaro statunitense.

I cinesi stanno rimuovendo migliaia di tonnellate di lingotti d’oro da Londra, New York, e dalla Svizzera.

Intendono rifondere le barre, non più a sopportare i pesi in once, ma piuttosto in chilogrammi. Le barre più grandi in buona consegna vengono ridotte in barre da 1 kg e custoditi in Cina.

Non è chiaro se il progetto di rifusione è stato fatto interamente in Cina, poiché qualche indicazione è arrivata che le fonderie svizzere potrebbero essere coinvolte, poiché hanno tanta esperienza e capacità.

La storia della rifusione a Londra è confermata dalla mia migliore fonte. Sembra palesemente chiaro che i cinesi si stanno preparando per un nuovo sistema di regolamento degli scambi, in concomitanza con un nuovo sistema bancario a riserva.

Si potrebbe fare una parte considerevole delle nuove barre da 1 kg disponibili per gli investitori al dettaglio e persone facoltose in Cina. Essi eliminano il tossico basato sugli USA Treasury Bond per il settore bancario.Due messaggi sono inequivocabili. Un ribaltone viene dato al sistema occidentale e britannico di libbre e once e altre misure ton queer.

Ma forse qualcosa di più grande è coinvolto. Forse una indagine formale su barre di tungsteno truccate è stata condotta in modo nascosto. All’inizio del 2010, la questione delle barre di tungsteno truccate divenne una grande storia, ovviamente mantenuta hush hush.

Le tracce provenivano da Fort Knox, in particolare si basavano su un furto nel suo inventario. Poi la pista passava attraverso Panama e si estendeva ad altre vie note ai contrabbandieri, come pure al commercio perverso di polvere bianca conosciuta sulla strada come Horse & Blow, o Boy & Girl.

leggi l’articolo intero qui: http://news.goldseek.com/GoldenJackass/1340820786.php

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La Francia si prepara ad evacuare i suoi cittadini da Israele.

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di Corrado Belli

Continua da parte dei paesi occidentali il terrore psicologico nei confronti dei loro cittadini e dell’Iran. Non passa giorno in cui si legge sui giornali che Israele con l’appoggio degli USA attaccheranno lo stato iraniano  sempre per  causa della sua Politica nell’andare avanti con il nucleare, tutti sanno che l’Iran non ha intenzione di costruire l’atomica, ma il suo programma nucleare si basa esclusivamente per scopi civili interni.

La notizia di questa decisione che il governo francese ha preso è comparsa sul giornale “La Tribune“, anche se da alcuni mesi la notizia di un imminente attacco da parte di Israele all’Iran era possibile trovarla sui Blog o siti d’informazione alternativa in Internet, pochi dubitavano e dubitano che Israele si sarebbe azzardata a fare un passo del genere, comunque sia la notizia viene presa con cautela anche dal Governo USA dato che tra le file dei militari c’è malcontento, sia tra i militari USA e Israeliani che da anni ribadiscono che l’Iran non ha alcuna intenzione di procurarsi l’atomica, anche se in fin dei conti è un suo diritto dato che ha firmato la convenzione internazionale sul controllo del Nucleare, mentre lo stato di Israele non lo ha firmato e addirittura si rifiuta di far entrare gli ispettori per dei controlli sulla produzione di armi Nucleari.

La diplomazia francese ha da tempo calcolato uno scenario in cui lo stato di Israele potrebbe attaccare l’Iran anche senza il benestare degli USA e quindi ha predisposto un piano per l’evacuazione dei suoi 200.000 cittadini che vivono in Israele, chiedendo al governo israeliano di tenerli informati quando scatterà l’ora X per avere il tempo necessario di portare a termine l’evacuazione, una Task Force ha già preparato lo scenario che potrebbe succedere e individuato i punti strategici da cui evacuare i cittadini francesi in caso di una risposta da parte dell’Iran e naturalmente anche da parte di forze Libanesi (Jerusalem, Tel Aviv, il porto di Ashod nel Sud di Netanya e una spiaggia a nord di Tel Aviv) un posto visitato volentieri da cittadini francesi, i Miliziani di Hizbollah non staranno a guardare e anche loro lanceranno migliaia di missili in direzione Nord-Israele, mentre l’Iran userà i suoi missili a lungo raggio, nulla è da escludere dopo le ultime minacce che Netanjahu e il suo ministro della guerra Barak hanno mandato in direzione del governo iraniano, anche loro dicono chiaramente che ci saranno morti e feriti tra la popolazione civile e militare.

