American Psychologist article about hearing voices

per chi non conosce la lingua inglese, o come me, la mastica, traducetelo con google traduttore e guardate un po cosa ne viene fuori.

“Microwaves and Behavior” is an important article by Dr. Don Justesen, published in the journal American Psychologist in March 1975.

It describes, among other things, the successful demonstration of VOICE to skull by Dr. Joseph Sharp. The problem is, it also leads in to Sharp’s success describing other experiments, as by Dr. Allen Frey, which did NOT attempt to transmit VOICE, but instead reported “clicks, hisses, knocks, chirps” and the like.

Naturally, if you don’t transmit voice, you won’t hear voice, but the perps are using non-voice experiments to “prove” that our claims about V2K are nonsense.

The ANTIDOTE to this is the single sentence at the bottom of page 396 in the article, left column, near the bottom, which says:

“Sharp and Grove (Note 2) found that appropriate modulation of microwave energy can result in direct ‘wireless’ and ‘receiverless’ communication of SPEECH.”

Eleanor White couldn’t find contact info for Joseph Sharp, but she found Dr. Don Justesen’s contact info and she called him circa 1998. He confirmed that it was SPEECH and not “sounds”.

We have also the complete text of the article.

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Updated: Wednesday, November 21, 2012, 4:16:51 PM.

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USA: MALATTIE DALLO SPAZIO

 

21 ottobre 2012 | Autore  | Stampa articolo Stampa articolo
Articolo di Gianni Lannes
La realtà ha superato da un bel pezzo la fantascienza, anche se i negazionisti – a pagamento o che leggono al massimo il bignami wikipedia, ossia la bibbia del “minus habens” del terzo millenio – fanno i salti mortali ammantandosi di ridicolo. E’ una dimensione sconosciuta nonostante si stia materializzando sempre più sotto i nostri occhi (distratti) un nuovo mondo artificiale. A parte l’inquinamento quotidiano delle striature chimiche nei cieli del globo terrestre provocato da velivoli prevalentemente sotto l’egida della Nato, l’aspetto più preoccupante è quello invisibile ai comuni mortali. La guerra ambientale scatenata sotto traccia in particolare dal governo degli Stati Uniti d’America – ma anche dalla Russia – è in grado di provocare mutamenti climatici epocali mediante una tecnologia sconosciuta ai profani (sviluppata dagli anni ’50). Ecco un’altra puntata del nuovo ordine mondiale che mira alla drastica riduzione della popolazione planetaria con vari mezzi ed artefici.

Quale migliore vettore della Natura? Infatti, non crea sospetti. Le tempeste di sabbia che imperversano sul pianeta Terra sono diventate all’insaputa dell’umanità, il mezzo dei contagi globali. Le polveri infette trasportate dai venti sono considerate uno dei grandi pericoli per la salute. «Abbiamo calcolato attraverso Continua a leggere

Guerra di robot: uno scenario possibile per gli USA nel 2025.

