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Sono andati su Marte …Su Marte?? …Ah ah ah – Ah ah ah

17 agosto 2012 | Autore  | 

Dopo la balla lunare ci voleva una favola marziana?  Quanto tempo passerà prima che anche questa ennesima frottola venga svelata? ndr

Preso da Luogocomune.net di Massimo Mazzucco

Dall’ANSA di oggi leggiamo: “Tutto sta procedendo bene e si prevede anche bel tempo, su Marte, per la missione della Nasa che lunedi’ mattina si prepara a portare sulla superficie del pianeta rosso il rover Curiosity.”

Per fortuna, ero molto preoccupato che la nostra sonda dovesse arrivare in un giorno di pioggia. Già Marte è deprimente quando c’è il sole…

“Dopo un viaggio di otto mesi, nel quale ha percorso più di 560 milioni di chilometri, il rover laboratorio Curiosity si prepara ad affrontare una delle missioni più ambiziose mai tentate: dovrà scendere nella rarefatta atmosfera marziana come un proiettile lanciato alla velocità di oltre 21.000 chilometri orari per rallentare fino a fermarsi sulla superficie nell’arco di sette minuti.”

E cosa ci sarebbe di così ambizioso? Le altre sonde arrivavano forse a passo d’uomo, caute caute, e non rallentavano nemmeno prima di posarsi sulla superficie? Anzi, su Marte ci va di lusso, perchè c’è l’atmosfera, e quindi si può usare il paracadute. Pensate invece alle sonde Surveyor, che sono atterrate intatte sulla Luna senza atmosfera. Quello sì che è un miracolo di “ambizione”. (Però erano altri tempi, bisogna dirlo. Oggi non c’è più la tecnologia di una volta).

“In questa manovra difficilissima, nella quale Curiosity eseguirà autonomamente centinaia di operazioni, il robot-laboratorio dovrà centrare quella che gli esperti della Nasa definiscono la “cruna di un ago”, ossia il punto del cratere Gale più interessante per andare a cerca tracce di vita passata su Marte.”

Ma come sarebbe? Andiamo a cercare tracce di vita, e sappiamo già dove trovarle? (Mi viene in mente quel mafioso, che fu “trovato” dalla polizia a casa sua, dopo 20 anni che ci viveva tranquillamente con la mamma).

“E’ il più grande laboratorio automatico che abbia mai funzionato sul pianeta rosso …”

Sai che sforzo. Ne abbiamo mandato tre in tutto! Pensa se il terzo fosse stato più scarso degli altri due.

“… e andrà a cercare tracce di vita. “

  • Buongiorno, io mi chiamo Curiosity – disse la sonda, mentre stiracchiava le sottili braccina – Sono appena arrivata dalla terra, e sono molto curiosa. Lei per caso è una “traccia di vita”? [continua]
  • Io no. Io sono un semplice sasso – rispose una pietra grigiastra – E nemmeno tanto evoluto, volendo: sono tutto silicio e basalto. Provi un pò più in giù, lì dove c’è quello spuntone di roccia. Forse lì le sanno dire qualcosa.
  • Grazie, molto gentile.

Bzzzzzz — rmmmmm — frrrrrr. Curiosity si mise in moto, avanzò di qualche metro, e si fermò davanti allo spuntone di roccia.

  • Buongiorno, io mi chiamo Curiosity. Qui per caso ci sono tracce di vita?
  • No, qui no – rispose lo spuntone sbadigliando – Almeno, negli ultimi tre milioni di anni non ho visto succedere niente qui intorno. Prima non saprei, perchè io non c’ero ancora. Però può provare un pò più giù, dove c’è quel mucchietto di sabbia. Mi sembra di aver sentito parlare di tracce di vita, da quelle parti.
  • Grazie, buona giornata.

Bzzzzzz — rmmmmm — frrrrrr. Curiosity avanzò ancora, e si fermò davanti al mucchietto di sabbia.

