I danni dell'Alluminio: dove si trova, effetti e rimedi naturali

L’alluminio è presente nel nostro cibo (vedi qui, quiqui), nell’approvvigionamento idrico e del suolo (vedi qui), e in numerose altre fonti di uso quotidiano per cui la maggioranza delle persone soffre di un certo grado di tossicità da alluminio. Dopo anni di esposizione accumulata e del suo deposito nei tessuti del corpo, questo veleno può avere risultati che vanno da una degenerazione del cervello a deformità. Secondo le statistiche del laboratorio Mineral Test, nelle Marche che è una tra le regioni a più basso inquinamento di metalli pesanti, il livello di alluminio nella popolazione è il doppio rispetto al limite massimo consentito.

Fegato, ossa polmoni, tiroide e cervello sono i siti in cui si immagazzina l’Al nel nostro organismo. La percentuale di Al nel capello è in stretta relazione alla percentuale presente nelle ossa. E’ accertato che il morbo di Alzheimer è correlato anche ad alte quantità di Al nel tessuto cerebrale.

Una ricerca dell’autunno 2000 del dott. R. Chinellato, chimico, svolta tramite spettrofotometro presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, avente per obiettivo l’aranciata in lattine, rivela che anche in presenza di un degrado del rivestimento interno apparentemente non degno d’interesse, l’Al della lattina viene ceduto alla bibita fino ad una concentrazione di 0,5 mg/lt, equivalente ad oltre il doppio della concentrazione massima prevista dalle normative nazionale.

 

I pericoli dell’avvelenamento da alluminio Continua a leggere

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Umili servitori silenziosi

28 agosto 2012 | Autore  | 

Vi avverto. L’articolo che state per leggere è incompleto, dilettantesco e anche un pochino surreale. In una parola, strano. Strano come la protagonista, la mia intervistata, che conosceremo fra poco.

Poiché intervistare la gente mi sembra un ottimo modo per cercare di capire il mistero della psiche umana, non mi sono lasciato scappare l’opportunità d’incontrare di nuovo Federico Varutti, di cui ho già parlato recentemente. In quell’occasione, avendomi invitato a cena a casa sua, ho pensato che ci sarebbero state altre cose interessanti da vedere e studiare.

Infatti, la cosa più interessante da esaminare si è rivelata sua moglie: Katerina Orun, polacca da trent’anni in Italia. Ella, tra unpiatto di farro e una frittata di portulaca, mi ha parlato della tecnologia EM, a me fino all’altra sera totalmente sconosciuta.

EM sta per Microrganismi Efficaci, ovvero i batteri, principalmente lattici, responsabili del processo rigenerativo. Sono stati scoperti e divulgati dal professor Teruo Higa, che insegna orticoltura all’università delle isole Ryukyu, in Giappone.

Ai miei tempi furoreggiava Fukuoka, con “La rivoluzione del filo di paglia”, vero libro di culto della mia generazione, insieme a “Siddharta”, di Hermann Hesse.

Dal Giappone ci giunge anche la teoria diMasaru Emoto sulla natura dell’acqua e in particolare sulla memoria che il vitale elemento possiederebbe.

Evidentemente, al di là delle mode passeggere, noi occidentali siamo affascinati dalla cultura e dalle filosofie dell’estremo oriente: Marco Polo e Tiziano Terzani ne sanno qualcosa.

In realtà, al professor Higa non si può attribuire la scoperta vera e propria dei batteri rigeneranti, perché della bontà di quelle piccole bestioline ce ne siamo accorti da un pezzo. Tanto è vero che i sumeri con la birra e gli antichi greci con il vino furono fra i primi a capire che dalla fermentazione di certe piante si poteva ricavare un pizzico d’inebriante felicità. Per inciso, le popolazioni precolombiane forse avevano fatto la stessa cosa con il mais e io mi ricordo di come nel 1993, durante il mio viaggio in Perù, il modo in cui veniva preparata la “Chica” provocava moti di disgusto in tutti noi turisti schizzinosi. Il mais infatti veniva preventivamente masticato dalle donne anziane dei villaggi e poi messo a fermentare. Continua a leggere

Arriva il "Colosso dei deserti": un'altra Balla

 