Gli specialisti hanno immaginato come il Pentagono applicherebbe le tecnologie moderne in un’eventuale guerra futura.
In un collegio militare dello stato nordamericano della Pennsylvania si è tenuto un incontro a porte chiuse nel quale si è discusso in merito ai possibili scenari di una eventuale guerra tra gli USA e un nemico fittizio nel 2025, con l’uso di tecnologie avanzate.
Di fatto, l’incontro, tenutosi sotto l’epigrafe NextTech Workshop, è stato un video game di guerra di due giorni organizzato dalla compagnia australiana Noetic. Si tratta del secondo evento di una serie di quattro incontri dedicati alla ricerca su “come le future scoperte in diverse aree tecnologiche potrebbero essere usate in determinati scenari”, secondo la Noetic.
Il primo incontro della serie, che si è tenuto a Washington a giugno, si focalizzava sulle seguenti tecnologie: robotica, software, energia guidata, biotecnologie e stampe 3D. Il secondo incontro era dedicato alla possibile applicazione militare di tali tecnologie.
Tra i partecipanti del gioco di guerra c’erano funzionari civili, scienziati, ricercatori, ingegneri e ufficiali dell’Esercito, la Forza Aerea, la Marina da guerra USA e militari australiani.
Secondo le regole del gioco, un rappresentante della Noetic descriveva uno scenario e dopo gli esperti nelle diverse aree spiegavano che tipo di armi i partecipanti potevano usare per lo scenario scelto.
Robot spie e robot killer fanno il “lavoro sporco”.
In base al primo scenario, i giocatori dovevano agire in una città piena di carri da guerra nemici. In questa situazione hanno optato di dispiegare un primo esercito composto da robot e droni equipaggiati con missili allo scopo di isolare e disarmare il nemico. Prima i droni, simili a quelli che usa il Pentagono in differenti parti del mondo, dispiegano nel cielo a caccia del nemico. Dopo apparivano droni spia per localizzare le loro posizioni.
Suvvessivamente i microdroni, della misura di un insetto, entravano nel campo di battaglia e divoravano i pneumatici dei veicoli nemici togliendo loro la possibilità di far rifornimento di ogni tipo. Allo stesso tempo altri piccoli robot sorvolavano l’esercito nemico incitandoli a consegnarsi attraverso messaggi sonori. Quelli che non si arrendevano venivano attaccati e distrutti dalle bome e missili dei droni.
Solo dopo che il nemico veniva sconfitto, la fanteria statunitense entrava nella città.
I giocatori hanno calcolato che lo sviluppo e mantenimento di un esercito composto da robot costerebbe un miliardo di dollari, più di quanto costa un esercito formato da persone e che ci sarebbe bisogno di una riorganizzazione completa delle Forze Armate del paese.
Non bisogna, però, escludere che si possa materializzare il peggior incubo di alcuni e di uno degli argomenti più frequenti nei film di fantascienza e che i robot si sollevino e armi in mano attacchino i loro creatori. Continua a leggere

Sono andati su Marte …Su Marte?? …Ah ah ah – Ah ah ah

17 agosto 2012 | Autore  | 

Dopo la balla lunare ci voleva una favola marziana?  Quanto tempo passerà prima che anche questa ennesima frottola venga svelata? ndr

Preso da Luogocomune.net di Massimo Mazzucco

Dall’ANSA di oggi leggiamo: “Tutto sta procedendo bene e si prevede anche bel tempo, su Marte, per la missione della Nasa che lunedi’ mattina si prepara a portare sulla superficie del pianeta rosso il rover Curiosity.”

Per fortuna, ero molto preoccupato che la nostra sonda dovesse arrivare in un giorno di pioggia. Già Marte è deprimente quando c’è il sole…

“Dopo un viaggio di otto mesi, nel quale ha percorso più di 560 milioni di chilometri, il rover laboratorio Curiosity si prepara ad affrontare una delle missioni più ambiziose mai tentate: dovrà scendere nella rarefatta atmosfera marziana come un proiettile lanciato alla velocità di oltre 21.000 chilometri orari per rallentare fino a fermarsi sulla superficie nell’arco di sette minuti.”

E cosa ci sarebbe di così ambizioso? Le altre sonde arrivavano forse a passo d’uomo, caute caute, e non rallentavano nemmeno prima di posarsi sulla superficie? Anzi, su Marte ci va di lusso, perchè c’è l’atmosfera, e quindi si può usare il paracadute. Pensate invece alle sonde Surveyor, che sono atterrate intatte sulla Luna senza atmosfera. Quello sì che è un miracolo di “ambizione”. (Però erano altri tempi, bisogna dirlo. Oggi non c’è più la tecnologia di una volta).

“In questa manovra difficilissima, nella quale Curiosity eseguirà autonomamente centinaia di operazioni, il robot-laboratorio dovrà centrare quella che gli esperti della Nasa definiscono la “cruna di un ago”, ossia il punto del cratere Gale più interessante per andare a cerca tracce di vita passata su Marte.”

Ma come sarebbe? Andiamo a cercare tracce di vita, e sappiamo già dove trovarle? (Mi viene in mente quel mafioso, che fu “trovato” dalla polizia a casa sua, dopo 20 anni che ci viveva tranquillamente con la mamma).