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Netanjahu e Barak in posa mafiosa davanti a mezzo militare israeliano distrutto.

Ambedue hanno deciso di attaccare l’Iran ancora prima delle elezioni in America del 4 Novembre, sanno bene che non hanno un completo appoggio da parte del comando generale Israeliano come riportato dal giornale israeliano “Yedioth Ahronoth”, la guerra contro l’Iran è alle porte anche se ciò porta a congelare i buoni rapporti con l’America, i due più letti ed ascoltati commentatori israeliani Nahum Barnea & Shimon Shiffer dicono che Netanjahu e Barak hanno deciso di fare questo passo verso l’inizio dell’autunno, nell’articolo scritto dai due si citano pure alcune frasi dette da Barak in direzione di alcuni alti ufficiali dell’esercito Israeliano che sono contrari alla loro decisione “..coloro che hanno paura di finire davanti a un Tribunale internazionale per crimini di guerra possono esercitare il loro diritto di dimettersi”, continua Barak, nonostante ci sia il pericolo di subire grandi perdite, Israele non verrà distrutta, i costi di questa guerra saranno di 375 Milioni di Dollari giornalieri ma questo non significa che noi non possiamo decidere di attaccare uno stato che è una costante minaccia per l’esistenza di Israele.

Una cosa è chiara, i due Psicopatici vogliono attaccare l’Iran anche senza il consenso degli USA, solo cosi possono trascinare l’America in una guerra contro il loro volere, c’è da considerare che la Cina e la Russia non staranno a guardarsi l’aggressione via TV, i paesi Nato saranno trascinati in un’avventura che costerà loro (noi) pelle e palle, considerando che l’elite ha fallito nel suo intendo in Siria e che la loro fine è più vicina di quanto ci si possa aspettare, cercheranno di fare più danno possibile tra le popolazioni del Medio Oriente e Occidentali, porteranno a termine una sola parte del loro piano di conquista, ma scompariranno definitivamente dopo questa pazzia che Israele si azzarderà a fare, caso contrario c’è da prepararsi a delle sommosse in ogni singolo stato Occidentale e anche in USA, anche questo è stato predisposto da anni, il tutto dovrebbe durare fino al 2018 come hanno calcolato i signori della Guerra, altri 5 anni di distruzione e miseria, morti e disperazione, “1914-1918, 1939-1945, 2012-2018????”.

Adesso sapete dove vanno a finire i soldi che paghiamo in forma di tasse, per finanziare una guerra già persa in partenza nella quale pochi avranno una speranza di sopravvivenza, se andiamo a vedere l’età che hanno coloro che stanno portando i popoli della terra allo sfacelo, ci accorgiamo che ormai sono arrivati non solo quasi alla fine della loro presenza da Bestie sulla terra, ma anche alla totale pazzia sintetica che da decenni si portano addosso con sorrisini e premiazioni, chi sono coloro che dovranno gestire il pianeta dopo di loro?

Belli Corrado

"Minority Report" non è più fantascienza, Microsoft sviluppa DAS

L’azienda Microsoft e le forze di polizia della città di New York hanno presentato un sistema informativo per seguire e prevenire le attività criminali nella popolosa città. Il sistema è stato denominato “Sistema di dominio della coscienza”.