Dopo Caronte, Minosse, Scipione, Caligola, Nerone e Annibale, è ora il turno del Colosso dei deserti! Questa estate sempre più torrida sta mettendo in ginocchio il BelPaese, causando da Nord al Sud danni alle colture così pesanti da far parlare di vero e proprio stato di calamità.
Il tempo ed il clima sono tutt’ora manipolati da una banda di criminali senza scrupoli, con obiettivi ben precisi e con la piena collaborazione delle autorità governative che, invece, dovrebbero essere preposte alla tutela dell’ambiente, della salute dei cittadini e della stabilità economica dei paesi. Sappiamo, però, che purtroppo non è così. …
In Veneto sono più di 350 mila gli ettari in forte sofferenza, con perdite che arrivano al 100 % nelle zone non irrigate della bassa padovana e un calo delle rese complessivo stimato in oltre 7 milioni di quintali per il granoturco e 560 mila quintali per la soia. In Lombardia i raccolti di mais e pomodori hanno subìto tagli di oltre il 20 %. Inoltre per salvare campi e raccolti gli agricoltori sono costretti a usare a pieno regime le pompe per pescare l’acqua dai canali e irrigare, con un aumento del consumo di gasolio pari al 30 %.

In Emilia Romagna ad essere in ginocchio è soprattutto il settore ortofrutticolo, secondo quanto emerso da una riunione della consulta agricola regionale. Il lungo periodo di siccità, iniziato lo scorso novembre, ha portato alla perdita fino al 100 % del raccolto nelle province di Ferrara e Bologna. In Abruzzo calo del 30 per cento della produzione di finocchi, radicchi e carote nelle coltivazioni del Fucino. Si rivela urgente la necessità di ammodernare il sistema di irrigazione.
In Toscana secondo una prima stima sarebbero 60 milioni i danni provocati da caldo e siccità. Il 30 per cento del pomodoro, il 50 per cento di mais, girasoli e barbabietola sono già andati persi, mentre nelle stalle le mucche hanno prodotto il 20 % in meno di latte a causa dello stress causato dal caldo rovente. Anche in Lazio per l’agricoltura è codice rosso; ad essere colpiti sono soprattutto castagneti, noccioleti, oliveti, vigneti e ortofrutta mentre sono in pericolo anche gli allevamenti zootecnici, sia bovini che ovini, che per la mancanza di foraggio e per l’afa hanno ridotto drasticamente la produzione di latte bovino e ovino. Nelle Marche le alte temperature registrate a luglio in provincia di Pesaro, fino a 6 gradi superiori alla media, hanno portato a un calo della produzione di girasole che va dal 20 % fino al 90 % per chi ha seminato tardi.
In Campania i danni alle coltivazioni di mais, pomodoro e uva e tabacco sono stimabili in circa 50 milioni di euro. Infine in Puglia sono 108 i milioni di metri cubi di acqua in meno negli invasi all’inizio di agosto 2012, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, una situazione da allarme rosso per le produzioni orticole, frutticole e gli animali. Calo del 25 % per i pomodori, mentre le mucche hanno prodotto in media dal 10 al 20 per cento di latte in meno, con punte che arrivano anche al 50 per cento nei giorni più roventi. [1]
La stazione H.A.A.R.P. di Gakona (Alaska), dispone di 180 antenne che, lavorando di concerto, riescono a produrre a terra un ritorno di bassa frequenza, sparando sulla ionosfera una ricaduta di 10 gigawatt (10 miliardi di watt). 10.000MW = 130 decibel (jumbo al decollo). Se moltiplichiamo 1 w per migliaia di volte, si può immaginare la ricaduta al suolo: esplosioni radianti (i famigerati boati…) a qualsiasi altezza, terremoti a qualunque profondità, manipolazione del clima, innalzamento della temperatura dell’aria…
H.A.A.R.P. non influisce sulle correnti a getto direttamente, ma in modo indiretto. Se la ionosfera si espande nello spazio, la stratosfera sottostante ad essa deve modificarsi per colmare quel vuoto e, modificandosi, devia il corso delle correnti a getto di migliaia di chilometri, alterando gli spostamenti dell’acqua nell’atmosfera.
H.A.A.R.P. è solo uno dei numerosi “riscaldatori ionosferici” installati in tutto il mondo. Solo gli Stati Uniti ne contano tre: uno a Gakona ed uno vicino a Fairbanks, in Alaska ed un altro ad Arecibo, in Puerto Rico. La Russia ne ha installato uno a Vasir Surks, nei pressi di Nižni Novgorod e l’Unione europea un altro nei dintorni di Tromso, in Norvegia. Sfruttando un’azione congiunta, questi trasmettitori sono potenzialmente in grado di alterare il clima di qualunque area del pianeta, variando radicalmente la traiettoria delle correnti a getto ed innescando temporali catastrofici o tremende siccità. Il riscaldamento dell’atmosfera potrebbe persino cambiare l’epicentro degli uragani e creare delle cupole di alta pressione in grado di deviarne il corso.
I cosiddetti “riscaldatori ionosferici” vengono sfruttati per le mutazioni atmosferiche. I rapporti del’esercito statunitense lo dimostrano, il Pentagono lo ammette nei documenti ufficiali, eppure smentisce il loro reale uso di fronte all’opinione pubblica.
Il governo statunitense è fermo sulle sue posizioni e ribadisce che H.A.A.R.P. è semplicemente una struttura per la ricerca meteorologica, ma è forse un caso che dalla sua attivazione gli esperti abbiano registrato bizzarre anomalie climatiche, tra cui massicce inondazioni, uragani, drammatici periodi siccitosi e terremoti?
I calcoli matematici disponibili prevedono un “riassestamento” della corrente a getto polare per il 26 agosto e ciò, in linea del tutto teorica, dovrebbe portare a copiose precipitazioni e ad un repentino calo delle temperature, sempre che i militari e chi per loro non rovinino, ancora una volta, la festa. [2]