“E’ il più grande laboratorio automatico che abbia mai funzionato sul pianeta rosso …”

Sai che sforzo. Ne abbiamo mandato tre in tutto! Pensa se il terzo fosse stato più scarso degli altri due.

“… e andrà a cercare tracce di vita. “

  • Buongiorno, io mi chiamo Curiosity – disse la sonda, mentre stiracchiava le sottili braccina – Sono appena arrivata dalla terra, e sono molto curiosa. Lei per caso è una “traccia di vita”? [continua]
  • Io no. Io sono un semplice sasso – rispose una pietra grigiastra – E nemmeno tanto evoluto, volendo: sono tutto silicio e basalto. Provi un pò più in giù, lì dove c’è quello spuntone di roccia. Forse lì le sanno dire qualcosa.
  • Grazie, molto gentile.

Bzzzzzz — rmmmmm — frrrrrr. Curiosity si mise in moto, avanzò di qualche metro, e si fermò davanti allo spuntone di roccia.

  • Buongiorno, io mi chiamo Curiosity. Qui per caso ci sono tracce di vita?
  • No, qui no – rispose lo spuntone sbadigliando – Almeno, negli ultimi tre milioni di anni non ho visto succedere niente qui intorno. Prima non saprei, perchè io non c’ero ancora. Però può provare un pò più giù, dove c’è quel mucchietto di sabbia. Mi sembra di aver sentito parlare di tracce di vita, da quelle parti.
  • Grazie, buona giornata.

Bzzzzzz — rmmmmm — frrrrrr. Curiosity avanzò ancora, e si fermò davanti al mucchietto di sabbia.

  • Buongiorno, io mi chiamo Curiosity, e sono molto curiosa. Qui ci sono per caso tracce di vita?
  • Certo, non le vede? – rispose il granello di sabbia.
  • Ma dove, scusi? – disse Curiosity.
  • Si avvicini – disse il granello.

Il braccio meccanico di Curiosity si allungò, finchè il suo occhio di vetro non arrivò quasi a sfiorare il terreno.

  • Io continuo a non vedere niente.
  • Guardi bene, più da vicino – disse il granello di sabbia – Lo vede quell’atomo di carbonio attaccato all’idrogeno, proprio lì sotto le tre molecole di zinco?
  • Veramente no, non ce la faccio a vedere così in piccolo. D’accordo che sono attrezzata, ma non fino a questo punto.
  • Vabbè, allora faccia una bella cosa. Salga su quella collina, e guardi la vallata che c’è dall’altra parte. Noterà delle grandi strutture geometriche, regolari, larghe centinaia di chilometri. Quelle di certo non possono essere state prodotte da cause naturali.
  • Grazie, ma quelle le conosciamo già. Si vedono benissimo anche dalla terra.
  • E allora, scusi, che cosa è venuta a fare fino a qui?

Lo sapete quanto è costato il progetto delle “rover” marziane? Due miliardi e mezzo di dollari. E lo sapete dove sono finiti tutti quei soldi? Non certo nelle tasche del 99% della popolazione (da lì casomai li hanno presi). Riuscite quindi ad immaginare quanto costeranno le future “missioni umane” su Marte, che sono già in stato di progettazione? E dove andranno a finire tutti quei soldi, visto che ovviamente su Marte non ci andremo mai?

A proposito, oggi 6 agosto è anche l’anniversario dello sgancio della bomba atomica su Hiroshima. Così, tanto per rimarcare la coincidenza.

Massimo Mazzucco

AGGIORNAMENTO: Per fortuna è andato tutto bene. Da “Le Scienze” leggiamo: “Il rover della NASA ha toccato il suolo marziano superando senza ostacoli la difficilissima fase di discesa, e ha iniziato immediatamente a trasmettere le prime, sfocate immagini dal Pianeta Rosso, su cui resterà per almeno un anno marziano, vale a dire due anni terrestri circa.”