  • Buongiorno, io mi chiamo Curiosity, e sono molto curiosa. Qui ci sono per caso tracce di vita?
  • Certo, non le vede? – rispose il granello di sabbia.
  • Ma dove, scusi? – disse Curiosity.
  • Si avvicini – disse il granello.

Il braccio meccanico di Curiosity si allungò, finchè il suo occhio di vetro non arrivò quasi a sfiorare il terreno.

  • Io continuo a non vedere niente.
  • Guardi bene, più da vicino – disse il granello di sabbia – Lo vede quell’atomo di carbonio attaccato all’idrogeno, proprio lì sotto le tre molecole di zinco?
  • Veramente no, non ce la faccio a vedere così in piccolo. D’accordo che sono attrezzata, ma non fino a questo punto.
  • Vabbè, allora faccia una bella cosa. Salga su quella collina, e guardi la vallata che c’è dall’altra parte. Noterà delle grandi strutture geometriche, regolari, larghe centinaia di chilometri. Quelle di certo non possono essere state prodotte da cause naturali.
  • Grazie, ma quelle le conosciamo già. Si vedono benissimo anche dalla terra.
  • E allora, scusi, che cosa è venuta a fare fino a qui?

Lo sapete quanto è costato il progetto delle “rover” marziane? Due miliardi e mezzo di dollari. E lo sapete dove sono finiti tutti quei soldi? Non certo nelle tasche del 99% della popolazione (da lì casomai li hanno presi). Riuscite quindi ad immaginare quanto costeranno le future “missioni umane” su Marte, che sono già in stato di progettazione? E dove andranno a finire tutti quei soldi, visto che ovviamente su Marte non ci andremo mai?

A proposito, oggi 6 agosto è anche l’anniversario dello sgancio della bomba atomica su Hiroshima. Così, tanto per rimarcare la coincidenza.

Massimo Mazzucco

AGGIORNAMENTO: Per fortuna è andato tutto bene. Da “Le Scienze” leggiamo: “Il rover della NASA ha toccato il suolo marziano superando senza ostacoli la difficilissima fase di discesa, e ha iniziato immediatamente a trasmettere le prime, sfocate immagini dal Pianeta Rosso, su cui resterà per almeno un anno marziano, vale a dire due anni terrestri circa.”

Perchè dopo dove va, scusate? In pensione alle Bahamas? O riparte per Giove con la benzina che gli è rimasta?

Fonte:

Sensazionale scoperta in Antartide: Team di scienziati scopre una “porta” spazio-temporale

gennaio 19th, 2012 admin

L’Antartide non finirà mai di stupire e regalare nuove sorprese. Il continente più gelido, remoto e inospitale della Terra, con temperature che toccano anche i -80 gradi centigradi, potrebbe nascondere un vero e proprio museo archeologico, sotto la spessa coltre di ghiaccio che avvolge il 95 per cento del suo territorio e che raggiunge una profondità media di oltre 2000 metri. Qui, 4 mila scienziati, di 46 paesi del mondo, conducono da oltre cinquant’anni le ricerche più impensabili e l sempre in questo luogo avvengono strani e incredibili fenomeni scientifici, alcuni dei quali ancora inspiegabili.

E’ ciò che è accaduto a un team di scienziati britannici e statunitensi lo scorso mese di maggio.

Gli studiosi stavano lavorando  a un comune progetto di climatologia quando hanno assistito a un evento da film di fantascienza: un insolito vortice, stazionava in quota senza mai muoversi di un solo centimetro, nonostante le elevate raffiche di vento spostassero le nuvole tutt’intorno. All’inizio si era pensato a una tempesta polare ma, la staticità del mulinello e l’inconsueta nebbia che lo avvolgeva, hanno spinto i ricercatori a indagare sul fenomeno. Gli uomini hanno approntato un pallone meteo legato a un argano, completo di  una radio sonda per il rilievo delle proprietà fisiche (temperatura, umidità relativa, pressione e velocità del vento) e un cronometro scientifico per la registrazione dei tempi di lettura. L’oggetto è stato poi  rilasciato e fatto risucchiare all’interno del vortice per il tempo strettamente necessario alle misurazioni.