Gli ogm sono una minaccia per l'umanità

Secondo gli scienziati, il consumo di alimenti geneticamente modificati renderebbe le persone sterili. Questo fenomeno è stato individuato nella terza generazione di animali alimentati con semi di soia e mais geneticamente modificati.

SOCIAL:

La ricerca congiunta degli scienziati dell’Associazione Nazionale Russa della Sicurezza dei Geni e dell’Istituto di Problemi di Ecologia ed Evoluzione hanno scoperto che i criceti nutriti con soia OGM non sono riusciti a riprodursi, dopo tre generazioni.

“Abbiamo lavorato con quattro gruppi di criceti: uno alimentato senza soia, un altro alimentato con soia non transgenica, un terzo con soia transgenica (OGM) e il quarto con una maggiore quantità di soia transgenica” ha spiegato il biologo Alexei Surov. Dopo aver alimentato i criceti per due anni, nella terza generazione sono stati riscontrati risultati devastanti in quelli che mangiavano solo soia transgenica, e in particolare in quelli con diete con quantità maggiori di Ogm. Si è inoltre constatato una crescita più lenta e un alto tasso di mortalità tra i loro figli. In un altro studio simile realizzato in Russia, i ricercatori hanno riscontrato un ritardo della crescita negli animali, alta mortalità tra i giovani, e anchecrescita di peli nella bocca dei criceti. Scienziati provenienti da Francia, Austria, USA e l’India hanno fatto sperimentazioni simili con topi, maiali e mucche confermando il pericolo potenziale o reale dei prodotti OGM sulla salute umana, sugli animali, le piante e soprattutto l’ambiente.

Le multinazionali dell’industria del transgenico della Monsanto, Dow AgroScience, Pioneer, Syngenta, tra gli altri, promuovono il consumo di alimenti geneticamente modificati e ignorano costantemente la ricerca ed esperti che si oppongono al rilascio di organismi geneticamente modificati (OGM). Gli esperti in materia dicono che raccogliere sempre più sementi geneticamente modificate senza sapere come influenzano la salute è l’unico obiettivo delle aziende del settore. “L’avidità di un gruppo di potenza mondiale sta portando ad un caos sanitario“, afferma il professore di biotecnologie Alejandro Romero. Gli esperti hanno chiamato questi esperimenti con mais transgenico o altri prodotti geneticamente modificati “semi di Frankenstein, mentre quelli destinati al consumo umano o animale sono considerati “esperimenti frankenstiniani”. “Milioni di persone muoiono ogni anno, senza sapere che è a causa di pesticidi, semi modificati, alimenti ottenuti da semi geneticamente modificati o impregnati di veleni che o vi uccidono o vi sterilizzano”, ha detto Romero.