Perchè dopo dove va, scusate? In pensione alle Bahamas? O riparte per Giove con la benzina che gli è rimasta?

Fonte:

"Minority Report" non è più fantascienza, Microsoft sviluppa DAS

L’azienda Microsoft e le forze di polizia della città di New York hanno presentato un sistema informativo per seguire e prevenire le attività criminali nella popolosa città. Il sistema è stato denominato “Sistema di dominio della coscienza”.

NEW YORK – Essere in grado di prevenire i reati e le attività criminali prima che si verifichino è il sogno di tutte le forze di sicurezza. Al cinema e alla televisione sono state create storie in cui la tecnologia facilitava questa possibilità. “Minority Report” o “Person of Interest” sono solo alcuni esempi. Adesso invece, le tecnologie non sono più fantascienza. Domain Awareness System (DAS) è una tecnologia sviluppata da Microsoft e dalla polizia di New York, che controllerà le attività criminali e le anticiperà. Si tratta di un sistema che monitorizza, analizza e incrocia i dati e informazioni di fonti di informazione come l’11 settembre, reti di video-sorveglianza, database e dati su Internet. L’obiettivo è di mantenere un maggior controllo sulle emergenze e di poter, persino anticipare le aree in cui è più probabile che si verifichino. Le forze di sicurezza saranno in grado di collegare i casi e le informazioni, migliorando la loro risposta agli incidenti. La possibilità di analizzare e correlare le informazioni provenienti da fonti diverse in pochi secondi rende anche possibile generare modelli che aiutano ad indagare e prevenire la criminalità. Si tratta di un sistema che ricorda dei film, ma ora funziona nella città statunitense.Di fatto, il sindaco di New York ha ufficialmente presentato il sistema e ha pubblicato un video nel tuo account YouTube in cui appare il sistema e il suo funzionamento, inclusi gli schermi multipli che mostrano le novità in città. “Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezza” (The Papers of Benjamin Franklin).

fonte:

IL METEO TRA FINZIONE E REALTÀ: SANNO MA CONTINUANO A NASCONDERCI LA VERITÀ! LA GRANDE BUGIA SULL'ALTA PRESSIONE..

 

di Zret per tankerenemy.com
Il vero paradosso meteorologico dell’estate 2012 è la permanenza (sino al 9 luglio 2012) di una vasta area di bassa pressione che, con il suo centro sull’Africa settentrionale, avrebbe dovuto estendere il suo influsso per lo meno sull’Italia centro-meridionale e sulle isole maggiori. Invece l’intera Europa mediterranea è stata sotto una cappa di afa soffocante. Che cosa è successo? Come è possibile che valori barici medio-bassi (da 1.000 millibar in giù) non siano stati associati a cielo con nuvole ed a qualche precipitazione? [1]

I bollettini meteo di regime si riferiscono ad aree di alta pressione, cui sono state assegnate sinistri nomi (Scipione l’Africano, Caronte, Minosse, Lucifero), corrispondenti ad altrettante ondate di caldo torrido. Le carte delle isobare di queste ultime settimane, però, smentiscono le informazioni di regime, mostrando che l’anticiclone delle Azzorre, tipicamente estivo, staziona sull’Atlantico, mentre gran parte del continente europeo è tenuto in una condizione artificiale di “bel tempo”, sinonimo di una siccità cronica, sempre più allarmante. Anche l’umidità non è poi così alta, essendo decurtata dalle consuete attività igroscopiche, cui concorrono apparati elettromagnetici.

In questa fiera di menzogne propalate dai siti meteorologici militarizzati, si distingue qualche dispaccio che rivela le reali condizioni atmosferiche. Ad esempio, recentemente il centro della Croazia ha diramato la seguente diagnosi: “Il campo di bassa pressione si mantiene sopra l’Adriatico”. E’ proprio così! Tuttavia il pubblico si lascia abbindolare ora da ufficiali e sottoufficiali dell’Aeronautica militare ora dalle ammiccanti meteorine (anche in divisa) che, indicando simboli del “sereno”, del “poco nuvoloso” e delle “innocue velature”, lasciano credere che a quelle carte falsificate corrisponda una concreta situazione meteorologica. Continua a leggere

Il più grande esperimento biologico mai compiuto

Nel 2002, Gro Harem Brudtland, allora capo del WHO (World Health Organization), disse ad un giornalista norvegese che i cellulari erano stati banditi dal suo ufficio a Ginevra perché se un telefono cellulare era a meno di 4 metri di distanza si ammalava.

