Rumori e silenzi ferragostani

Quest’uomo è un italiano come tanti, un romagnolo di Forlì e ha circa 50 anni. Immortalato sulla spiaggia di un luogo che sembra la mia Cesenatico.
Vacanzieri camminano sulla spiaggia godendosi il sole. Di fronte il mare, con i suoi odori e le sue onde luccicanti. Tra tanta gente un sorriso rubato da una fotocamera. Occhiali da sole che riparano dalla luce pervasiva. Intorno: moli, barche, gente che affolla la riva con aria rilassata passeggiando, bagnanti. Piedi nudi, occhiate curiose, capelli scompigliati da un’arietta piacevole che viene dal mare. Tutti hanno voglia di vivere e non solo di sopravvivere.Voglia di un cervello vuoto dalle incombenze e di un corpo sottratto a quel ritmo invernale che ci rende piu’ macchine che umani. Tutti cerchiamo nelle vacanze quel poco di piacere che rende il tempo degno di incarnarsi nei giorni che ci aspettano prima della fine.

Mancano due giorni a Ferragosto. L’uomo della foto si chiama Angelo di Carlo e cammina sulle rive del suo mare di Romagna. Sorride come tanti di noi che non hanno bisogno di andare lontano, alle Maldive o alle Cayman, per sentirsi felici d’estate. Sembra spensierato.

Oggi, di Angelo sappiamo che è andato a Roma. Che s’è posto dinanzi a quell’edificio pieno di persone che vogliono la nostra personale e collettiva rovina e s’è dato fuoco. Ha fatto di se stesso un falo’ umano in Piazza Montecitorio. Nell’indifferenza degli incravattati, ingessati burocrati di un potere che svende i beni collettivi del nostro paese per la loro presuntuosa avidità. Che smantella scuole e ospedali nel nostro paese per avere piu’ ricchezze con cui comprare ordigni che servono a distruggere scuole e ospedali in altri paesi. E’ l’economia, dicono. Sono le necessità del “mondo occidentale”: da proteggere, da tutelare, da potenziare, a spese di altri popoli, di altre genti.

E’ bruciato, Angelo. E’ in fin di vita, con ustioni sull’85% del corpo. Non ne poteva piu’ della sua condizione di disoccupato e voleva gridarlo. Ma siccome gridarlo non basta piu’ ha fatto di se stesso un falo’, una luce mortifera  che ha bruciato la sua carne molto piu’ del sole canicolare di agosto e che dovrebbe segnare le nostre coscienze in modo piu’ indelebile di una fatua abbronzatura estiva del corpo. 

L’Adriatico, placido, sta ancora facendo luccicare le sue onde sotto la luce del sole. Nell’aria c’è odore di pesce, di grigliate, di piretro abbrustolito che difende le comitive dall’assalto delle zanzare. Si odono chiacchiere ad alta voce, musiche lontane, e questi piacevoli rumori sono sopraffatti spessissimo dal rombo disturbante degli elicotteri militari che sorvolano il mare da Aviano a destinazioni ignote in Medio Oriente, Siria o Libia, probabilmente. Il cielo è terso e li si vede bene, ma soprattutto li si sente. Nel tramonto estivo si disegnano ghirigori di nuvole colorate di mille sfumature, come nessun pittore sarebbe capace di fare. Il verde scuro dei mezzi volanti, probabilmente carichi di bombe e altri oggetti di morte, molesta nella percezione dei vacanzieri ogni anelito di bellezza. Il fragore delle eliche belliche non s’interrompe neppure al calare delle tenebre.

Solo sul gesto di Angelo, questo signore romagnolo fotografato in un attimo in cui sembrava felice, che ora agonizza in ospedale per un gesto di lucida e militante disperazione, i ma$$ media hanno fatto calare un gelido silenzio.

fonte:

http://www.cloroalclero.com

Il mio ricordo di Muammar Gheddafi di Yvonne de Vito.