NEW YORK – Essere in grado di prevenire i reati e le attività criminali prima che si verifichino è il sogno di tutte le forze di sicurezza. Al cinema e alla televisione sono state create storie in cui la tecnologia facilitava questa possibilità. “Minority Report” o “Person of Interest” sono solo alcuni esempi. Adesso invece, le tecnologie non sono più fantascienza. Domain Awareness System (DAS) è una tecnologia sviluppata da Microsoft e dalla polizia di New York, che controllerà le attività criminali e le anticiperà. Si tratta di un sistema che monitorizza, analizza e incrocia i dati e informazioni di fonti di informazione come l’11 settembre, reti di video-sorveglianza, database e dati su Internet. L’obiettivo è di mantenere un maggior controllo sulle emergenze e di poter, persino anticipare le aree in cui è più probabile che si verifichino. Le forze di sicurezza saranno in grado di collegare i casi e le informazioni, migliorando la loro risposta agli incidenti. La possibilità di analizzare e correlare le informazioni provenienti da fonti diverse in pochi secondi rende anche possibile generare modelli che aiutano ad indagare e prevenire la criminalità. Si tratta di un sistema che ricorda dei film, ma ora funziona nella città statunitense.Di fatto, il sindaco di New York ha ufficialmente presentato il sistema e ha pubblicato un video nel tuo account YouTube in cui appare il sistema e il suo funzionamento, inclusi gli schermi multipli che mostrano le novità in città. “Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezza” (The Papers of Benjamin Franklin).

fonte:

Le guerre vengono motivate da falsi pretesti … cosa faranno per giustificare un'aggressione all'Iran?

Da che mondo è mondo gli USA (ma non solo loro) inventano attacchi ed attentati contro loro stessi per giustificare la guerra.
Chi conosce la storia della portaerei Maddox “attaccata dai vietcong” che servì ad innescare il conflitto in Vietnam sa bene che l’attacco si rivelò poi una (quasi) totale invenzione degli USA, così come invenzione USA furono le storie di bambini appena nati uccisi dagli Iracheni negli ospedali del Kuwait, le storie delle armi di distruzione di massa irachene (che non furono mai trovate, neppure dopo la fine della seconda guerra del golfo).
Adesso vogliono fare la guerra all’Iran
Chi? USA e Israele in primis, ma sappiamo come la Gran Bretagna sia sempre stata fedele alleata nelle guerre degli USA.
Come possono giustificare l’aggressione militare senza un casus belli?
Non possono, qualcosa devono inventarsi.
E allora un attentato ai giochi olimpici farebbe proprio al caso loro, darebbe la giustificazione di fronte all’opinione pubblica per un attacco all’Iran.
L’Iran ha attaccato violentemente il logo dei giochi olimpici che richiamerebbe troppo da vicino la parola Zion ovvero Sion (ed in effetti le analogie ci sono, ma questo poco importa, sta di fatto che l’Iran ha preso di mira – per adesso verbalmente – i giochi Olimpici).
Questa dichiarazione iraniana può essere utilizzata dai servizi segreti per scaricare addosso all’Iran un eventuale attentato gestito o co-gestito dai servizi segreti (in Italia hanno collaborato alle diverse stragi di stato, e non crediate che Mossad, FBI e company siano molto meglio).
Israele ha già lanciato l’allarme, paventando episodi di terrorismo da parte araba (iraniana in particolare) nel quarantesimo anniversario dell’eccidio alle olimpiadi di Monaco .
A 11 anni esatti dall’11 settembre i giochi olimpici un auto-attentato darebbe la possibilità di innescare un altro conflitto.
L’11 agosto potrebbe essere una data simbolicamente importante (10 anni e 11 mesi dopo)
Speriamo che non succede, ma purtroppo la storia ci dice che è già successo.
Ricordatevi che nell’archivio della marina USA ci sono le trascrizioni delle intercettazioni decrittate della flotta giapponese che si avvicinava a Pearl Harbour secondo la ricostruzione del libro “il giorno dell’inganno” . E se questo non vi convince sappiate che USA e Giappone erano già ai ferri corti per l’embargo del petrolio decretato dagli USA ed i segnali di un prossimo atto ostile da parte del Giappone erano evidenti (*) .
Gli USA sapevano che i giapponesi stavano arrivando ma non hanno avvertito i generali che comandavano la guarnizione di Pearl Harbour, perché avevano bisogno di quei 3000 morti per potere convincere il popolo statunitense ad entrare in guerra.
Per altro la fondazione Rockefeller ha pubblicato un paio di anni fa degli studi su “scenari futuri”, il peggiore dei quali prevedeva 13.0000 morti alle olimpiadi di Londra e successivamente il diffondersi di un’epidemia di aviaria. Rockefeller non è un uomo qualunque, ma uno dei più ricchi e potenti uomini al mondo.
In conclusione, se facciamo girare questo messaggio forse possiamo evitare che facciano un attentato? Se siamo in troppi a saperlo/sospettarlo possiamo fare la differenza?
Speriamo di sì.