 

La signora Brundtland è un medico e il precedente Primo ministro della Norvegia. Questa sensazionale notizia, pubblicata il 9 marzo del 2002 da Dagbladet, fu completamente ignorata da tutte le altre testate giornalistiche nel mondo. La settimana seguente un suo dipendente, Michael Repacholi, responsabile del progetto internazionale EMF (campi elettromagnetici), minimizzò pubblicamente le preoccupazioni del suo diretto superiore. Cinque mesi dopo, per ragioni che molti sospettano legate all’annuncio riportato in precedenza, la signora Brundtland ha dato le sue dimissioni dal comando del WHO dopo appena un mandato.

 

Niente potrebbe dimostrare più chiaramente la schizofrenia collettiva di quando si parla delle radiazioni elettromagnetiche. Rispondiamo a tutti quelli preoccupati per la loro salute (come fa intendere il progetto EMF), ma ignoriamo ed emarginiamo coloro, come la Sig.ra Brundtland, che ne hanno già subito i danni.

 

Come consulente degli effetti sulla salute della tecnologia wireless, ricevo chiamate che possono essere approssimativamente suddivise in due gruppi: le persone solamente preoccupate, che chiamerò gruppo A, e quelle già ammalate, che chiamerò gruppo B. A volte vorrei organizzare una conferenza telefonica ed invitare i due gruppi per farli confrontare, abbiamo bisogno di una comprensione globale del problema in quanto siamo sulla stessa barca. Un individuo del gruppo A, preoccupato, solitamente chiede il tipo di protezione da usare sul cellulare ed il tipo di auricolare. A volte chiede anche qual è la distanza che ci dovrebbe essere tra la sua abitazione ed un ripetitore. Un individuo del gruppo B, ammalato, vuole sapere quale protezione usare per la sua casa, come si può curare o, sempre più di frequente, in quale parte del paese trasferirsi per salvarsi dalle radiazioni.

 

Questo articolo è stato scritto come un piccolo manuale, prima di tutto per mettere tutti sulla stessa linea d’onda e poi per chiarire alcune cose in modo che si possano effettuare scelte razionali verso un mondo più sano.

 

Elementi fondamentali

La cosa più importante sui telefoni cellulari ed i ripetitori è che emettono radiazioni microonde proprio come le antenne Wi-Fi, i computer senza fili (portatili), i telefoni cordless e le loro unità base e tutti gli altri apparecchi senza fili. Se è un apparecchio di comunicazione e non è connesso ad un filo, emette radiazioni. La maggior parte dei sistemi Wi-Fi ed alcuni cordless usano la stessa frequenza dei forni a microonde, altri invece usano frequenze diverse. I dispositivi Wi-Fi sono sempre accesi ed emanano in continuazione radiazioni come le unità di base dei cordless che emanano radiazione anche quando il telefono non è in uso. Un telefono cellulare acceso, seppure non in uso, emana in continuazione radiazioni. Per non parlare dei ripetitori, logicamente sempre attivi.

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Il marchio delle bestia (microchip Rfid) per i passaporti elettronici italiani

25 giugno 2012 | Autore |

Articolo segnalato da footam.

, società del gruppo specializzata nella realizzazione e gestione di servizi e soluzioni di sicurezza on-line, si è aggiudicata la gara annuale, indetta da Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, per la fornitura di un milione di microchip da integrare in contactless, basati su tecnologia Rfid.

All’interno dei microchip saranno memorizzate le informazioni personali dell’intestatario del documento, i dati relativi all’utilizzo del passaporto e la firma digitale dell’autorità che lo ha rilasciato, incrementando così il livello di sicurezza del documento e riducendo il rischio di contraffazione.