Il mio personale ricordo di Gheddafi è quello di una persona estremamente intelligente e sagace, rispettosa, vera, legata alla sua Terra ed al Suo Popolo, coraggioso, orgoglioso delle sue origini beduine, aperto al dialogo con il prossimo e soprattutto  molto umile. Al nostro primo viaggio in Libia siamo stati accolti nella sua tenda dove c’è stata offerta una cena tipica e semplice, la stessa che mangiava lui con latte di cammello e datteri. Mentre lo attendevamo siamo andati a visitare i centinaia di cammelli  e cammellini che circondavano il complesso. Quando lui è entrato ci ha salutato ed il suo primo gesto è stato sostituire la propria poltrona con una sedia di plastica (le stesse che avevamo noi) per farci capire che noi eravamo importanti quanto lui. In Libia l’ospite è trattato con grande rispetto. Questo gesto ci ha profondamente colpito così come vedere la semplicità di tutto ciò che lo circondava. La sua quotidianità non era lussuosa come in molti possono pensare e lui non aveva nulla a che vedere con l’atteggiamento arrogante dei politici Occidentali. Era interessato a far conoscere ai giovani di altri Paesi la sua cultura, la sua bellissima terra, mostrare quanto la donna fosse libera ed evoluta rispetto ad altri Stati arabi. Scherzava su episodi che gli raccontavamo, rideva guardando con noi le foto dei nostri viaggi, nel vedere le nostre immagini versione tuareg o la nostra interprete un po’ attempata guidare la jeep sulle dune del Sahara… (conoscendo la sua passione per le foto gli abbiamo regalato un fotolibro con bellissimi scorci del Paese). Una volta in occasione di una festa nazionale era previsto un incontro con degli artisti provenienti dalla Costa d’Avorio, andammo anche noi ma non ci fu tempo a sufficienza  da dedicarci, Alessandro però mentre usciva gli fece consegnare un oggetto che avevamo fatto fare appositamente per lui (una maglia della Roma con il n°41 sulla schiena, il numero di anni in cui era al Governo nel 2010), lui lo aprì da lontano e tra le guardie del corpo, confusione e persone varie ricordo che cercò il nostro sguardo tra la folla per farci capire che l’aveva ricevuta e che apprezzava… Un altro piccolo gesto arrivato dritto al cuore perché nessuno senza una spiccata sensibilità potrebbe mai avere una simile attenzione. Era interessato a confrontarsi con noi ed avere un parere su temi importanti come la Religione e la società islamica ma non si tirava indietro davanti a discussioni di attualità, o a qualunque altro argomento; nei vari discorsi ho notato che coglieva al volo riferimenti  e modi di dire anche tipici della nostra cultura. Una volta ad esempio gli stavamo raccontando quanto scalpore avesse fatto la sua visita in Italia susseguita da giorni e giorni di polemiche, accennammo ai giornalisti cui piace “ricamare” sopra i fatti… l’interprete ancora non capiva e lui già sorrideva e commentava con aria complice la nostra battuta. Alcune sue cugine ci raccontavano che stretto legame avesse con la sua famiglia, con i suoi figli e soprattutto con  i suoi nipotini, dicevano che per  Aisha fosse importantissimo che ogni settimana passassero del tempo tutti riuniti anche perchè i bimbi adoravano il nonno e lui adorava loro. Solitamente parlava in arabo, noi in italiano e l’interprete traduceva ma quando voleva accertarsi che tutto andasse bene o volesse un parere su un determinato tema senza voler rischiare “interferenze” parlavamo direttamente in inglese. Si preoccupava sempre che non avessimo avuto alcun tipo di problema o disagio negli spostamenti e che tutti ci avessero trattato con rispetto. Amava fortemente la sua gente e la sua gente amava lui, spesso viaggiava e faceva 3-4000 km in auto nel deserto per arrivare in paesi del centro africa, aveva l’aereo di stato ma voleva andare in auto, gli piaceva fermarsi lungo la strada a parlare e mangiare dividendo il cibo con le mani come si usa nella cultura beduina, se il mio cibo lo divido con te e te lo passo con le mani significa che sei un mio amico, e lui lo era per milioni di africani, libici e non. Quando giravo per la Libia (non parlo solo di Tripoli ma anche della Cirenaica) mi capitava di fermarmi a parlare con le persone, a Tripoli a causa della passata colonizzazione molte persone