Fonte:

L’industria casearia e l’invenzione del fabbisogno di calcio

10 aprile 2012 | Autore  | Stampa articolo Stampa articolo
Il fabbisogno di calcio per l’essere umano… provate ad indovinare!? È stato inventato dall’industria casearia (che nel 1994 lo portò a 1000 milligrammi al giorno, nel 1997 a 1200, nel 2001 a 1500!).
Il fabbisogno reale è molto più basso di quanto si dicesse. Già nel 2007 in tutta Europa è stato riportato a 700 milligrammi al giorno per gli adulti e 400 per gli adolescenti. Ma già nel 1962 le raccomandazioni per il calcio del FAO/WHO Expert Group erano per gli adolescenti di 350 milligrammi e le donne in gravidanza di 500 milligrammi al giorno. In Cina o in Zambia e in altri paesi in cui la incidenza di fratture ossee era nulla o quasi, le persone avevano un introito di calcio che andava da 250 fino a 400 milligrammi al giorno (Hunt 2007). Le ossa contengono calcio. Che cosa dobbiamo fare per curare le ossa fragili e malate? Ingerire più calcio? Ma il calcio contenuto nel latte di vacca precipita sulle ossa in modo tale da renderne la struttura rigida e particolarmente fragile.
Studi lo confermano: il calcio del latte, poiché è relativamente inassorbibile ed in eccesso, va a creare il problema delle calcificazioni inappropriate sui tessuti molli, legamenti, cuore, etc., perché è lì che quel calcio sedimenta, precipita.
Sono proprio le nazioni che consumano le maggiori quantità di prodotti caseari, gli Stati Uniti, Israele, l’Olanda, la Finlandia, che hanno le incidenze maggiori di fratture ossee. Se il consumo di prodotti caseari veramente aiutava le nostre ossa, ce ne saremmo accorti, almeno negli Stati Uniti, dove il consumo pro-capite di formaggi è passato da cinque chili nel 1970 a undici nel 1990, sedici nel 2006 e oltre diciannove chili nel 2010. E invece l’incidenza di fratture ossee è aumentata in maniera esponenziale negli ultimi quarant’anni.
Considerate questo: 100 grammi di latte materno, destinati alla rapida mineralizzazione dei tessuti del neonato, contengono 33 milligrammi di calcio, mentre la stessa quantità di latte vaccino ne contiene 118 milligrammi, quindi quasi quattro volte tanto. Se accettiamo l’idea che la natura fa tutto per dei buoni motivi, dobbiamo pensare che il latte di mucca dispone di troppo calcio per gli esseri umani.
Quali sono gli effetti negativi di un eccesso di calcio? Ebbene sappiamo che le difficoltà causate dall’uso di carbonato di calcio (usato per svariati anni come antiacido) consistevano in affaticamento, cefalea, nausea senza vomito, scintigrafie ossee anormali, anormali livelli di ormone paratiroideo e insufficienza renale.
L’integrazione di calcio oltre i 2.500 milligrammi al giorno ha importanti effetti negativi sull’equilibrio dei minerali nel corpo (Kato 2004). Uno studio pubblicato sull’American Journal of Medicine descriveva un uomo che aveva accettato di prendere come trattamento per i dolori allo stomaco un antiacido a base di carbonato di calcio. Nonostante lo avesse preso tutti i giorni per oltre quattro anni, sul paziente furono riscontrati successivamente numerosi episodi di fratture.
La cosa strana era che il grado di mineralizzazione ossea era davvero soddisfacente. Una Tac però aveva rivelato calcificazioni ai reni (Carmichael 1984).
Aumentando negli anni l’utilizzo di carbonato di calcio contro l’acidità di stomaco, i ricoveri ospedalieri per l’ipercalcemia sono passati da un tasso inferiore al 2% nel 1990 a quello del 1993 che era del 12%. Secondo Beall e Scoheld (1995), la condizione di ipercalcemia è reversibile se diagnosticata precocemente. Ma le persone spesso prendono gli antiacidi a base di carbonato di calcio regolarmente per anni, senza considerare i possibili effetti collaterali, come per esempio artriti o danni renali permanenti. Dopo aver riportato tutti questi dati scientifici di cui ci si dimentica spesso, non mi rimane che ribadire che il modello di guarigione più accurato e che ottiene risultati migliori è quello naturale, che si basa sulla fiducia nella natura e che s’interroga sui possibili problemi metabolici o sui sovraccarichi tossici.
Carl Lewis vegano e le sue prestazioni del 1991 : http://www.youtube.com/watch?v=sDZ3Lj6SKvg
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– FAO/WHO Expert Group. 1962. Calcium Requirements. Rome, FAO.
– FAO. 1974. Handbook on Human Nutritional Requirements. Rome, FAO.
– Truswell, S. 1983. Recommended dietary intakes around the world. Report by Committee 1/5 of the International Union of Nutritional Sciences. Nutr. Abstracts Revs., 53: 939-1119.

Il "formaggio analogo" vi dice niente?

 Non è un nuovo formaggio, sembra un formaggio, ha il sapore di un formaggio, ma è uno dei tanti scandali alimentari!
“Formaggio analogo” il formaggio senza formaggio!