Il sistema Rfid consente, inoltre, l’identificazione e la lettura delle informazioni memorizzate sul senza la necessità di alcun contatto, attraverso l’utilizzo di appositi lettori.

La tecnologia offerta da Actalis è conforme alle norme internazionali che stabiliscono gli standard di qualità per i microchip impiegati nei passaporti elettronici.

Giorgio Girelli,  direttore generale di Actalis, ha commentato con entusiasmo il conseguimento del contratto di fornitura. “Siamo molto soddisfatti di aver ottenuto questo incarico…  è la dimostrazione di quanto siano valide ed affidabili le soluzioni che proponiamo al mercato”.

Fonte: techeconomy.itLink

Passaporti elettronici, Actalis vince la gara del Poligrafico

IDENTITA’ DIGITALE

L’azienda del gruppo Aruba si aggiudica la commessa annuale per la fornitura di un milione di microchip per la realizzazione di documenti elettronici contactless basati su tecnologia Rfid

Un milione di passaporti elettronici. Questa la commessa affidata ad Actalis, società del Gruppo Aruba specializzata in servizi e soluzioni per la sicurezza online e firma digitale, che ha vinto la gara indetta dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato per la fornitura di microchip per la realizzazione di un milione di passaporti elettronici. L’affidamento della commessa durerà 12 mesi.

All’interno degli inlay per microchip saranno memorizzate, in forma digitale, le informazioni sull’intestatario del documento, ma anche i dati relativi all’utilizzo del passaporto e la firma digitale dell’autorità che lo ha rilasciato, conferendo così un elevato livello di sicurezza e riducendone il rischio di contraffazione.

La tecnologia fornita da Actalis è conforme alle norme Iso 14443 e Iso 10373-6 e alle specifiche Icao (International Civil Aviation Organization) che definiscono gli standard di qualità dei microchip “contactless” per i passaporti elettronici, riconosciute a livello mondiale. Il sistema RFId consente di identificare le informazioni memorizzate all’interno del microchip in modo automatico grazie all’utilizzo di appositi lettori, in grado di agire a distanza.

Giorgio Girelli,  direttore generale di Actalis, ha dichiarato: “Siamo molto soddisfatti di aver ottenuto questo incarico: sapere che i passaporti elettronici dei cittadini Italiani saranno realizzati con le nostre tecnologie ci rende estremamente orgogliosi. La  nostra crescita continua nell’ambito delle tematiche della “Digital Identity” è la dimostrazione di quanto siano valide ed affidabili le soluzioni che proponiamo al mercato, da oggi a servizio anche dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato”.
Fonte:

Una Donna e il futuro del mondo

Questa donna si porta appresso il futuro del mondo. E’ stata assunta da due giovani turchi.

 

Ho scelto quest’immagine, e la notizia che il messaggio annuncia, perchè mi sembra che rappresenti una eccezionale sintesi che ben rappresenta i mali d’Europa e ci mostra inequivocabilmente come, in questo momento, in tutto il pianeta, sia in atto una volontà politica di non risolvere un bel nulla.
La donna che vedete in bacheca è una normale modella professionista, scelta apposta per catturare l’attenzione. E’ stata consigliata da esperti pubblicitari e mi auguro davvero che possa portare fortuna.
Ciò che conta è l’oggetto che la donna sta trascinando.
Sembra una normale grande valigia.
Non lo è.
Vediamo un po’ se riuscite a indovinare.
Osservate con grande attenzione l’immagine prima di proseguire nella lettura e cercate –se vi riesce- di capire che cosa sia.
E’ un oggetto che potrebbe risolvere diversi problemi molto seri nella vita di tutti.
E’ il frutto dell’investimento di idee, merito, competenza tecnica di due europei.
E’ il risultato di studi molto seri realizzati in una grande città italiana.
L’oggetto misterioso ha avuto un enorme successo, durato 48 ore.
Poi, è stato deciso e scelto di silenziarlo.
Ecco di che cosa si tratta.
“E’ un’automobile”. Continua a leggere