anziane soprattutto negozianti parlavano un po’ di italiano, con altri prima che io iniziassi a studiare arabo c’era una totale impossibilità di comunicazione e ricordo che loro per farmi capire andavano a prendermi  qualcosa che ricordasse il leader o mi mostravano la foto sul cellulare. I malpensanti possono credere che lo facessero perché noi eravamo suoi ospiti ma non è così perché  prima (e sottolineo “prima”) la Libia era un Paese sicurissimo per cui capitava di uscire da sola e andare magari al suq. Le persone vedevano Gheddafi come il loro Leader, come il giovanissimo e coraggioso ufficiale che nel 1969 fece cadere la monarchia filo-occidentale di Idris e liberò il Paese dagli invasori portando la Libia per mano in un processo di crescita e benessere sociale, economico e culturale. Negli anni passati la mia opinione di lui era molto diversa, prima di conoscerlo personalmente, prima di andare nella sua terra, prima di parlare con la sua gente, pensavo fosse un po’ sbruffone, un dittatore, una persona altezzosa… poi come a volte capita, conosci le persone e ti rendi conto che le tue idee non sono realmente  “tue” ma sono quelle che ti mettono in testa gli altri, sono quelle che creano i media per chi si accontenta di un’informazione superficiale. Ognuno di noi ha il diritto ed il dovere di andare oltre le versioni ufficiali, di documentarsi per non rischiare  non solo di studiare una Storia non vera ma anche di vivere una Realtà costruita. Ho raccontato e ricordato la parte buona che conosciamo di lui, poi magari conosciamo anche qualche difetto caratteriale (chi non li ha?!  Ma c’è già una fila lunghissima di chi voglia raccontare malignità spesso anche inventate ad arte su di lui). E’ normale che sia così, perché tutto servirà a dimostrare che se l’occidente ha esagerato in qualche modo… in fondo era giusto!  Se invece uscisse che era un brav’uomo o forse un Eroe… meglio non pensarci! Non è mia intenzione santificarlo, avrà fatto degli errori (a mio avviso non più gravi rispetto a tanti altri politici…) Le drammatiche immagini della sua morte ci ha
nno feriti, si è trattato di un brutale assassinio,  l’inevitabile e annunciato  epilogo di un’Aggressione coloniale travestita da intervento umanitario. Siamo molto tristi perché oltre a Gheddafi è morta la Giustizia, con il suo omicidio si è oltrepassata una soglia importante,  un mondo con un minimo di coscienza non avrebbe mai potuto permettere una simile atrocità, non avrebbe mai sbattuto su teleschermi e prime pagine il macabro “trofeo”. La cosa che ci fa più male è continuare a sentire le calunnie dei suoi ex collaboratori corrotti, dei politici opportunisti, o dei media che per mesi  hanno bovinamente abbassato la testa al governo di turno per non perdere il proprio “posticino” di lavoro. Questo non è giusto! Non è giusto per un “Uomo” con la U maiuscola che per anni ha fatto l’Impossibile per il benessere non sono della Libia ma dell’intera  Africa. Voglio ricordare solo alcuni punti come la nazionalizzazione dell’industria petrolifera, la costruzione di ospedali, scuole, case, università (tutto gratuito), la costruzione dell’ottava meraviglia del Mondo il “Great Man Made River” , erogazione gratuita di medicinali ed elettricità, assenza di debito pubblico, prestiti senza interessi (gli interessi sono considerati illegali)…potrei continuare nell’elenco per giorni. Per l’Africa ha finanziato molti progetti di modernizzazione, come l’acquisto del primo satellite africano assicurando la copertura universale all’intero continente per la telefonia. Non è giusto soprattutto per tutti quei milioni di libici che lo sostenevamo ed i cui diritti sono stati calpestati. Su questo mondo siamo solo di passaggio e ciò che conta è lasciare il segno, Gheddafi  fa fatto la Storia, è morto con immenso onore da Martire, nel tempo non potrà non emergere la Verità. Il suo ricordo arde nel cuore dei libici che continuano a combattere per la Libertà… che prima o poi riconquisteranno. E’ solo questione di tempo… Da parte mia continuerò a dare il mio piccolo piccolo contributo affinché si faccia luce sulla Verità e affinché la coscienza del mondo si svegli… solo così si potrà togliere carta bianca a delinquenti ufficializzati che manovrano il mondo.