I mercenari della democrazia

I mercenari della democrazia fonte: etleboro.blogspot.it
Citando un fantomatico comunicato scritto da un presunto portavoce, i media internazionali hanno accreditato senza esitazione la defezione del Primo Ministro siriano, mentre i terroristi attaccavano la sede della televisione di Stato con una bomba. Al contrario, secondo fonti governative della Siria, non vi è stata alcuna fuga dal Governo e, dopo aver smentito l’abbandono di altri Ministri, viene annunciato che l’ex Premier Riad Hijab è stato solo dimesso. Non è un caso, infatti, che il comunicato sia stato trasmesso da Al Jazeera, senza mostrare nessun filmato o prova visiva materiale della presenza in Giordania del Primo Ministro siriano. Tale scenario era stato anticipato proprio dai servizi segreti cinesi – molto attivi nelle attività di intelligence di contrasto alla guerra della disinformazione – che avevano parlato di ‘false defezioni’ montate a livello mediatico dalle lobbies occidentali per dare l’illusione al mondo che il regime di Bashar al Assad sia vicino all’ineluttabile disastro, e con lui anche la Siria. E’ invece sempre più chiaro che Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Israele, Qatar e Turchia sono pronti ad invadere la Siria, sotto la bandiera della ‘guerra umanitaria’, oppure un’invasione soft’. E’ ancor più evidente che hanno dato il Premio Nobel per la pace al Presidente americano più sbagliato,  su decisione della più corrotta commissione del mondo.
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Filmato trasmesso sulla televisione ufficiale siriana  il 23 luglio 2012. Il notiziario spiega come aziende americane finanziate da Qatar e Arabia Saudita stanno costruendo scenografie a grandezza naturale dei quartieri di Damasco a Hollywood, per mettere in scena la caduta della capitale. Viene inoltre evidenziato che sono state già previste le defezioni degli alti funzionari.

Le informazioni rimbalzano da forum, blog e utenti sintetici sino ai grandi media, copiando ed incollando false immagini, deliberate manipolazioni e veri e propri filmati cinema, montati in  studi televisivi. I movimenti virtuali, che nascono e si sviluppano soprattutto sui socialnetwork, vengono creati e gestiti sempre dagli stessi user,  molti di loro già presenti  nei gruppi che hanno promosso i fenomeni di massa di Occupy Wall Street, Anonymous e Indignados.  Tra i motori della disinformazione compare l’Osservatorio Siriano  per i diritti umani – gestito da un certo Rami Abdulrahman – la cui informazione viene rilanciata da tutti i media pellegrini, che come pappagalli propagandano tali notizie accreditando questa fonte nata dal nulla.
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L’opera criminale della disinformazione dei media occidentali