 

E lo mangiamo, e a nostra insaputa, infatti è un ingrediente che troviamo in pizze, lasagne, hamburger e altri piatti industriali … sostituisce la mozzarella, o formaggi a pasta dura come Emmental, Gouda o altri.
E forse, se ci basiamo sulla foto del loro sito ufficiale italiano, il parmigiano:
http://www.cargill.it/it/products/other/index.jsp
La Cargill è una multinazionale statunitense,  attiva principalmente nel settore alimentare, e che opera in 63 paesi. Esistono due versioni di “formaggio analogo” inventato da Cargill:

  • Il primo è una pasta composta da 15% di proteine del latte, di olio di palma, aromi ed addensanti che esiste dal 2007.
  • L’altro chiamato “Lygomme™ACH Optimum“destinato al mercato europeo, del 2009, è composto da tre amidi, un galattomannano (E 410, 412, 417) e carragenina (E 407), tutti e due agenti gelificanti, e aromi.  
Tutto molto appetitoso!
E non ci crederete mai, il Lygomme™ACH Optimum è stato uno dei tre finalisti del premio Food Ingredienti Excellence 2009, categoria “Innovazione dell’anno fra i prodotti lattieri”.

I consumatori sono ingannati, ma il Lygomme è un terno a lotto per l’industria perché costa 60% in meno rispetto ad altri formaggi simili (e il 200% in meno rispetto al vero formaggio): tutti si sono gettati su questo proidotto dopo l’impennata dei prezzi del latte.
Inoltre, Cargill cinicamente si vanta di aver inventato qualcosa di buono per la nostra salute, perché, dice, che la sua Lygomme non contiene grassi saturi, e lattosio, ed è adatto sia per l’alimentazione come la halal o la kosher. 
Credete di mangiare formaggio con la pizza, le lasagne, il cheeseburger ma di fatto mangiate un’infame miscuglio che non fa certo bene alla salute .
La Commissione europea ha autorizzato l’uso di questo formaggio a condizione che i suoi ingredienti siano elencati sull’etichetta. Ma chi guardera’ questi caratteri minuscoli? Chi fara’ la differenza fra il galattomannano-carragenina e  il vero formaggio?
Leggere: Mangiar m…a? E’ questo il nostro futuro?… I consumatori europei devono essere informati oggettivamente in merito ai prodotti alimentari, per poter decidere autonomamente che cosa comprare e come alimentarsi. Il formaggio suggerisce il piacere del latte e la salute. Attualmente,un formaggio artificiale sta invadendo il mercato alimentare. Questo formaggio sintetico viene utilizzato sempre più frequentemente in prodotti pronti quali la pizza o le lasagne ed è prodotto a base di olio di palma, amidi, proteine del latte, sale ed esaltatori di sapore. L’immagine usata sulle confezioni mira a dare al consumatore l’impressione che si tratti di formaggio. Mentre le vendite di buoni prodotti lattieri ristagnano o sono in declino, viene fatta una concorrenza predatoria con prodotti di sostituzione …

… e poi qualcuno non reisce a credere che esistano le scie chimiche, ma se ci fanno mangiare ogni sorta di porcheria!

Fonte:
http://tuttouno.blogspot.com/2012/02/formaggio-analogo-il-formaggio-senza.html
Fonte: http://scienzamarcia.blogspot.com/2012/02/il-formaggio-analogo-vi-dice-niente.html

Greenpeace contro gli ogm del Parmigiano-Reggiano!


Oggi riporto una notizia che per me è di vitale importanza.No agli OGM.Poi leggo la battaglia che sta portando avanti Greenpeace :il parmigiano-reggiano si fa con il latte. E il latte viene dalle mucche. Fin qui nulla di nuovo. Ma il punto è che le mucche del Consorzio del Parmigiano Reggiano mangiano ogni giorno soia OGM della Monsanto. Gli organismi geneticamente modificati contaminano, in questo modo, la filiera di produzione e, dai laboratori della Monsanto, arrivano spediti sulle nostre tavole.

 

La stragrande maggioranza degli OGM che arrivano in Italia finiscono nei mangimi animali. E contaminano anche i prodotti della nostra tradizione che ci sono cari come il Parmigiano-Reggiano.