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Fischi all’inno, anche lo sponsor ci ha messo del suo

da “Il Mattino”, un retroscena che non stupisce

La compagnia telefonica “garibaldina”, con i suoi spot risorgimentali, aveva calcato la mano ed era chiaro sin dal principio. L’effetto di simili campagne pubblicitarie ricche di retorica e, soprattutto, offese verso una certa etnia è stato sottovalutato soprattutto alla luce del fatto che l’azienda era lo sponsor delle principali manifestazioni calcistiche nazionali. Sui responsabili sono piovute vibrate proteste nelle scorse settimane ma l’ufficio stampa dell’azienda, pur prendendo atto di essere stata involontariamente indelicata, ha ritenuto di proseguire la programmazione puntando sull’ironia del progetto.
Ebbene, da IL MATTINO del 26 Maggio cogliamo e ripubblichiamo la lettera di un lettore che fornisce, ovemai ve ne fosse ancora il bisogno, ulteriore testimonianza del fatto che i fischi all’inno nazionale da parte dei napoletani non sono frutto di una qualche incosciente follia ma un atto ben cosciente di reazione al razzismo e alla reiterata offesa quarantennale negli stadi e centocinquantennale fuori, quest’ultima proveniente anche dalla proiezione in tv e negli stadi di uno spot che, come al solito, ha distorto i reali accadimenti storici scontrandosi con una sempre più inarrestabile consapevolezza degli stessi napoletani (e meridionali) non più disposti a subire bugie e offese.

“Cori razzisti degli juventini”
Mimì Ranucci (Napoli)
Il Mattino, Sabato 26 Maggio 2012 – pagg. 12 

Ero in curva a Roma la sera della finale di Coppa Italia, sin dalle 17, insieme alle prime migliaia di tifosi napoletani che incominciavano ad affollare lo stadio olimpico. Dalle 17 alle 21 abbiamo subito l’insopportabile visione di quel becero spot della Tim in cui Garibaldi induce i borbonici alla resa, previa paghetta di sms gratuiti. Ad ogni visione i tifosi juventini inveivano con cori razzisti nei nostri confronti. Per 4 lunghe ore i “piemontesi”, ispirati dal suddetto spot, hanno pensato di insultarci anche in quanto “borbonici”. Questa è stata l’escalation che ha prodotto una tensione culminata nei fischi all’inno di Mameli. Ciò solo per chiarire i fatti. L’episodio non giustifica la responsabilità del gesto dei “borbonici”, ma nemmeno la volgarità intellettuale dello spot.

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Jesolo: una legge popolare per ridurre gli stipendi dei politici!

Posted 20 gennaio 2012 by Federico in CampagneJesolo. Taggato con: 

Da oggi è possibile andare in Comune a Jesolo a firmare l’iniziativa popolare “Nun Te Regghe Più” per ridurre i costi della politica…una firma che non costa nulla, ma vale tanto! Bisogna presentarsi con un documento d’identità, entro il 10 Marzo, presso l’ufficio elettorale in questi orari:
dal Lunedì al Venerdì (tranne il Martedì) 08:30-13:00, Martedì e Giovedì 15:00-17:30.
Per chi vuole aiutare la raccolta firme, scaricate da questo sito i volantini, stampateli e distribuiteli nella vostra zona.
Ogni aiuto, anche il piu’ piccolo, è fondamentale!

CHI SIAMO?

Il 29 settembre 2011 un gruppo di normali cittadini, SENZA NESSUN COLORE POLITICO DI PARTITO, ha depositato alla Corte di Cassazione a Roma, una proposta di legge di iniziativa popolare per ridurre gli stipendi dei parlamentari e di tutti i dirigenti pubblici nominati dai politici o eletti dal popolo, ed adeguarli alla media degli stipendi europei.