Dinanzi a tale scempio, le intelligence sono scomparse e hanno disertato, lasciando ampio spazio di manovra ai mercenari delle lobbies, che stanno congiurando per portare gli Stati Europei in guerra. L’Italia non si sta sottraendo in alcun modo a questo gioco-forza, ormai schiava della vigliaccheria e del servilismo.  E’ diventata un assassino al servizio dei ‘petronazi’, un mercenario dei media e dell’opinione pubblica sintetica, un covo di falsi ministri  e traditori, con governi di copertura gestiti da congreghe e massonerie, associazioni, circoli, e tutta la finanza creativa necessaria per coprire sporchi traffici.
Il nostro Presidente Giorgio Napolitano, che di ipocrisia se ne intende, ha fatto segnare il degrado più assoluto delle istituzioni, che non è mai stato più basso dalla costituzione dello Stato italiano. La più alta carica dello Stato, mentre giornali e giornalisti erano in preda ad un fanatico voyerismo sulla carneficina della Libia, è rimasto in silenzio. Il Ministro degli Esteri Terzi, oltre a non contare assolutamente nulla, sostiene i terroristi di Al Qaeda, che i soldati italiani invece combattono morendo in Afghanistan. Le immagini degli agguati dei mercenari le abbiamo temute e combattute, ed oggi il Ministro Terzi sostiene chi sparava sulle nostre teste. Ma l’Italia non può per una scelta strategica  schierarsi dalla parte del terrorismo, di chi sgozza esseri umani e spara a brucia pelo. El Alamein, le battaglie in Russia e le altre gesta eroiche dei nostri valorosi antenati non assomigliano minimamente ai droni e alle strategie di acquisti del nostro Ministero della Difesa. Spieghino quindi, i nostri signori della guerra, quanti ‘business’ sono stati fatti dal 2001 ad oggi  grazie alla guerra contro il terrorismo, e quanti fronti sono stati aperti per derubare gli Stati più deboli delle loro materie prime?
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Manifestazione in sostegno al governo siriano tenuta a Sydney questa domenica 5 agosto.
Oggi, ancora una volta, abbiamo da una parte liberi cittadini siriani che in tutto il mondo difendono Bashar al Assad, con cortei e manifestazioni, mentre dall’altra una pseudo-opposizione fatta di estremisti guerriglieri, che si nasconde dietro un passamontagna. Mentre i giornalisti siriani vengono uccisi e linciati, Al Jazeera trasmette immagini e comunicati delle oppressioni dell’esercito siriano. Proviamo davvero una profonda vergogna per questa classe dirigente fatta da corrotti cocainomani, servi delle corporations e delle congreghe. Una volta c’era la Gladio, ed ogni Stato occidentale ne aveva una. Ci sono state mille controversie e tanti morti: erano uomini illusi, convinti di difendere una patria già venduta. Oggi Al Qaeda, prodotta dalle stesse entità che l’hanno combattuta, prolifera delinquenti, assassini, promettendo compensi e salari, per poi  mandarli sul fronte come carne da macello. Sta però arrivando il momento in cui i committenti di bombardamenti ed invasioni dovranno rispondere dei massacri e delle barbarie, ci sarà un Tribunale dell’Aja anche per i ‘portatori di democrazia’. La nostra speranza vive oggi nella nostra stessa forza di reagire a questa deturpazione della civiltà che ci apparteneva. Uno di noi vale mille di voi…
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Le immagini mostrano circa 650 Peshmergas che fanno ritorno dopo essere stati addestrati in un campo a Duhok, nel Kurdistan del Sud, al confine con la Siria. Secondo speculazioni da Ankara, Damasco avrebbe consentito l’avanzamento dei ribelli kurdi lungo la frontiera con la Turchia, come risposta alla possibile aggressione turca.

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Il nostro Messico del futuro (video)

Interessante pezzo di Marco Nurra su un video virale che sta girando parecchio in Messico: in soli tre giorni ha raccolto oltre 1 milione e mezzo di visite su Youtube.


PadPad
giovedì 12 aprile 2012 16:46

di Marco Nurra

Voglio condividere con i miei 10 lettori un video virale che sta girando parecchio in Messico: in soli tre giorni ha raccolto oltre 1 milione e mezzo di visite su Youtube.

È un cortometraggio, molto ben realizzato, che denuncia i grandi problemi della società messicana e lancia un appello ai candidati alle prossime elezioni governative. Non aggiungo altro per il momento. Buona visione:

 

 

OPINIONE A CALDO

Inizia il video, la prima cosa a colpirmi è la contundenza con cuil’immagine del bambino che fuma ci introduce in una realtà quotidiana fatta di rapine a mano armata, sequestri, corruzione e violenza. Il fatto di vedere dei bambini fumare, rapinare, minacciare, impugnare mitra, sequestrare e uccidere, amplifica senza dubbio la percezione dell’allarme sociale.