Dopo alcuni minuti un risultato inquietante: il cronometro segnava la data del 27 gennaio 1965 e tutti i dati calcolati indicavano valori incompatibili con le normali caratteristiche di una tromba d’aria. L’esperimento è stato ripetuto più volte e sempre con gli stessi risultati. Uno degli scienziati che ha partecipato ai vari test, lo statunitense Mariann McLein non solo conferma l’accaduto ma evidenzia anche che l’intero episodio è stato segnalato ai servizi segreti militari e alla Casa Bianca. Da prime indiscrezioni pare che si tratti di una “porta” spazio-temporale, cioè uno “tunnel” che permette non solo uno spostamento geometrico attraverso lo spazio ma anche un cambiamento temporale. Una sorta di viaggio attraverso il tempo (avanti e indietro) e lo spazio.

A qualcuno potrà sembrare  paradossale ma quanto è avvenuto in Antartide potrebbe trovare una spiegazione razionale nella teoria del “Ponte di Einstein-Rosen”. All’inizio del secolo scorso, i due scienziati congetturarono una “galleria gravitazionale” o wormhole, cioè una “scorciatoia” da un punto dell’universo a un altro che consentirebbe di viaggiare tra di essi più velocemente di quanto impiegherebbe la luce a percorrere la distanza attraverso lo spazio normale. Come vedete non sono concetti da rubrica di misteri ma vere e proprie nozioni di fisica che ciascuno di noi può approfondire anche attraverso il web. Questo fatto sensazionale arriva in coincidenza di un’altra strabiliante scoperta fatta dai satelliti americani e diffusa dalla rivista Daily Galaxy: la presenza di una struttura antichissima sotto il suolo antartico.

La scoperta ha alimentato la curiosità di ufologi e sostenitori delle teorie del complotto, secondo i quali i militari americani stiano nascondendo il rinvenimento di un UFO o una grande apparecchiatura tecnologicamente avanzata mai vista prima. Ad avvalorare questa ipotesi il fatto che gli scavi siano iniziati in segreto e con una certa celerità. Qualunque cosa sia si tratterebbe di un oggetto vecchio di 12 mila anni! Al momento le autorità statunitensi negano qualsiasi scoperta archeologica a quelle latitudini ma, come esposto da un funzionario del Parlamento Europeo, la scoperta è di una tale portata che tutta la comunità scientifica continua a chiedersi cosa mai stia venendo alla luce in quell’area. Che esista qualche analogia tra la scoperta fatta dai satelliti e il misterioso “mulinello” spazio-temporale?

Noi ovviamente non lo sappiamo ne possiamo confermare la veridicità di tutti questi fatti ma, con le informazioni contenute in questo articolo, speriamo di avervi potuto dare tutti i riferimenti necessari per indagare ulteriormente sul caso.

fonte:

COLONNELLO BILLIE FAYE WOODARD – AREA 51 E LA TERRA CAVA

Persone dell’Interno della Terra

Il mio nome è Colonnello Billie Faye Woodard, dell’Aeronautica militare degli Stati Uniti dove sono giunto dopo avere lavorato al Pentagono; cominciai il mio servizio all’Area 51, Nevada, il 28 Gennaio del 1971.

Arrivo e Istruzione

Fui collocato all’Area 51, Nevada, il 28 Gennaio del 1971 fino al 1982. In quel periodo di servizio visitai l’Interno Cavo della Terra, alla profondità di circa 1300 chilometri, sei volte. Appena arrivato all’Area 51, fui istruito sull’esistenza di tunnel sotto questo sito e subito dopo incontrai molti degli Operatori degli Shuttle Sotterranei che hanno una statura di poco oltre i 4 metri. Questi tunnel che attraversano il mondo, sono stati costruiti da una specie di esseri che sono esistiti qui prima di noi, molto tempo fa.