L’iniziativa è stata pubblicata, come richiesto dalla legge, sulla Gazzetta ufficiale n. 227del 29.09.2011 e da quel giorno è iniziata la raccolta di firme che si concluderà entro la metà di marzo 2012. Consiste in un unico articolo:

ART.1
I Parlamentari italiani eletti al Senato della Repubblica, alla Camera dei deputati, il Presidente del Consiglio, i Ministri, i Consiglieri e gli Assessori regionali, provinciali e comunali, i governatori delle Regioni, i Presidenti delle Province, i Sindaci eletti dai cittadini, i funzionari nominati nelle aziende a partecipazione pubblica ed equiparati, non debbono percepire, a titolo di emolumenti, stipendi, indennità, tenuto conto del costo della vita e del potere reale di acquisto nell’Unione Europea, più della media aritmetica europea degli eletti degli altri Paesi dell’Unione per incarichi equivalenti.

http://litoralaltro.wordpress.com/2012/01/20/jesolo-una-legge-popolare-per-ridurre-gli-stipendi-dei-politici/#wpl-likebox

Napoli non è la capitale del crimine


Roma e le città del nord in trend negativo, per Napoli positivo

Angelo Forgione – Statistiche e dati del Ministero degli Interni parlano chiaro: Napoli non è la capitale del crimine. Non può e non deve costituire motivo per supporre che Napoli sia una città serena, ma è sicuramente la conferma che i nodi stanno venendo al pettine. La povertà e l’indigenza stanno risalendo il paese e non sono più esclusiva prerogativa del meridione, e va da sé che micro e macro criminalità si stiano spalmando ormai lungo tutto lo stivale.
Per anni Napoli è stata messa sotto i riflettori più di altre realtà che condividevano con essa eventi di cronaca nera, pagando in termini di immagine rispetto alle certezze dogmatiche dell’opinione pubblica sempre pronta a dipingere Napoli come inferno in terra. Ma da qualche anno si registra un’inversione di tendenza che sta restituendo alla percezione collettiva la reale dimensione del fenomeno criminale napoletano e di quello più complessivamente nazionale. Mentre le altre due metropoli Roma e Milano registrano un’impennata dei fenomeni nell’ordine dell’8% circa, e più o meno lo stesso accade per GenovaBologna e FirenzeNapoli fa segnare un sensibile miglioramento intorno al 7%, chiudendo l’anno al 23° posto per reati complessivi e al 91° per i cosiddetti “reati predatori”, cioè quegli scippi e rapine per cui Napoli è stata sdoganata e infangata nel mondo dai media e dall’opinione pubblica nazionali. Ma intanto il sindaco di Roma Alemanno dice che la sua città non è Napoli oPalermo.
Una fotografia scattata in controtendenza rispetto alla congiuntura economica che sfavorisce ulteriormente Napoli e il Sud. Se a livello nazionale il Pil nel 2011 è cresciuto dello 0,6 per cento, in Campania si registra un -0,2 per cento che fa chiudere le aziende e fa aumentare la disoccupazione, con il 23% delle famiglie campane che vivono con poco più di 940 euro al mese, ovvero al di sotto della soglia di povertà.
E anche in questo frangente, gli errori degli organi di informazione nazionale si ripetono perchè, mentre tutti si affannano inevitabilmente ad evidenziare la recrudescenza del fenomeno romano dimenticando quello di altre città meno importanti ma con gli stessi problemi (come evidenziato dal sindaco di Genova Marta Vincenzi), nessuno dà risalto al miglioramento napoletano, trattato solo nei confini regionali. Quel che puntualmente è stato tolto, puntualmente non viene restituito.

Reati in calo rispetto al 2010
• Provincia – 6.74 %
• Napoli – 6.79 %
• Totale reati in Italia: 23° posto
• Scippi rapine e borseggi: 91° posto
I numeri sfatano i luoghi comuni: Napoli registra meno reati di città come Milano o Genova

Nel 2012 in funzione la videosorveglianza
• 117 telecamere
• 287 lettori ottici
Nei luoghi più esposti, come le aree turistiche, verrà intensificata la videosorveglianza

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Napoli città di m…? Forse perchè qualcuno ci defeca.