L’idea di far recitare la parte degli “adulti” a bambini tra gli 8 e 12 anni non è certo una novità, però sorprende la qualità della recitazionee la dinamicità del video (con delle riprese e un montaggio eccellenti), che in nessun momento annoia o induce a cambiare canale (come direbbe mio nonno). Il video finisce con il monologo di una bambina che si rivolge direttamente ai candidati, chiamandoli per nome, e li avverte che “il tempo sta finendo” e urge costruire un Messico migliore.

Nel suo insieme, e questa è un’opinione personale, mi sembra un cortometraggio molto originale ed efficace (se il suo scopo è la viralizzazione online).

REAZIONI POLITICHE

Sebbene tutti i candidati abbiano accettato l’appello (forse facendo buon viso a cattivo gioco), dal Parlamento sono arrivate dure critiche. Una deputata ha chiesto che la Comissione Nazionale per i Diritti Umani (CNDH) stabilisca se il video viola i diritti dei bambini.

Altri ne hanno chiesto l’immediata cancellazione dalla rete (che come sappiamo tutti è praticamente impossibile ormai).

CRITICHE E ACCUSE AI PROMOTORI

Come mi fa notare @Tigella, è evidente che guardando un video così la prima domanda che sorge è “chi c’è dietro?

Il video è stato realizzato dall’associazione Nuestro México del Futuro, che nel suo sito si definisce come “un movimento sociale a scala nazionale che ha convocato tutti i messicani per esprimere la propria visione sul Messico nel quale gli piacerebbe vivere“. Secondo il quotidiano El Universal, i realizzatori del video durante i 20 mesi precedenti al lancio della campagna hanno raccolto oltre 10 milioni di risposte alla domanda “Qual è la tua visione positiva del Messico?“.

Il video è stato accolto con entusiasmo sulle reti sociali (TT su Twitter con hashtag #NiñosIncómodos). Oltre ai tanti commenti positivi, però, c’è anche chi critica i promotori dell’iniziativa e chi sta dietro al movimento.

Nuestro México del Futuro, infatti, è promosso dal Grupo Nacional Provincial (GNP), un gruppo assicurativo che vanta un costante impegno sociale (o almeno è quanto affermano nel loro sito). Alberto Bailleres, presidente del consiglio d’amministrazione di GNP, è una figura molto controversa riconducibile a idee di estrema destra, secondo il settimanale d’informazione ProcesoBailleres è il quarto uomo più ricco del paese, con una fortuna calcolata in 8 miliardi e mezzo di dollari e diverse operazioni finanziarie discutibili alle spalle. Non certo un filantropo.

Chi critica il video sostiene che GNP e Bailleres abbiano guadagnato e speculato per decenni grazie ai mali della società messicana, per cui la realizzazione di questa campagna viene tacciata di ipocrisia.

di Marco Nurra

Tre navi da guerra cinesi entrate nel Mediterraneo

Tre navi da guerra cinesi entrate nel Mediterraneo

Dopo le dichiarazioni del segretario di Stato americano Hillary Clinton, su un potenziamento della presenza americana nel Mediterraneo, in funzione di protezione della popolazione siriana, Russia e Cina naturalmente non sono state a guardare. In particolare la Cina, il cui governo centrale ha autorizzato tre unità navali da guerra ad entrare nel Mare Mediterraneo attraverso il Canale di Suez. Le autorità egiziane non hanno opposto alcun veto e anzi, il passaggio degli incrociatori pesanti “Noauio-83”, “Quigb-133” (con attrezzature per oltre 4mila tonnellate) e della portaerei “Waishanhu-878” (con 11mila tonnellate di materiali) è avvenuto con la protezione dell’esercito egiziano e con il blocco del traffico del canale per motivi di sicurezza.
La Russia invece è presente nel Mediterraneo con 11 unità da guerra che svolgono attività di pattuglia lungo il litorale siriano e in procinto di partecipare ad una articolata quanto intempestiva esercitazione congiunta proprio con Cina e Siria, e con lo schieramento di circa 90mila uomini.
(Nell’immagine uno dei due incrociatori pesanti cinesi nel passaggio del canale di Suez)

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