Immediatamente dopo il mio arrivo all’Area 51, fui reso consapevole dei tunnel e di tutte le attività in queste strutture. Loro mi dissero che i primi 15 livelli dell’impianto dell’Area 51 sono stati fatti dall’uomo; che i Livelli dal 16 al 27 erano già li. Nessuno dal nostro governo li fece. Noi li stavamo solo utilizzando.

Mio padre era stato collocato a Roswell. Come parte del mio insediamento nelle Forze Armate, egli richiese che fossi collocato insieme a lui al Pentagono. La mi dissero: “Abbiamo una nuova località di servizio per lei, che sarà l’impianto dell’Area la 51 in Nevada”, comunemente chiamata S-4.

Quando andai al Pentagono, ero un secondo tenente (“second lieutenant”). Quando arrivai dal Pentagono mi diedero l’incarico e la responsabilità come primo tenente (“first lieutenant”). Dopo 3 settimane di permanenza all’Area 51, mi diedero i pieni poteri di Colonnello sulla mia truppa, dicendomi: “Deve essere un Colonnello con pieni poteri per essere collocato nel prossimo impianto. In questo impianto c’era un personale di 150.000 persone, di cui circa l’85% composto da militari e il 15% da civili. Dopo il mio arrivo fui portato sottoterra e non vidi la luce del giorno per 11 anni e mezzo. 

I Tunnel e gli Shuttle  Continua a leggere

LA TERRA CAVA.

CAPITOLO 7

I CONTINENTI INTERNI
EL DORADO
Nel cercare di rileggere la storia di questi miti riguardanti il mondo
sotterraneo, inevitabilmente c’imbattiamo in quattro nomi ricorrenti:
Agarthi, Shamballah, El Dorado e Shangrì-Là. Tutti ne parlano
come di luoghi paradisiaci e pertanto il poter discendere nei meandri
del nostro pianeta comporterebbe una conoscenza superiore che purifica
e migliora inesorabilmente l’animo umano. Non bisogna dimenticare
però gli Inferi, luoghi di espiazione e di sofferenza, che coinvolgono
ugualmente l’evoluzione dell’uomo terrestre nel continuo
alternarsi della morte con la vita. Per evitare una certa confusione, descrivo
le caratteristiche di ognuno di essi con l’intento di evidenziare
quei lati più accessibili.
L’Eldorado: il mito di questo affascinante continente si diffuse in
Europa dopo che i Conquistadores acquisirono notizie sulla sua esistenza
dagli indigeni del Sud America. Mi riferisco in particolare al
popolo Chibcha, nome tuttora conosciuto a malapena, ma che è stato
portatore di una cultura dominante nell’odierna Colombia, le cui città
in maggioranza sono collocate proprio dove sorgevano un tempo i loro
insediamenti. La storia poi non ha dato ampio risalto a tale civiltà,
come del resto ci si dovrebbe aspettare se si analizza quanto è successo
con le altre, come l’Azteca, la Maya e l’Inca. Eppure se si è riusciti
a scoprire gran parte del continente sud americano lo si deve proprio
alla ricerca dell’uomo dorato, l’El Dorado dei Chibcha. Il termine El
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Dorado in verità nacque dalla contrazione di “El Hombre Dorado”,
espressione che descriveva il re, lo Zipa del popolo Chibcha che veniva
unto con un olio e cosparso di polvere d’oro e si trasformava veramente
in un uomo dorato.
L’origine della cerimonia, secondo recenti ricerche, è da attribuirsi
ad un grande “meteorite” che dal cielo piombò nel Lago di Guatavita,
situato a pochi chilometri da Bogotà (Colombia), e sparì dalla vista.
Un oggetto di luce, una specie di lampo dorato attraversò il cielo
e sparì nelle viscere della Terra creando quello che attualmente viene
definito Lago Guatavita, dove la leggenda pone la residenza di qualche
potente divinità. Per emulare quella scena e per onorare gli Dei
l’uomo dorato con il corpo risplendente per la polvere d’oro faceva il
bagno rituale nell’acqua del lago sacro.
Fu proprio questa storia che richiamò in quelle zone avventurieri,
esploratori, aristocratici e che indusse persino certi banchieri a finanzia-
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ALLA SCOPERTA DELLA TERRA CAVA Continua a leggere