 

La soia OGM della Monsanto – modificata per sopportare dosi massicce di erbicida – è sempre più presente nelle stalle italiane. Attraverso il latte arriva al consumatore finale e – di passaggio – contamina anche alcuni dei più rinomati prodotti a Denominazione di Origine Protetta. E’ una situazione molto grave: sempre più spesso i prodotti italiani di qualità vengono copiati – i vari Parmesan, Regianito e Parmesao sono solo un esempio. E per resistere su un mercato così aggressivo servono qualità e sicurezza senza ombre.Non tutto il Parmigiano-Reggiano è toccato dagli OGM. La produzione legata all’agricoltura biologica non impiega OGM e offre ai consumatori un prodotto garantito da tutti i punti di vista.

 

Dal 2002, Greenpeace chiede al Consorzio di affrontare il problema OGM. Le alternative ci sono. E sono concrete. La soia certificata non-OGM è disponibile sul mercato in grandi quantità e a costi ragionevoli: abbastanza per tutta la produzione del Parmigiano-Reggiano e per l’intero fabbisogno italiano. Si tratta solo di scegliere, una scelta volta alla tutela e al futuro.

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Madri attenzione: allattare fa male?!

Inviato da Redazione il 23/1/2012 2:00:00 (3153 letture)

Ormai siamo alla pura follia: una ricerca scientifica del CDC (Center for Disease Control) ha stabilito che il latte materno impedisce ad un certo vaccino di funzionare al meglio nel corpo del neonato, e quindi… suggeriscono di evitare l’allattamento al seno.

Non stiamo scherzando. La ricerca si intitola “Inhibitory effect of breast milk on infectivity of live oral rotavirus vaccines” (Effetto inibitorio del latte materno sulla infettività del vaccino orale rotavirus vivo) e la trovate qui.

Una ricerca simile si domanda se il latte materno possa interferire con il vaccino rotavirus, mentre una terza conferma che la madre passi al bambino gli anticorpi per combattere il rotavirus tramite l’allattamento.

In altre parole, ci si lamenta che il latte materno impedisca di immunizzare il bambino, infettandolo intenzionalmente con il rotavirus, quando il bambino è già perfettamente in grado di distruggere il virus per conto suo.

La differenza, naturalmente, è che il latte materno non costa nulla, mentre il vaccino te lo vende la casa farmaceutica.

Non vi ricorda niente, questo strano meccanismo perverso? Pensateci bene…

Come si fa a quintuplicare in pochi anni il budget del Pentagono? Si toglie alla difesa aerea la capacità di intervenire, bloccando alcuni punti nevralgici della catena di comando. Poi si fanno “attaccare” gli Stati Uniti da una banda di dirottatori qualunque, causando una catastofe impressionante, che scatena nella gente una tale paura e indignazione da chiedere di rafforzare al massimo una difesa che era già perfettamente in grado di respingere qualunque terrorista al mondo.

Problema, reazione, soluzione.

Solo che in questo caso hanno esagerato, perchè nel mettere sotto accusa una cosa così universalmente valida, apprezzata e insostituibile come il latte materno, persino la più distratta della persone si accorge che c’è qualcosa che non quadra.

Ma loro se ne fottono, e ci provano lo stesso. Ed hanno ragione a farlo: finchè la gente non si ribella e li manda tutti a quel paese, loro hanno solo da guadagnarci. Al massimo non ci casca nessuno, ma si può sempre riprovare.

Massimo Mazzucco

Un articolo che critica la ricerca del CDC, arrivando a definirla “ridicola”.

(Grazie a Musicband per la segnalazione).

fonte:

NEGLI USA VIA LIBERA AL NUOVO MAIS MONSANTO NONOSTANTE I TEST

 

La Commissione Europea ha dato la propria autorizzazione, giovedì 22 dicembre, all’importazione in Europa ed alla trasformazione di tre varietà di mais Ogm, destinate sia all’alimentazione umana cha animale, e del cotone Gm. Il via libera è stato accordato nonostante gli stati membri dell’Unione Europea abbiano espresso la propria contrarietà e senza tenere conto del parere sfavorevole espresso da numerosi cittadini comunitari, come testimoniato da rilevazioni ufficiali effettuate tramite i sondaggi d’opinione da parte di Eurobarometro.

Di Marta Albè
 Lo scorso 13 dicembre la Commissione Europea aveva affrontato il tema degli Ogmin merito all’introduzione in Europa di due varietà di soia transgenica. In assenza di una maggioranza di pareri favorevoli o contrari ad essa, la questione rimarrà in una fase di stallo, finché i rappresentanti europei non troveranno un accordo unanime che avvalli o vieti l’importazione della due varietà di soia geneticamente modificata nell’Unione Europea.