Furti a CavaniHamsik e Lavezzi. I tre tenori colpiti trasversalmente, e gli ultimi colpi giungono puntuali nei giorni delle partite contro Manchester City e Atalanta. E così, la città è andata di nuovo sotto la lente d’ingrandimento nella domenica calcistica. Promosse la “Domenica Sportiva” (RAI) e “Che Domenica” (Sportitalia), bocciato “Controcampo Linea notteMediaset.
In RAI, Paola Ferrari mostrava chiaramente il frutto dello scambio privato di pensiero col sottoscritto, pronunciando quanto cercato di farle capire con documentazione di casistica, e cioè che “accade ovunque”, mentre tutto il parterre si dimostrava obiettivo, con Fulvio Collovati che chiosava con un «Napoli è una città meravigliosa».
A Sportitalia ci pensava Emiliano Mondonicoa evidenziare che quando allenava a Napoli la moglie non ha mai avuto alcun problema e ha invece potuto apprezzare la disponibilità dei napoletani che le facevano credito nei bar dei quartieri spagnoli quando si accorgeva di non avere soldi con se.
Noti dolenti invece a “Controcampo”, orfano di Abatantuono ricordato da una sagoma alle spalle di Cruciani che non perdeva occasione per fare la domanda del secolo all’ospite Schelotto: «Avresti paura di andare a giocare a Napoli?». La risposta: «Quello che succede al di fuori non conta, in tutte le parti del mondo succedono queste cose, non è una bella cosa ma capita».
È vero, capita anche altrove, come è vero che la ristrettezza cronologica dei tre fatti ai tre giocatori più rappresentativi può far pensare ad un disegno prestabilito. La vendita dei biglietti online e il contrasto del bagarinaggio possono significare qualcosa, ma non spetta a noi dirlo. Le rapine, a Napoli come altrove, sono ormai all’ordine del giorno a prescindere che si tratti di personaggi noti e loro familiari o di semplici cittadini. E questo da l’esatta dimensione di un paese in cui alle forze dell’ordine sono stati tagliati drasticamente i fondi con conseguente consegna del territorio alla micro/macro criminalità. E sparare su Napoli, come sempre, è esercizio antico quanto comodo che non è utile alla discussione del reale problema. Continua a leggere

Monti e Napolitano denunciati per alto tradimento***

29 dicembre 2011 | Autore  |

Una denuncia per “alto tradimento”. E’ questo il regalo di Natale che alcuni cittadini dell’hinterland romano hanno riservato al Capo dello Stato Giorgio Napolitano, al Presidente del Consiglio Mario Monti ed altri noti personaggi del mondo politico ed economico del Paese; motivo del gesto, come spiegato dai diretti interessati ai carabinieri perplessi della Stazione di Roma Parioli, le forzature “tecnocratiche” nella gestione della crisi che avrebbero, di fatto, “tradito” il mandato democratico. Il video della denuncia – Giorgio Vitali, giornalista, Casimiro Corsi, impiegato, Giovanni Zurlo, pensionato, David Rorro, operaio e Orazio Fergnani, agente di commercio e “leader” del gruppo che ha presentato la denuncia, hanno voluto pubblicizzare il loro gesto facendosi riprendere, all’uscita dalla stazione dei Carabinieri, dalle telecamere amatoriali di “YouReporter”.

Nelle riprese, Fergnani spiega di aver denunciato l’illegittimità dei provvedimenti assunti dall’establishment nazionale nei confronti della banche, “che vanno bene quando guadagnano e poi vanno aiutate quando sono in crisi”, dell’IMU, “un aborto giuridico”, su cui pesano anche gli oltre 3 milioni di pignoramenti degli ultimi anni, e delle pensioni, “per cui si sono cancellate lotte sindacali, politiche e operaie storiche in tre secondi […] cancellando il ‘contratto’ fatto con i cittadini che hanno lavorato una vita per raggiungere la pensione ad una determinata età”.