DAL MONDO ETERNO…

IL MISTERO DEL TRIANGOLO DELLE BERMUDE
di Leonella Cardarelli
per Edicolaweb

“Triangolo della Bermude” (o Bermuda) è un nome convenzionalmente riconosciuto per indicare l’area del Mar dei Carabi che comprende le Bahamas, le isole Bermuda, Portorico e Cuba.


IL TRIANGOLO DELLE BERMUDE: COSA ACCADE
“Triangolo della Bermude” (o Bermuda) è un nome convenzionalmente riconosciuto per indicare l’area del Mar dei Carabi che comprende le Bahamas, le isole Bermuda, Portorico e Cuba.
Si tratta di un sito misterioso e famigerato nello stesso tempo, a causa dei fenomeni di sparizione ed interferenze che vi avvengono. Ne sono protagonisti piloti di aerei e di navi i quali spesso hanno notato che, entrati in quell’area, le bussole impazziscono e si perdono i segnali radio. È come entrare in un altro mondo, in un’altra dimensione. Poi inopinatamente tutto si calma e torna come prima. Altre volte, invece, aerei e navi passati di lì sono letteralmente spariti.
Le sparizioni si sono verificate dall”800 agli anni ’70 del ‘900 ma in realtà Cristoforo Colombo nel ‘400 aveva già verificato di persona l’esistenza di strane energie nel luogo (1).
Un caso particolarmente significativo è accaduto nel 1963 quando due aerei, senza scontrarsi, sarebbero precipitati simultaneamente (2).
In realtà l’anomalia vera e propria non sono le sparizioni quanto l’assenza di resti. Le navi e gli aerei che spariscono, in molti casi non lasciano tracce. Spariscono letteralmente. Vi sono numerose testimonianze. A causa di questi misteriosi accadimenti, il triangolo delle Bermude è chiamato anche “Triangolo del diavolo” o “Triangolo maledetto”.

IL TRIANGOLO DELLE BERMUDE E LE ROVINE SOMMERSE: LO STUDIO DI CHARLES BERLITZ
Charles Berlitz è uno studioso di archeologia ed ha effettuato esplorazioni subacquee. Nel suo libro “Atlantide l’ottavo continente” (1984) dedica un intero capitolo al Triangolo delle Bermuda: “Rovine sommerse nel Triangolo delle Bermuda”.
In questo saggio, Berlitz riporta le testimonianze di alcuni marinai che hanno notato – dall’alto – delle costruzioni sommerse in questa zona. È possibile che ci siano delle rovine sommerse? Quali misteri cela il triangolo delle Bermude?
Nella conferenza “Mito e realtà di Atlantide” (3) è stato detto che sotto le acque dell’Oceano, proprio nell’area del Triangolo maledetto, si trova una misteriosa piramide, di origine probabilmente atlantidea, che emana una forte energia. È questa energia a causare sparizioni e a mandare in tilt bussole e mezzi di comunicazione? Continua a leggere

La Terra Cava, il segreto che non deve essere rivelato

9 febbraio 2012 | Autore  | Stampa articolo Stampa articolo

Prendiamo spunto da quanto appena narrato nel precedente articolo riguardo le clamorose scoperte di un gruppo di scienziati russi, derivate dalle perforazioni della calotta del  lago Vostok e le deteminate azioni di depistaggio e di occultamento di quanto riferito da alcuni esploratori del continente antartico, da parte degli organismi militari statunitensi.

Articolo di Dion http://dioni.altervista.org/

La Terra Cava

Ecco cosa scrive l’ammiraglio Byrd nel suo diario segreto quando, dirigendosi verso il Polo Sud, si ritrovò all’interno della Terra:

«Admiral R. E. Byrd, USN Continua a leggere