Alba Mediterranea – Orazio Fergnani, che già era intervenuto su queste tematiche in una recente puntata del programma di Santoro “Servizio Pubblico”, è anche presidente dell’associazione “Alba Mediterranea”, fondata nel luglio scorso a Roma.
L’associazione, in un mix di complottismo mondiale e simpatia per i movimenti di liberazione nazionale sudamericana, aspira, come si legge nel sito ufficiale, a riprendere la battaglia politica “contro “il “regime” che aveva preso piede dalla sconfitta della 2° guerra mondiale e che aveva come fondamento l’aborto giuridico chiamata “Costituzione” che altro non è se non la formalizzazione giuridica della spartizione della morale della Nazione da parte delle tre coalizioni “vincenti”.
Sempre sul sito, per chi è interessato, si può trovare il testo integrale della denuncia a Monti, Draghi, Napolitano e C., depositata per la vigilia di Natale.

Mattia Nesti Fonte:

La fabbrica delle nuvole

23 novembre 2011 | Autore |

Nel 1981, in tempi non sospetti, quando ancora Eduard Teller [1] non aveva proposto a Ronald Reagan di dare avvio ad un progetto di manipolazione del clima mondiale, partecipai ad un concorso fotografico inviando la foto di una centrale nucleare tedesca, che emetteva nell’atmosfera grandi quantità di vapor acqueo. Era la prima volta che vedevo un simile mostro e pensai che “La fabbrica delle nuvole” fosse un titolo appropriato e poetico. Trent’anni dopo, mi sono accorto che le emissioni di gas antropici nell’aria, oltre a far cambiare colore alla falena Biston betularia in Inghilterra [2] o a far morire le conifere in Germania [3], sta uccidendo la gente. Se prima erano solo i pesci nei laghi resi sterili dagli acidi di ricaduta, o gli abeti della Foresta Nera, oggi le vittime hanno nomi e cognomi e muoiono annegate nel fango in Giappone, in Thailandia (più di 500 morti), nel resto dell’Indocina, negli USA e pure in Europa.

Limitandoci alle vittime di casa nostra e solo per le ultime settimane, un macabro e provvisorio elenco riporta: Continua a leggere

QUERELA/DENUNCIA PER ALTO TRADIMENTO :

 

A TUTTI GLI ORGANI DI COMUNICAZIONE ED INFORMAZIONE….CON PREGHIERA DI PUBBLICAZIONE.

 

 

la presente per informarvi che venerdì mattina alle ore 10,00 a roma in Viale Romania, 45 depositeremo denuncia/querela contro Napolitano, Draghi, Monti e molti altri per il reato di “Alto tradimento”. Continua a leggere

DRAGHI: L’USCITA DI UN PAESE DA EURO NON E’ PREVISTA DAL TRATTATO

(ASCA) – Roma, 3 nov – L’uscita di un paese dall’euro non e’ prevista dal trattato. Lo ha detto il presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, rispondendo a chi gli chiedeva se considerasse possibile l’uscita della Grecia dall’Eurozona. ”La vera risposta e’ che non nel Trattato – ha detto – e non ho niente da aggiungere a questo”.

Allora diamoci da fare cari amici e facciamo fiorire le monete locali sull’esempio del Wir come il SERENO il buono locale del Triveneto. www.movimentosereno.org e altre che stanno nascendo.

Tratteniamo la ricchezza nel territorio ed espelliamo le mutinazionali di rapina evitando per quanto possibile di comprare i loro prodotti. Consumiamo i prodotti locali, scambiamo merci con le monete locali. Poco a poco le multinazionali del saccheggio perderanno il loro vantaggio e non potranno più portarsi via come fanno ora  denaro pari al 55% della spesa di ogni italiano.

Dobbiamo aver fiducia in noi stessi. Se i cugini svizzerri sono riusciti a far nascere la moneta locale Wir  e il Wir ha addirittura una Banca, pensate che in Italia non riusciamo a riappropriarci del nostro mezzo di scambio, rimandando al diavolo la moneta diabolica e adottando tante monete locali?

I Buoni moneta siano locali si badi bene, non finti locali, ma nazionali come è lo Scec, comandato da Roma. Soprassedere a questo concetto vorrebbe dire introdurre nell’intero sistema un bug infido e poderoso. Non possiamo permetterci ora più alcun errore. Locale significa che ogni comunità o regione possa avere l’autonomia di fare quello che reputa più giusto ma cosa ancor più importante possa controllanre sul territorio la legittimità delle emissioni).

FONTE: